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Zulu

Regia di Cy Endfield vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Zulu

di YellowBastard
7 stelle

Piccola nota di storia: la guerra anglo-Zulu del 1879, combattuta tra l’esercito britannico e i guerrieri Zulu sulla pianura costiera alle pendici dei Monti Drakensberg, nello Zululand in Sud Africa, fu una piccola guerra coloniale tra le molte durante il regno della Regina Vittoria e dalla durata di appena sei mesi ma incluse una delle più devastanti ed umilianti sconfitte dell’Impero britannico (Isandlwana, 22 gennaio 1879) e, nell’arco di appena poche ore, della più eroica e valorosa prova di eroismo dello stesso esercito e per la quale vennero assegnate contemporaneamente ben 11 Victoria Cross (Rorke’s Drift, 22/23 gennaio 1979).

 

Zulu (1964) | film freedonia

 

Una storia del genere non poteva non trovare l’interesse del cinema e fu così infatti che sulla base dell’articolo Slaugher in the Sun del giornalista e saggista inglese John Prebble, pubblicato nel 1958 dalla rivista Lilliput, venne messa in produzione una pellicola

Coinvolto il regista/sceneggiatore Cy Endfield, americano ma auto-esiliatosi in Gran Bretagna per sfuggire alla lista nera, che si occupò anche di scriverne la sceneggiatura insieme allo stesso Prebble, il film neo-colonialista uscì nelle sale nel 1964 diventando subito un cult movie, godendo della reputazione di uno dei più importanti film d’azione degli anni’60 e lanciando, specie in Inghiltera (ma non solo) la Zulumania,

 

Ma fu anche simbolo di rivalsa e di auto affermazione per molti uomini di colore.

Scorsese, autore nel 1982 di una retrospettiva cinematografica, ricordò di averlo visto al RKO Palace di Manhattan negli anni’70, in quanto il film arrivò negli USA sono nel ‘69, e che la maggior parte del pubblico entusiasta, principalmente formato da gente di colore, faceva un tifo indiavolato (e non certo per gli inglesi) mentre nello stesso Sud Africa dove fu girato fu proibito ai neri di vederlo per molti anni per non alimentare eventuali rivolte.

 

Zulu: With Some Guts Behind It — Cineaste Magazine

 

Il film è anche il debutto al cinema di un giovane e promettente attore inglese, Michael Caine, scoperto dallo stesso protagonista della pellicola, Stanley Baker, anche produttore del film, che lo impose al regista dopo averlo visto in scena a teatro nella commedia La prossima volta che canterò per tè.

Inizialmente doveva interpetare Harry Hook, un soldato indisciplinato e imboscato, ruolo poi affidato a un suo caro amico, James Booth, ma per Endfield aveva un aspetto troppo aristocratico per quel ruolo e lo scelse per interpretare invece un giovane ufficiale dall’aria snob e superficiale che durante il film rivelerà invece di essere fatto di tutt’altra pasta.

Inutile dire che Caine surclassa il povero Baker ogni volta che appaiono in scena insieme.

A far parte del film, oltre a Baker, Booth e lo stesso Caine, anche Jack Hawkins, Nigel Green e, unica donna, Ulla Jacobsson.

 

 

Girato nelle stesse location che videro la vera battaglia (più o meno) il film nasce cercando la maggiore accuratezza storica possibile all’epoca, annoverando, tra gli altri, il vero leader della Nazione Zulu dell’epoca, Buthelezi, a interpretare il capo degli Zulu, nonchè suo bisnonno, Re Cetshwayo (quello in cima alla collina che roteando il bastona in aria impartiva gli ordina al suo esercito) e una vera principessa Zulu come consulente storica.

I balli e i canti, in guerra e non, degli Zulu del gruppo Bantù sono assolutamente autentici come anche le tattiche militari sia degli uni che degli altri in una ricostruzione senza troppi fronzoli e il più autentica possibile, nonstante certe licenze che il cinema come tale comunque si prende.

Per esempio il prete della Missione utilizzata come ospedale di retroguardia dalla guarnigione inglese (e formata principalmente da soldati gallesi), non era affatto contrario alla sua difesa a oltranza come è piuttosto improbabile la sua presenza durante lo scontro (e sicuramente non era presente la figlia in quanto, presubilmente, non era neppure in Sud Africa).

Inoltre non vi è alcuna traccia nei resoconti di attriti tra gli ufficiali per le decisioni di comando, sfruttata invece nel film per caratterizzare maggiormente i suoi due protagonisti ed aumentare ulteriormente la drammaticità della situazione.

Il film inoltre non è stato realizzato esattamente nello stesso sito della reale battaglia ma a pochi chilometri di distanza.

Anche il numero dell’esercito Zulu non è corretto ma è, stranamente, al ribasso. Si parla nel film di più di quattromila guerrieri Zulu ma in realtà il numero probabilmente era più vicino alle seimila unità.

Infine priva di fondatezza la scena dell’assalto finale all’alba del secondo giorno in quanto molto semplicemente gli Zulu si ritirarono in ossequio al coraggio e all’ordore mostrato dai loro nemici nella difesa della missione.

 

Non la solita apologia della guerra, Zulu è invece la più classica delle storie d’assedio (immediatamente il pensiero non può che correre a quella di Alamo e alla sua concluzione diametralmente oppostra) senza troppi fini moralistici ne intenti forzatamente didascalici, volutamente avventurosa e senza pregiudiziali ma con l’unica intenzione di raccontare una storia (una buona storia), anche in modo semplice (ma non banale) e con bravi attori ma di quelle che si raccontavano una volta e che oggigiorno si è perso la voglia di fare.

Forse perchè presi dalla voglia di raccontare chissà che cosa e con chissà quali iperbole e per chissà quale imperantivo morale, dimenticando forse che, a volte, una storia perchè valga qualcosa è sufficiente raccontarla e basta.

 

 

VOTO: 7

 

NOTA:

Nell’1979, anno del centenario della battaglia di Isandlwana (persa dagli inglesi e che precedette gli eventi raccontati in Zulu), si decise di produrre un film per celebrarla, in un vero e proprio "prequel" di questa pellicola, e venne chiesto a Cy Endfield di partecipare ma questa volta soltanto come sceneggiatore mentre la regia viene affidata invece a Douglas Hickox, al suo ultimo lavoro cinematografico (dopo continuò a lavorare solo in televisione).

I protagonisti del primo Zulu non vi parteciparono, chi per ritrosia della stessa produzione (Stanley Baker si propose ma non venne preso in considerazione) e chi perchè già impegnato altrove (Michael Caine, che stava girando in California L’inferno sommerso di Irwin Allen) ma Zulu Dawn potè permettersi comunque di attori del calibro di Peter O’Toole, Burt Lancaster, Bob Hoskins e Denholm Elliot  ottenendo anche un discreto successo, seppur non paragonabile a quello di Zulu.

 

 P.s. Doveva esserci anche John Hurt in Zulu Dawn ma le autorità sudafricane confondendolo con John Heard, noto attivista anti-apartheid, gli negarono all’ultimo il visto di entrata.

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