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Una vita al massimo

Regia di Tony Scott vedi scheda film

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La recensione su Una vita al massimo

di sasso67
4 stelle

Allora, se non ricordo male è andata più o meno così. Il giovane aspirante regista Quentin Tarantino, sconosciuto ai più, scrive una sceneggiatura, immatura come sono spesso i primi tentativi anche di uomini di genio, e nessuno se la fila. La rifiutano un po’ tutti. Siamo alla fine degli anni Ottanta. Nel frattempo, nel 1992, il giovane Quentin riesce a dirigere “Le iene”, arrivato in Italia prima come “Cani da rapina”, senza che nessuno se lo filasse. Riproposto qualche tempo dopo con il titolo che ormai tutti conoscono, il film diventa un “cult”, grazie soprattutto al passaparola dei cinefili, prima che venga apprezzato un po’ da tutti, nonostante la (o grazie alla) forte dose di violenza contenuta. In quel periodo la sceneggiatura rifiutata da tutti viene proposta da un produttore al regista Tony Scott, proveniente dalla gavetta del videoclip, già autore di diversi lungometraggi, tra i quali il blockbuster di successo “Top Gun” con Tom Cruise. La scelta non potrebbe essere più infelice: il copione di Tarantino sarà anche immaturo, ma è quanto meno originale, poiché non si limita a raccontare una storia, ma la spezzetta in frammenti concatenati, senza rispettare l’andamento cronologico, nel modo in cui saprà girare magistralmente “Pulp Fiction”. In mano al fratello di Ridley Scott, il film diventa una cosa informe e banale, con personaggi poco credibili e che inspiegabilmente scompaiono (come il mafioso di Christopher Walken), chiacchiere insulse che non si amalgamano con la materia trattata, episodi gratuiti e un finale zuccheroso che tradisce l’originale tarantiniano. Qualche scena funziona, e secondo me la migliore non è quella del dialogo tra Christopher Walken e Dennis Hopper – comunque ben congegnata – ma quella dell’irruzione della polizia nella stanza d’albergo dove si svolge la compravendita della cocaina, dove tutti i poliziotti urlano insieme e non si capisce niente. Quando, poi, arrivano i mafiosi, il copione propone, in maniera più confusionaria, il geniale “triello” di “Le iene”. Nonostante che Tarantino abbia più volte dichiarato di ammirare il lavoro fatto da Scott, si tratta di un’occasione sprecata.

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