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A 30 secondi dalla fine

Regia di Andrej Konchalovskij vedi scheda film

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La recensione su A 30 secondi dalla fine

di Ghenesios
8 stelle

L’azione come pretesto per lo studio dei caratteri umani. Runaway Train (da un soggetto di Akira Kurosawa) parte come dramma carcerario, ma non cessa di esserlo nemmeno quando la trama vira verso una corsa contro il tempo, dentro un treno senza macchinista (metafora sottintesa alla narrazione) sparato verso una fine da definire. Il nichilismo, la ferocia e l’alienazione alimentati dentro una gabbia non scompaiono una volta fuori, la libertà non è solo fuga, ma esige un cambiamento. In questo modo il “luogo” assume significato più allegorico e spirituale che materiale e ciò preclude alla vita chi ha imparato a tenere i propri confini a portata dei nostri sensi, adattandosi quasi in simbiosi con essi. Un animale cresciuto in gabbia, seppur forte e coraggioso, messo in libertà nel suo habitat naturale ha meno chance di sopravvivere di quante non ne avesse durante la prigionia. Jon Voight matura questa consapevolezza durante la folle corsa del treno, momenti che diventano l’occasione per scavare in profondità dentro anime umane profondamente diverse e, per questo, con destini che saranno completamente differenti. In mezzo si sviluppa la caccia all’uomo del direttore del carcere, inadatto alla vita quanto i detenuti che lui disprezza e soggioga, e i tentativi di fermare il treno da parte di uomini d’ufficio mossi più da motivi opportunistici che da altruismo e bontà verso il prossimo. Un ritratto cupo di un mondo dominato da odio, sentimenti di sopraffazione e pressappochismo generale.

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