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Il comune senso del pudore

Regia di Alberto Sordi vedi scheda film

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La recensione su Il comune senso del pudore

di LorCio
6 stelle

Rodolfo Sonego, “cervello di Alberto Sordi” per dirla alla Tatti Sanguineti (tra l’altro: libro fondamentale da leggere assolutamente), sosteneva che fosse una delle peggiori regie di Sordi. Quale sia la peggiore regia di Sordi è difficile dirlo, più che altro per le tantissime candidature. Da un punto di vista squisitamente tecnico, Il comune senso del pudore conferma certamente i mille limiti del regista Sordi, che non ha né un guizzo né un’idea nel mettere in scena se stesso e in secondo luogo la storia. Tuttavia è uno dei più imprevedibili ed imprevisti stracult dei suoi anni settanta: una critica sì moralista e “borghese” ma anche sfacciata ed autonoma alla centralità del sesso nella vita degli italiani post contestazione, attraverso un’antologia di bozzetti interclassisti. Se Sordi attore ritorna al burino di mezz’età con moglie paffuta (Rossana Di Lorenzo, che è l’anello di congiunzione tra la Sora Lella ed Anna Longhi) scandalizzato dalla proliferazione di film pornografici, Sordi autore (?) trova una vena interessante negli altri tre episodi, stranamente dominati dalla presenza di attori di un certo lignaggio (cosa rarissima nel cinema sordiano): a parte la strana coppia Cochi Ponzoni e Florinda Bolkan nel gag sull’oscurantismo e le fregole sessuali di Claudia Cardinale propaggini di Signore e signori, è nell’ultimo sketch sul cinema che il discorso trova un suo senso grazie all’ottimo apporto di Philippe Noiret.

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