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Tutti a casa

Regia di Luigi Comencini vedi scheda film

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La recensione su Tutti a casa

di supadany
8 stelle

Durante un processo di cambiamento, soprattutto se innescato ex abrupto e all’interno di una condizione estremamente problematica, le tanto sospirate opportunità sono accompagnate in parallelo da incognite pronte a sferrare un colpo in qualunque momento, anche a tradimento. D’altronde, se da una parte c’è chi non vede l’ora di cogliere la palla al balzo, assecondando le sopraggiunte indicazioni o gli spazi vuoti determinati dalle stesse, dall’altra c’è chi fa strenuo ostruzionismo, rifiutando di guardare avanti, di chiudere con il passato, con tutto quanto credeva essere destinato a durare sine die.

Tutti a casa, un titolo che risuona come un proclama, un invito – purtroppo, beffardamente - rassicurante, delinea e descrive un quadro d’epoca frastagliato e travagliato, una breve e sfuggente parentesi di speranza che lo stesso film non può che spazzare via, sospinto dal famoso senno del poi, di quanto sappiamo poi essere (ancora) successo, accompagnando i suoi alfieri dalla padella alla brace.

Veneto, 8 settembre 1943. In seguito all’annuncio dell’armistizio, i soldati italiani sono allo sbando, travolti dall’entusiasmo così come impreparati ad affrontare quanto sta per accadere.

Il sottotenente Alberto Innocenzi (Alberto SordiUna vita difficile, Un borghese piccolo piccolo), in fuga con i suoi uomini dopo una feroce rappresaglia tedesca, si ritrova abbandonato dagli stessi alla prima occasione. Con un gruppetto variabile di compagni di viaggio, cercherà di rientrare a casa, in quel di Roma.

Lungo il loro tragitto, dovranno fare i conti con una realtà avversa, che non ha alcuna intenzione di soddisfare i loro sogni di pace e tranquillità.

 

Alberto Sordi

Tutti a casa (1960): Alberto Sordi

 

Tutti a casa è la vetta artistica di Luigi Comencini (su queste pagine ha il voto medio più alto della sua intera cinematografia, superiore anche ai più popolari Le avventure di Pinocchio e a Lo scopone scientifico), conseguita con pieno merito in virtù di una equilibrata commistione di umori e toni, sovrapposti con continuità, all’insegna di una qualità indiscutibile.

Sceneggiato a otto mani, scritto da Age & Scarpelli (I soliti ignoti, C’eravamo tanto amati), Marcello Fondato (A mezzanotte va la ronda del piacere, …altrimenti ci arrabbiamo!) e dallo stesso regista Luigi Comencini, si catapulta nel bel mezzo di una delle fasi più buie e drammatiche della nostra Storia, quando si aprì un pertugio di speranza, poi precocemente soffocato spegnendo gli speranzosi moti entusiastici di chi non desiderava altro che tornare a casa per abbracciare i propri cari e ricominciare a vivere.

Dunque, attraversa da nord a sud, dal Veneto fino a Napoli, un paesaggio martoriato, ancora lontano dalla tanto auspicata ripartenza e destinato a subire ancora per tanto tempo i colpi di coda di un feroce conflitto, costellando il tragitto con movimenti/volti/gesti/atti emblematici di quanto stava avvenendo, nonché dell’istinto di sopravvivenza, delle abilità e dei difetti umani, che affiorano in tutta la loro franchezza specialmente quando è indispensabile badare al sodo.

Di conseguenza, offre un’istantanea suscettibile, efficace e puntuale che, in qualche modo, guarda anche oltre il frangente selezionato (a quel connubio di vizi e virtù rappresentati dalla commedia italiana), perseguendo con estrema coerenza, e senza prendersi alcuna sosta superflua, un filo conduttore contraddistinto da un crudo realismo, imbeccate - formulate ed esposte - a memoria, stilettate precise e anche sortite esilaranti.

Una mistura pregiata e calibrata, che Alberto Sordi impreziosisce attingendo a tutto il suo innato carisma (La grande guerra risale solamente a un anno prima), dominando la scena in lungo e in largo. Un autentico uragano, incontenibile in tutte le varie sfumature richieste dal suo personaggio, obbligato più volte a cambiare il suo sguardo su quanto gli accade attorno.

 

Alberto Sordi, Serge Reggiani

Tutti a casa (1960): Alberto Sordi, Serge Reggiani

 

In sintesi, Tutti a casa è un’opera da non farsi mancare, dotata di un impressionante tasso di coinvolgimento, nonché di significative riflessioni. Radiografa il dramma della guerra, che non guarda in faccia a nessuno, mantenendosi in movimento continuo tra l’incudine e il martello, con un combinato disposto che individua, configura e mantiene un miracoloso bilanciamento delle componenti che esprime, ulteriormente valorizzato da un protagonista in stato di grazia.

Tra peripezie e tragedie, contrappunti e capovolgimenti in corso d’opera, istanze collettive e priorità individuali, scaltrezza e risorse umane, auspici e realtà, moralità e contraddizioni, picchi e variabili.

Aspro e beffardo, autorevole e disincantato.

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