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Schindler's List

Regia di Steven Spielberg vedi scheda film

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La recensione su Schindler's List

di maso
7 stelle

Lo spettacolo dell'olocausto messo in mostra da Spielberg.

La sensazione che ho sempre avuto nell'osservare "Schindler's List" è di stupore e disgusto per l'incubo che raffigura ma anche perplessità per il tono scelto nel raccontarlo.

La storia di Oskar Schindler benestante direttore di una fabbrica di vasellame a Cracovia che scopre di avere una coscienza durante la crescente follia nazista esercitata contro gli ebrei nei sei anni che incendiarono l’Europa e salva dandogli lavoro nella sua fabbrica un migliaio di perseguitati è trasposta con grande maestria da Spielberg attraverso un imprescindibile bianco e nero che da alle sue immagini una impronta documentaristica a mio avviso irrispettosa verso quei documentari in cui i corpi consumati della gente non sono dei manichini a dieta ma gente che ha davvero subito tutte le angherie e le sofferenze imposte dai nazisti invasati di onnipotenza, non lo so…. Potrei passare da matto, o essere accusato di scarsa sensibilità ma a me sembra che abbia giocato, più di una volta ho constatato come il tono in molte scene è sbagliato, come qualche personaggio abbia un impatto su di me che non dovrebbe avere, per esempio secondo voi qual è il personaggio più affascinante del film? E’ Schindler con il suo retorico pistolotto finale? E’ forse Stern che non si incazza mai neanche in privato sotto gli occhi di nessuno? Per me ne il primo ne il secondo ma bensì l’aguzzino Amon Goeth interpretato da Fiennes, primo perché mi piace un casino qualsiasi cosa fa questo attore e secondo perché Spielberg gli concede troppo spazio, ci fa sapere troppo di lui, lo trasforma da mostro a tenero innamorato che vuole invecchiare con la sua compagna E-B-R-E-A ed inevitabilmente è sbagliato il tono, nella scena in cui i bambini cercano un nascondiglio avverto poco pathos e ai miei occhi appare più un nascondino che si fa con gli amichetti in una tinozza di merda, non noto nei loro volti nausea e disgusto perché Spielberg sbaglia nuovamente il tono.

Nella scena della camera a gas fa un altro scherzo di cattivo gusto secondo me giocando con le coronarie dei personaggi e con la sensibilità di noi spettatori che esclamiamo in un sospiro di sollievo “Aaahhh era solo una doccetta” Sto cazzo!

Sentite la testimonianza del personaggio interpretato da Richard Widmark in “Judgment at Nuremberg” di Stanley Kramer nel momento in cui parla delle docce a gas: sulle immagini vere di quella mostruosità la sua voce trema e non da addito a dubbi in proposito della sostanza fuoriuscita dagli augelli, di conseguenza anche in questa sequenza Spielberg sbaglia clamorosamente il tono, fa anche un virtuosismo un po’ bruttato lì ma di grande effetto con la piccina con il cappottino rosso che stacca nel grigiore e riappare stesa su un carretto pieno di corpi, almeno non sbaglia il tono, sapete secondo me dove lo ha beccato in pieno?

Nella scena dell’operaio che fa i cardini rapido come un fulmine: l’espressione dell’attore è azzeccata perché ha proprio l’aria di uno che pensa “Ma che cazzo vogliono sti quattro crucchi di merda dalla vita mia?” e il tutto si accentua nel momento in cui Goeth gli rovescia sotto gli occhi la cassetta con quattro cardini a dimostrazione che non ha poi lavorato tanto quella mattina e la disperazione gli deforma il viso, il tutto poi crolla quando Goeth e i sui tirapiedi fanno cilecca in continuazione con le pistole inceppate e si cade nella commedia tanto quanto ci sono caduto io raccontando questa scena ed enunciando la frase “Ma che cazzo vogliono sti quattro crucchi di merda dalla vita mia?....visto come è facile sbagliare il tono.

Che cosa sto cercando di farvi capire in questa mia review? Che un argomento così delicato se rappresentato in maniera troppo diretta e grafica rischia di galleggiare sul ridicolo proprio perché manca di rispetto a ciò che è stato veramente; ho amato tanti film sull’olocausto tutti molto più di questo: il già citato “Vincitori e vinti”, “Amen” di Costa Gavras, "Il pianista" di Polansky che il ghetto lo visse in prima persona e lo descrive senza un briciolo di indulgenza, “La vita è bella” che è un film imperfetto dove però Benigni ha azzeccato il tono alla grande, “Reunion” di Shatzberg, l’immenso “Zwartboek” di Veroevhen ed il recente “This must be the place” son tutti film diversissimi fra loro e meno premiati ed elogiati di quello di Spielberg ma hanno il pregio di voler sviscerare l’olocausto senza descriverlo per come è stato dal di dentro o all’interno dell’obiettivo di Spielberg impeccabile ma atono.

Quello che salva il film secondo me sono le buone intenzioni non il risultato e nemmeno i premi.

La colonna sonora

Lo score più brutto di Williams secondo me.

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