Come andare da Rovigo a Ferrara. La strada in effetti è piuttosto breve, di quelle che ti fanno proprio dire: già che siamo qui, arriviamo anche fin lì. Il detto dice che chi ha fatto trenta, tanto vale faccia anche trentuno. Io dico che è come andare da Rovigo a Ferrara, che alla fine sono meno di 30 chilometri in linea d’aria, fondamentalmente sono la stessa cosa, ma a Ferrara si mangia molto meglio. A Hollywood dicono: abbiamo già fatto il ricicciamento – e ne è venuta fuori una delle serie tv inedite in Italia più belle del 2022 – tanto vale fare anche l’Universo condiviso. Perché no. È una faccenda riuscita così bene con le proprietà intellettuali della Marvel, cosa dovrebbe andare storto con quelle di Anne Rice? È solo necessario far finta di non avere a che fare con una fiumana di romanzi che parlano di vampirismo e stregoneria (e fin qua nulla di male) infarciti fra due belle fette di incesto, violenze, pedofilia, necrofilia e altre crudeltà varie ed eventuali che, effettivamente, si può presumere siano il passatempo preferito di esseri soprannaturali, immortali e anche ammanicati con il demonio.

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Mayfair Witches

Questa settimana siamo qui per dirvi che l’Anne Rice’s Immortal Universe è, da qualche giorno, una realtà che esiste per davvero e non solo nei feticci di chi sogna di essere un vampiro ma è troppo anziano per Twilight. Oddio. A essere onesti l’Universo condiviso di Anne Rice esisteva già, visto che le due saghe principali della sua sconfinata bibliografia – le Cronache dei vampiri e il Ciclo delle streghe Mayfair – già si incrociavano in più di qualche romanzo (per la precisione tre). Solo che adesso siamo in televisione, vuoi mettere? Questo sì che è un universo condiviso come si deve, ovvero che ci fa fatturare come dei draghi. Mica i libri. Ormai i romanzi sono buoni giusto per rubare qualche idea già pronta e per fare bella figura con gli ospiti grazie a una vasta libreria di cui ho letto solo le barzellette di Totti, che comunque se ne stanno nascoste in bagno, pronte alla bisogna. Dopo il gran bel ricicciamento di Intervista col vampiro, dunque, arriva sul piccolo schermo – chiaramente sempre a opera dei tipi di AMC, il che fa prospettare una possibile distribuzione Sky – anche la saga che ha per protagonista l’antica linea matriarcale di streghe della famiglia Mayfair; e arriva con un episodio introduttivo che, oltre a essere discretamente valido (seppur meno mesmerizzante dell’esordio di Intervista col vampiro), grida fortissimo ALLEGORIA. Una storia di streghe che è in realtà il racconto dell’emancipazione di una donna, sballottata dalla volontà altrui per tutta la sua esistenza e che adesso ha la possibilità di prendere finalmente in mano le redini della sua vita.

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Mayfair Witches

Rowan Fielding (Alexandra Daddario) è una giovane donna all’apparenza felice e indipendente: vive su una barca a motore su cui si fa i giretti quando c’ha le balle storte, si porta a letto chi vuole quando vuole e manda avanti la sua vita con discreto successo e altrettanta serenità. Ci sono un paio di problemi, però. Il primo è che Rowan è stata adottata quando era in fasce e non ha la minima idea di chi siano – e soprattutto da dove provengano – i suoi genitori biologici. Questa faccenda la turba anzichenò, dal momento che la fa sentire spaesata, incompleta e priva di una vera e propria casa (hai capito adesso perché l’hanno fatta stare su una barca? Occhiolino occhiolino e ancora ALLEGORIA).

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Mayfair Witches

Il secondo problema è che Rowan è una brillante neurochirurga. Fin troppo brillante, verrebbe da dire. Ma verrebbe da dirlo solo a uno che fa il tifo per il patriarcato ed è d’accordo con il vecchio e arrogante primario di Rowan, che la tratta con condiscendenza e paternalismo forte solamente di un pisello bianco fra le gambe (rigorosamente: flaccido) e di una posizione di potere che gli permette di essere tranquillamente stronzo con chi è più debole di lui. E questa è una cosa che fa imbestialire Rowan. La fa imbestialire talmente tanto che, quando la misura è colma e le viene addirittura rinfacciato di essere troppo scarsa nel fingere la giusta deferenza, in un impeto di rabbia si immagina di far schioppare un’arteria cerebrale del primario e puf!, come se niente fosse il vecchio cade a terra morto stecchito. C’è qualquadra che non cosa.

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Mayfair Witches

Quel qualquadra, nel frattempo, ci viene raccontato a fuoco lento da un flashback, che scopriamo essere tale solo nel finale di puntata. È la storia di Deirdre, adolescente di New Orleans tenuta fondamentalmente prigioniera nella diroccata casa coloniale dell’austera zia, che la lascia libera solo per andare a confessarsi. La prigionia informale è dovuta a Lasher, misterioso, affascinante e inquietante figuro che visita Deirdre e le sussurra le cose sconce. Una sera, per esempio, la invita a fregarsene e a ribellarsi, proprio come faceva un tempo sua madre prima di morire a causa di un capitombolo sospetto. Lasher suggerisce a Deirdre di mettersi in ghingheri e andare a visitare lo zio, bon vivant dall’aria un po’ laida che ogni sera ospita una festa diversa. La ragazza, anche manipolata dal parente, viene sedotta da un coetaneo sconosciuto, perde la verginità e rimane incinta. Da qui in avanti si entra in un territorio che è scontato per gli appassionati dei libri, ma che è meglio lasciare intonso per i nuovi arrivati.

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Mayfair Witches

Mayfair Witches l’hanno ideata e scritta in collaborazione Michelle Ashford, già creatrice di Masters of Sex (oltre che delle lussuose miniserie John Adams e The Pacific), e la romanziera, poetessa e sceneggiatrice Esta Spalding. Si sente che la serie ha alle spalle cotanti curricula, vista la quantità di lavoro extra che è stata aggiunta al materiale di partenza per creare una cornice narrativa più adatta al racconto televisivo. La doppia linea temporale del pilota – che rimane enigmatica fino alla fine dell’episodio – funziona molto bene agli occhi di chi non ha letto i romanzi di Rice ed è un buon modo per essere introdotti al vasto folklore della famiglia Mayfair.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per FilmTv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.