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Il sorpasso

Regia di Dino Risi vedi scheda film

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La recensione su Il sorpasso

di passo8mmridotto
8 stelle

Di questo grande successo di Dino Risi si è detto e parlato tantissimo.

Superlativo nel contesto della commedia all'italiana, "Il sorpasso" è a tutti gli effetti una seria critica sociale e di costume rivolta al mitico boom degli anni sessanta, costellato di miserie e splendori che il regista ha saputo raccontare con dosata severità nei confronti del protagonista Bruno e con un velato sentimento di pietà verso Roberto, il giovane universitario pieno di belle speranze, destinato a essere la vittima sacrificale di un ferragosto "diverso", trasgressivo e vuoto di principi morali.

Roma. Mattina del ferragosto 1962. La città è deserta. Bruno (Vittorio Gassman), quarantenne ossessionato dalla voglia di vivere furiosamente ogni istante della sua esistenza con la sua aria spacconesca e inconcludente, è alla ricerca di un telefono.

Incontra Roberto (Jean-Louis Trintignant), che gli consente di utilizzare il telefono di casa sua.

Poco dopo, i due sono a bordo della Lancia B24 Aurelia di Bruno, in viaggio verso nord senza una meta precisa.

La scorribanda si conclude, dopo tante vicende più o meno esaltanti, con la tragica morte di Roberto, finito con la Lancia Aurelia in fondo a una scarpata, per un sorpasso azzardato che manda fuori strada la vettura.

Bruno, uscito illeso dall'incidente, dichiara alla Polizia di non conoscere il cognome del suo occasionale amico.

Vediamo ora come Dino Risi, autore del soggetto, arrivò alla realizzazione del film.

Il primo a leggere il copione fu Marcello Girosi, produttore dei film di De Sica e Rossellini, che diede parere negativo.

In seconda battuta, Mario Cecchi Gori accettò di finanziare la pellicola, ma pretese che gli sceneggiatori fossero Ettore Scola e Ruggero Maccari. Risi accettò, partecipando comunque alla sceneggiatura.

Per la parte di Bruno, si pensò ad Alberto Sordi, che si godeva il successo di "Una vita difficile".

Albertone lesse il copione, e rifiutò l'offerta, intuendo che la figura di Roberto lo avrebbe in qualche modo prevaricato, man mano che la storia andava verso il tragico epilogo.

Risi puntò allora su Vittorio Gassman, che era nella scuderia di Mario Cecchi Gori.

Gassman a quei tempi non era proprio popolare, reduce dal fiasco solenne di "Anima nera" di Roberto Rossellini.

Uomo di teatro, era considerato nel cinema attore "antipatico".

Il film uscì in anteprima a Roma, al Cinema Corso: spettatori una cinquantina. Pareva un flop, il personaggio Gassman nelle locandine allontanava la gente, poi cominciò a funzionare il passaparola, e fu grande successo. Cecchi Gori investì circa trecento milioni di lire e incassò oltre due miliardi.

Sorvoliamo sulla bravura di Gassman e Trintignant, una "strana coppia" per un successo perfetto.

Nella storia trovano spazio (poco) una luminosa Catherine Spaak, Claudio Gora, Luciana Angiolillo e altri.

La colonna sonora è di Riz Ortolani. Un ruolo importante riveste il clacson tritonale della B24, un vero tormentone.

Alfio Contini dirige la fotografia, splendido bianco e nero che risalta le espressioni e i primi piani di Gassman e Trintignant.

La direzione di Risi è come sempre di grande impatto emotivo. In verità, Risi aveva pensato anche a un altro finale in alternativa:

Roberto, esasperato dalla esuberante e eccessiva invadenza di Bruno, lo uccide.

Mario Cecchi Gori gli impedì di girere questo finale, per questioni economiche.

Dennis Hopper, alla presentazione del suo "Easy Rider - libertà e paura", affermò di avere preso spunto da quei due uomini sulla strada de "Il sorpasso". Mi piace pensare che si sia divertito nel vedere la scena in cui i due passano davanti a un'auto in panne di alcuni giovanisacerdoti che chiedono aiuto. Bruno esclama: "Frates non abemus criches. Desolatus".

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