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Scherzare col fuoco

Regia di Burt Reynolds vedi scheda film

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La recensione su Scherzare col fuoco

di maso
5 stelle

 

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Reynolds si autodirige in un neo noir non proprio memorabile ed originale ma dimostra comunque di essere un uomo di cinema valido davanti e dietro la macchina da presa.

Il suo personaggio, lo Stick del titolo americano, è un delinquente pieno di risorse ma non cattivo che ha appena scontato 7 anni di galera e ritorna a Miami principalmente per riconciliarsi con la figlia adolescente e prendere le distanze dalle vecchie frequentazioni non in linea con la legge ma come si sa il lupo perde il pelo ma non il vizio e in seguito ad una consegna di denaro sporco andato a male si fa nemici una cerchia di trafficanti di droga di origine latinoamericana più uno locale viscido e psicolabile con i quali si scontrerà per tutto il film.

Sceneggiatura diseguale con momenti riusciti e battute a vuoto, nella messa in scena Reynolds azzecca i personaggi buoni ovvero Segal nei panni di un biscazziere simpatico del quale diventa autista e la Bergen suo avvocato che sviluppa con Stick una liason che funziona grazie all'affiatamento fra una vecchia volpe come Burt e una bella quarantenne come Candice alla quale non manca certo la classe, non funzionano invece i cattivi che sembrano davvero delle macchiette stereotipate e Durning grasso dal lungo capello rosso in camicia hawaiana è poco minaccioso e alquanto ridicolo ma su questo versante c'è un personaggio riuscitissimo ovvero Moke il killer albino interpretato dallo stuntman di lungo corso Dar Robinson al quale si deve anche la riuscita della sequenza più bella del film nella quale precipita da un terrazzo del decimo piano di un palazzo e il tutto viene ripreso dall'alto e sul fondo del precipizio non si intravedono reti o gonfiabili per attutire la caduta tanto che si ha proprio l'illusione che stia cadendo davvero nel vuoto e in effetti è ciò che avvenne, l'effetto fu ottenuto con una speciale imbracatura con cavi invisibili brevettata da Robinson che gli permetteva di rallentare la caduta.

La produzione alla prima visione rimase molto delusa del lavoro di Reynolds che considerava troppo soft per un attore noto nel genere action e lo costrinse a girare altre scene poi inserite in un nuovo montaggio del film che è quello giunto al grande pubblico ma interpellato sull'argomento Reynolds dichiarò che se si vuole capire qual'era la sua idea originale per questo film basta soffermarsi sulla prima parte e considerare poco la seconda ed effettivamente lo showdown finale è poco emozionante sottotono e ovviamente scontato, più bella per ritmo e regia la sequenza del primo scontro a fuoco nella palude ad inizio film dove Reynolds dimostra di non essere uno sprovveduto come regista, pessima invece l'idea di far scorrere i titoli di coda sulla sequenza finale perchè scollegano in anticipo lo spettatore dal film: dovevano partire sul freeze frame del bacio fra Reynolds e la Bergen.

Il titolo italiano è tipico di quando i produttori non sanno che pesci pigliare per rendere appetibile un film al mercato nostrano: "Scherzare col fuoco" in questo caso non è il massimo ma ha una certa connessione con il personaggio di Stick che in più di una occasione si tira fuori dai guai proprio utilizzando in maniera più o meno massiccia il fuoco vedi la fuga dagli scagnozzi del boss trafficante quando appicca un incendio nella palude o quando liquida un mastodontico tirapiedi rovesciandogli alcool addosso con la minaccia di essere bruciato vivo.

La musica di Barry de Vorzon e le atmosfere tipiche di certo cinema anni ottanta lo includono in un universo filmico dove troviamo pellicole come Vivere e morire a Los Angeles di Friedkin, 8 milioni di modi per morire di Ashby e serie TV di successo come Miami Vice.

La figlia di Stick è interpretata da Tricia Leigh Fisher, sorellastra di Carrie qui al suo esordio.

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