Espandi menu

cerca
Chiamami col tuo nome

Regia di Luca Guadagnino vedi scheda film

Recensioni

L'autore

AlbertoBellini

AlbertoBellini

Iscritto dall'8 febbraio 2015 Vai al suo profilo
  • Seguaci 38
  • Post 1
  • Recensioni 155
  • Playlist 1
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Chiamami col tuo nome

di AlbertoBellini
8 stelle

locandina

Chiamami col tuo nome (2017): locandina

 

“Un'opera visivamente stupefacente, in grado di evocare il magistero di Renoir e la carnalità contadina di Bertolucci. Un commosso romanzo di formazione che ribadisce il primato della seduzione e del desiderio. Un film sontuoso e intimo, segreto e libero, che afferma la maturità di Guadagnino come autore nel cinema italiano contemporaneo”; si è espresso così il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani in merito a Call Me by Your Name, ultima fatica di un autore italiano che con l‘Italia, per quanto concerne la carriera di cinematografaro, non ha mai avuto buoni rapporti. C‘è chi lo ritiene un talento incompreso, e chi invece preferisce non averne a che fare in alcun modo. Personalmente, non ho mai bistrattato Luca Guadagnino. Al contrario, mi sono sempre approcciato al suo cinema con interesse, talvolta catturato dalle immagini che in qualche modo pronunciavano il mio nome. Reputo A Bigger Splash un’opera meravigliosa – nella quale è presente una delle sequenze più belle del cinema contemporaneo –, Io sono l’amore un gran bel dramma e Melissa P. un lavoro poco riuscito, che nonostante tutto ha lasciato un lievissimo segno dentro di me (Protagonists, ahimè, mi manca). C’erano dunque molte aspettative per Call Me by Your Name, arrivato nel bel paese solo ora, ma che ha girato il mondo in lungo e in largo, capitando in più e più festival sin dal gennaio dell’anno passato. Il film di Guadagnino è un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di André Aciman, dal quale il regista parlemitano si è preso diverse, personali libertà, come spostare la vicenda dalla riviera ligure alla Lombardia (o, "da qualche parte nel nord Italia") e anticiparla temporalmente nel 1983, anziché nel 1987. 
Call Me by Your Name può essere considerato la conclusione di una trilogia, inaugurata con Io sono l’amore e proseguita con A Bigger Splash, incentrata sul desiderio. Qui il desiderio è di (e per) Elio, un diciassettenne ebreo italoamericano, il cui padre, professore di archeologia, ospita ogni anno uno studente straniero per lavorare alla sua tesi di post dottorato. L’83 è il turno di Oliver, ventiquattrenne americano, che trascorrerà l’estate con Elio e la sua famiglia. Quest’ultimo, dal carattere introverso, inizialmente non vede di buon occhio l’esuberante ospite, con il quale sembra avere ben poco in comune, ma col il trascorrere del tempo, i due giovani iniziano a frequentarsi e conoscersi, scoprendo un lato di sé sino ad allora sconosciuto (o forse represso).

 

Secondo Guadagnino, nel 1983 un’epoca volgeva al termine e ne iniziava una nuova, complice la salita al potere politico di Craxi, la dipartita di un gigante del cinema come Luis Buñuel e di un decadimento culturale. Insomma, il mondo stava cambiando, ed insieme a lui il protagonista di questa splendida novella, la quale ci pone con leggerezza di fronte non ad un amore omosessuale, ma all’amore; al desiderio, per l’appunto. Al desiderio non solo di un corpo nudo come sculture greco-romane, ma al desiderio (e necessità) di scoprire se stessi, di fiondarsi alla ricerca del proprio io, di comprendersi e lasciarsi comprendere. Call Me by Your Name è anche e sopratutto un film sulla crescita, fisica ed interiore, capace di affrontare un tema – nonostante tutto delicato – senza l'utilizzo di filtri, senza alcun timore. Non si avverte un minimo di tremolio da dietro la macchina da presa, ma anzi, si percepisce la forza, il bisogno e, di questi tempi, il coraggio di inscenare, nonché l’infinito amore nei confronti di ciò che si vuol raccontare – senz’altro, grazie anche alla magnifica scrittura di James Ivory. Guadagnino si lascia guidare dai suoi maestri, fra tutti Éric Rohmer, Jean Renoir e Bernardo Bertolucci (sono molti i riferimenti a Stealing Beauty in particolare), proseguendone il pensiero, plasmondolo ed unificandolo al proprio. Se da una parte si potrebbe accusare Guadagnino di essere fin troppo legato ai nomi che mai omette di citare, quasi ossessivamente, dall’altra non si può che premiare la capacità di creare un proprio, personale percorso, passo dopo passo, con l’ausilio di chi ha lasciato un segno indelebile nella storia. 

Quando Guadagnino parla di suoni e sound design si riferisce ad essi come ad un’attività di artigianato. Il cinema stesso può essere considerato artigianato, dopotutto. Una forma d’arte che chi va a produrla deve prima pensarla e poi lavorarla. Questo è uno di quei casi in cui il regista svolge anche il lavoro di scenografo (in compagnia di Samuel Deshors e della decoratrice Violante Visconti, nipote di Luchino), imbastendo la storia in una villa seicentesca disabitata, la principale coprotagonista. Le musiche sono parte fondamentale del racconto, come sono fondamentali per un adolescente, insieme ai libri e alle serate passate a ballare con gli amici. Di queste se ne è occupato Sufjan Stevens, il quale ha composto i due meravigliosi brani originali Mystery of Love e Visions of Gideon, che accompagna durante i titoli di coda Elio nel suo straziante e destabilizzante stato; prova attoriale, quella di Timothée Chalamet, che ha dell’incredibile, come ha dell’incredibile Armie Hammer e la sua sensualmente profonda voce, rendendo la visione in lingua originale la sola ed unica opzione (anche perché col doppiaggio si andrebbe a perdere completamente l’alternanza di idiomi, dall’inglese al francese e all’italiano, e persino al dialetto lombardo). Da citare inoltre il bravissimo Michael Stuhlbarg, che interpreta il padre di Elio, e Esther Garrel (sorella di Louis) in un ruolo fondamentale e commovente.

Per molti Call Me by Your Name rappresenta la consacrazione di Luca Guadagnino; per il sottoscritto è invece la conferma di trovarci di fronte ad un grande autore, che ha detto molto e che ha ancora tanto da dire. Un film meraviglioso, che andrebbe visto e rivisto, custodito e difeso ad ogni costo.

(Ti prego, Luca carissimo, soddisfa questo mio desiderio: regalaci un musical)

 

Armie Hammer, Timothée Chalamet

Chiamami col tuo nome (2017): Armie Hammer, Timothée Chalamet

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati