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C'era una volta in America

Regia di Sergio Leone vedi scheda film

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La recensione su C'era una volta in America

di bufera
8 stelle

Dopo la triade del dollaro,C’era una volta il West e Giù la testa, Sergio Leone,attraverso un lavoro di preparazione durato circa 13 anni, coinvolgendo diversi sceneggiatori e come sempre avvalendosi della collaborazione musicale di Ennio Morricone, che con le sue colonne ha sostenuto e arricchito la quantitativamente  modesta  produzione del  regista brutalmente narrarrativo ed epicamente celebrativo della storia dei pionieri del Far West americano,arrivò C’era una volta in America (1984).Questa volta egli voleva celebrare l’epopea del gangsterismo tra gli anni venti e il 68 attraverso la storia di amicizia, tradimenti, amori e competizione tra due ragazzi ebrei di New York, Noodles (Robert De Niro) e  Max (James Wood) malavitosi fin da piccoli,  protagonisti di eventi  comuni e poi divergenti per la carcerazione di Noodles che, ancora ragazzo, uccide un capobanda per vendicare un loro piccolo amico. Uscito dopo 10 anni di galera, adulto,  Noodles si riavvicina a Max ma nulla è più come prima. Noodles è un impulsivo e sentimentale, ma spesso incapace di manifestare i suoi sentimenti ,arrivando a violentare la ragazza che ha sempre amato, dopo una memorabile serata a Venezia e perdendola così per sempre,mentre Max è determinato, ha le idee chiare e pochi sentimenti,  arrivando a simulare la sua morte per aggressione della polizia,chiamata per evitare il peggio da Noodles, per poi anni dopo rivelarsi vivo e senatore,anche se in cattive acque e costretto a suicidarsi. Questa massa di eventi ,personaggi e colpi di scena viene narrata in un tempo lunghissimo (circa quattro ore), non sempre facili da sostenere ma necessarie a permettere l’andirivieni dei flash back, numerosi e importanti, per cui dato che Noodles è oppiomane e il film iniziacon un suo risveglio da un sonno-sogno in una fumeria e finisce con il personaggio alla stessa  eta’ che sorride beato in una simile locazione, si può pensare, e lo stesso Leone lo ha ammesso, che si tratti di un sogno sotto l'effetto dell’oppio che è allucinogeno con visioni  sia del passato che del  futuro. Questa teoria rende il film più comprensibile e poetico ,con l’aiuto delle musiche di Ennio Morricone, le ottime interpretazioni di De Niro e James Scott, le ambientazioni, i costumi e la fotografia di Tonino Delli Colli. Di Sergio Leone ritroviamo lo stile teatrale della lentezza di certe sequenze che alzano il tono del racconto, ma non è bastato a guadagnargli un consenso ampio come avrebbe dovuto essere dopo tutto l’impegno, il lavoro e le risorse impiegate per realizzarlo.

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