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Primo amore

Regia di Dino Risi vedi scheda film

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La recensione su Primo amore

di Baliverna
7 stelle

Un uomo alle soglie della vecchiaia si prende una sbandata per una ragazza. Il fuoco del desiderio gli offusca la vista e l'udito; non vede lei è veramente e non sente i campanelli d'allarme.

Devo dire che mi è piaciuto, con qualche distinguo sul finale. Ugo Tognazzi era già pratico nella parte del uomo adulto (o anziano, come qui) che si prende una sbandata per una ragazza giovane. Mi riferisco agli altri due film “La voglia matta” e “La bambolona”, entrambi da vedere, secondo me. E' evidente che la parte gli sia congegnale, perché questi personaggi gli sono sempre decisamente riusciti.

La sceneggiatura mi sembra qui ben calibrata, con dialoghi mai banali, che spesso alludono senza dire apertamente, e forse per questo incidono di più. Indovinato trovo anche il lieve umorismo di cui è cosparso il film, e le tante battutine divertenti o acidule disseminate nei dialoghi. Dino Risi fa la buona scelta di raccontare tutto con misura ed attenzione per i particolari, Certe sequenze sono ben costruite proprio per il loro essere sottotono e senza enfasi, come quella al ristorante per camionisti o alcuni incontri della ragazza con certi strani suoi conoscenti, con i quali ha ambigui ed indefinibili rapporti. Se moglie bella ti fa fare sentinella, per una come quella non basta un intero drappello di guardie, e il povero protagonista inizia una partita persa in partenza.

Quanto ai personaggi, penso siano ben definiti. Il personaggio di Tognazzi è basato su un buon equilibrio tra spavalderia e miseria, velleità e autoinganno. La Muti, dal canto suo, è proprio tagliata per la parte (qualcuno sa se sia stata doppiata?). Tra l'altro, una meno che bellissima avrebbe fatto sembrare l'intera trama non plausibile. Trovo interessante il suo personaggio. Non è una cinica profittatrice, ma solo una che vive come le va e le gira in quel momento, tradimenti compresi, ma senza cattiveria. E' cosciente però del suo ascendente sugli uomini, e da ciò in qualche modo viziata e abituata a fare quello che vuole. La sua pecca sta proprio nel non porsi il problema delle conseguenze involontarie delle sue azioni sugli altri.

L'episodio dell'autobus verso la fine mi è sembrato un po' troppo “forte”, patetico. Secondo me si potevano evitare certi eccessi, senza tuttavia cambiare la trama o finale amaro. Un po' come il finale de “I mostri”, di cui penso la stessa cosa. Ma sappiamo che Dino Risi il dentino avvelenato ce l'aveva, che che ogni tanto spuntava.

Bellissima la scenata davanti agli ambulanti di frutta e verdura. Mi ricorda quella di Depardieu in giardino in “La signora della porta accanto”:

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