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Non si sevizia un paperino

Regia di Lucio Fulci vedi scheda film

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La recensione su Non si sevizia un paperino

di cheftony
6 stelle

Quando mi ritrovo a scrivere di Lucio Fulci mi sento sempre un po' in difficoltà. Perché? Il regista romano era sicuramente avanti sui tempi e ha dimostrato lungo la sua carriera di essere un regista poliedrico, firmando opere dapprima comiche, poi western, thriller, erotiche e infine horror/splatter, cimentandosi inoltre nei generi fantasy e parodistico. Ciò che generalmente non mi convince nei suoi film è la messa in scena, la trama o la recitazione, come mi è capitato con L'aldilà e Quella villa accanto al cimitero.

Non si sevizia un paperino è senz'altro un film intelligente e coraggioso, ambientato in un paesino della Lucania (anche se parlano tutti siciliano) profondamente turbato dagli omicidi di tre dodicenni e ancora così arretrato e superstizioso da incolpare una bizzarra fattucchiera (la bellissima Florinda Bolkan) e da ricorrere al linciaggio come unica espressione di protesta. In questo contesto, i carabinieri e un giornalista indagano sulle morti di questi ragazzini che frequentavano tutti la parrocchia del giovane don Alberto; tali indagini sono parzialmente depistate dallo strano comportamento di una giovane riccona milanese...
Se la storia perde presto la propria forza di coinvolgimento, Fulci tiene degnamente su la baracca mostrando un ambiente devastato dal profondo degrado intellettuale e morale, avanzando audaci temi come i rapporti superstizione-violenza e buoncostume-Chiesa e girando alcune scene davvero da ricordare, su tutte il linciaggio a suon di catenoni della maciara sospettata degli omicidi sulle note di una canzone di Ornella Vanoni, che crea un effetto straniante e magnifico. Per contro, Marc Porel offre una prova un po' ingessata, Barbara Bouchet "recita" malamente come fosse in uno dei suoi film erotici ed alcune scene non mi hanno convinto: ne è un esempio il finale, dove Fulci insiste sul volto scarnificato dalle rocce, scena che riprende anche nell'incipit di Sette note in nero.
E' sempre il solito discorso: Fulci non mi lascia indifferente, ma mostra al contempo una tecnica eccelsa, intuizioni geniali e banalità sconcertanti. Sufficiente.

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