L’anno cinematografico che ha da poco volto al termine ha portato sugli schermi (grandi e piccoli) italiani più di uno sguardo femminile su quello che è il genere maschile per eccellenza, il western. La sincronia è curiosa, e traccia una tendenza: per Kelly Reichardt, il cui bellissimo First Cow è stato distribuito su MUBI, si tratta di una frequentazione di lunga data con la Frontiera e la rivisitazione dei cliché di genere; un curriculum al West lo ha pure Chloé Zhao, che con il suo viaggio nei paesaggi d’America in Nomadland ha segnato la stagione cinematografica e quella dei premi, aprendo le danze di un’annata che ha infilato un record di statuette per le registe; è solo all’opera seconda, invece, Mona Fastvold, che con Il mondo che verrà ha messo al centro dello schermo e dell’azione due donne, e il loro amore impossibile, sullo sfondo dell’edificarsi patriarcale di una nazione.

Frances McDormand
Frances McDormand

Tre esempi di rilettura di un “pacchetto” di elementi dell’immaginario western, che dalle carovane di van di Nomadland alla faticosa vita rurale di Il mondo che verrà fino all’emancipazione economica dai coloni inglesi di First Cow vanno a toccare nodi cruciali della tradizione del genere, ma rileggendoli in chiave disincantata e queer: il mito della fondazione che affonda le radici nell’ipocrisia e nell’avidità, il ritratto del meltin’ pot che rivela l’indisponibilità all’integrazione culturale, il Sogno americano come grande autofiction americana e illusione collettiva.

Vanessa Kirby, Katherine Waterston
Vanessa Kirby, Katherine Waterston

Reichardt e Fastvold in particolare scelgono di rivolgere l’obiettivo su due coppie di outsider impossibili da assorbire nel tessuto della nazione nascente: i due imprenditori/amici/conviventi di First Cow compongono un nucleo anticonvenzionale il cui possibile legame omoerotico è solo uno degli elementi che, insieme alla provenienza straniera e all’attitudine pacifista, li rende difformi dalla norma che va costituendosi; lo stesso vale per la coppia saffica di Il mondo che verrà, un legame fondato su condivisione, parità e ambizione, che tenta per un breve illusorio periodo di strappare due donne a un destino di produttività coatta, riproduzione e accudimento.

John Magaro, Orion Lee
John Magaro, Orion Lee

Ora c’è un altro tassello di questa rilettura del western, un mélo in costume che Jane Campion ha girato nella natia Nuova Zelanda, facendone una “controfigura” del Montana: Il potere del cane, primo film originale Netflix di produzione neozelandese, è la trasposizione dell’omonimo romanzo di Thomas Savage ed è valso alla 67enne autrice, di ritorno su grande schermo dopo 12 anni di assenza, il Leone d’argento per la migliore regia alla Mostra di Venezia 2021.

Jane Campion
Jane Campion

I protagonisti di Il potere del cane sono i fratelli Burbank, ereditieri e proprietari di un ranch, dall’indole opposta e dall’inconciliabile visione del mondo: tanto George è mite, gentile e incapace di violenza, quanto Phil è prepotente, dedito al bullismo e insofferente verso stili di vita diversi dal suo. L’attrito fra i due uomini raggiunge il suo apice quando George sposa la non più giovanissima locandiera Rose, diventando così il patrigno del di lei figlio adolescente, Peter, efebico e studioso, dai modi eleganti ed effeminati. Phil dichiara una guerra fredda e instancabile al neonato nucleo familiare, trasferitosi al ranch; esasperando i tratti virili e minacciosi del suo carattere e della sua fisicità, crea una tensione continua, fatta di confronti aperti, di piccoli e grandi dispetti, di dichiarazioni ostili, per rendere inospitale alla donna e al ragazzo la vita su quello che lui considera il suo terreno.

Benedict Cumberbatch
Benedict Cumberbatch

Phil Burbank è interpretato da un Benedict Cumberbatch in piena missione trasformista: acquisito, da britannico, l’accento statunitense di un ranchero del Montana di inizio Novecento, è rimasto nel personaggio per l’intera durata delle riprese, fumando abbastanza sigarette da subire un avvelenamento da nicotina e scegliendo di non lavarsi, proprio come Phil, e di mantenere il minimo indispensabile di comunicazione col compagno di set Jesse Plemons, che interpreta suo fratello. Ossessionato dal cowboy che è stato il suo mentore e il suo modello di vita, Bronco Henry, Phil incarna lo stereotipo dell’uomo tutto d’un pezzo della Frontiera, nato per sovrastare e dominare il suo pezzo di terra e chiunque ci passi sopra, un self made man che del Sogno americano crede di avere le uniche redini e che è stato cresciuto con il mito di una virilità rude e bidimensionale, che non accetta debolezze o sfumature. In realtà, però, come ogni film di Jane Campion, anche Il potere del cane è la storia di un’attrazione, del collidere di due mondi, di uno scontro culturale e sociale che affonda nella carne. La storia di una colonizzazione dell’anima, di un rapporto sbilanciato tra le parti e di una breccia impossibile - e destabilizzante - nell’ordine prestabilito delle cose.

Questo era la passione tra la muta scozzese Ada e il maori onorario Baines in Lezioni di piano, simboleggiata da quel pianoforte trapiantato nella selvatica vegetazione della Nuova Zelanda; così come il distruttivo clash culturale della giovane americana Isabel Archer nel Vecchio mondo di Ritratto di signora; così pure la danza di “deprogrammazione” e di scambio di ruoli tra i protagonisti di Holy Smoke, o l’attrazione fatale fra legge e crimine di In the Cut, poi bissata dalla serie Top of the Lake. Una danza sensuale e conflittuale è quella che si instaura tra Phil, esemplare muscolare e aggressivo della potenza fallica del mito della Frontiera, e Peter (interpretato dall’ex enfant prodige australiano Kodi Smit-McPhee), giovane dalle ambizioni intellettuali, appassionato di musica, fiori di carta e calzature sportive, proiettato verso un tempo futuro in cui gli speroni e la prepotenza di Bronco Henry non sono che reliquie da museo.

Tra i due si innesca un balletto di repulsione e seduzione che Campion filma con la sua consueta maestria nell’incastonare i corpi attoriali all’interno di paesaggi indocili e imperturbabili di fronte alle umane miserie: gli spazi sconfinati della Frontiera si richiudono nella distanza tra due esemplari di uomo opposti e inconciliabili, nella tensione epidermica tra le loro posture, dove si gioca il futuro di quella grande nazione. Una seduzione che è anche erotica: Phil esplicita la sua omosessualità nel feticismo per la figura e gli oggetti appartenuti a Henry, e la sua ostilità verso il matrimonio del fratello nasconde la rabbia per la propria condizione di autoimposta solitudine.

Benedict Cumberbatch, Kodi Smit-McPhee
Benedict Cumberbatch, Kodi Smit-McPhee

Il suo orientamento sessuale è quanto di meno tollerabile nel panorama iper mascolino dell’America rurale di inizio XX secolo, e Phil combatte una guerra tutta interiore fra un’identità autentica e quella imposta dal contesto in cui vive, utilizzando Peter, la sua delicatezza femminea che risalta come una bizzarra eccezione nel loro mondo ruvido e conformista, come capro espiatorio per mettere alla gogna una diversità più palese, una presunta difformità su cui puntare il dito.

Nel continuo spostarsi e slittare di ruolo di questo passo a due minaccioso ed erotico si delinea però una realtà che Campion fotografa con la lucidità che contraddistingue il suo cinema, sempre affilato anche quando dispiega a tutto campo la potenza emotiva della messa in scena: Phil, col suo inconfessabile desiderio segreto, è una macchia sulla campitura nitida e bigotta della nazione degli Stati Uniti d’America, è un diverso, un’alterità non accettabile, al pari dei nativi americani che compaiono brevemente nel film, e la cui marginalità è un dato assodato. La sua fede di cowboy vecchia scuola nei presunti valori del Nuovo mondo è tradita dalla forza più aggressiva e più dominante di una eteronormatività rappresentata dal matrimonio tra George e Rose (interpretata da una dolente, bravissima Kirsten Dunst, compagna di Plemons anche nella vita), dalla fertilità e dalla convenzionalità della loro unione socialmente accettabile.

Kirsten Dunst
Kirsten Dunst

E Peter, il giovane femmineo tutto cervello e senza muscoli, incarna perfettamente l’uomo nuovo di quel nuovissimo mondo: ambizioso e glacialmente calcolatore, proiettato verso un futuro dove a cinturoni e stivali si sostituiscono jeans nuovi fiammanti e scarpe da tennis, è lui il futuro, lui il volto nuovo, rassicurante e ripulito degli States. La Frontiera riparte da lui, che per proteggere la sacralità dell’unione di sua madre col marito - una famiglia tradizionale, una classica famiglia americana - è disposto a tutto, anche a eliminare dal quadro ciò che li minaccia. Espellere la diversità, sradicare il difforme, è ciò su cui i coloni hanno fondato la loro idea d’America, riducendo il diverso a eccezione da ghettizzare e sfruttare; Phil, relitto-cowboy con il cuore nel passato e una sessualità non socialmente accettabile, non si accorge che il Sogno americano l’ha già scavalcato, e che per quelli come lui non c’è posto nella grande narrazione statunitense. Il Nuovo mondo andrà avanti senza di lui; la Frontiera ha ripitturato i suoi steccati e riposto i suoi fantasmi negli armadi, ed è pronta a raccontare nuove storie di autoassoluzione sotto i cieli tersi del Montana.


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Autore

Ilaria Feole

Ilaria Feole è nata nell’anno di Il grande freddo, Il ritorno dello Jedi e Monty Python – Il senso della vita e tutto quello che sa l’ha imparato da questi tre film. Scrive di cinema e televisione per Film Tv e Spietati.it. È autrice della monografia Wes Anderson - Genitori, figli e altri animali edita da Bietti Heterotopia.

FILMOGRAFIA

locandina Il potere del cane

Il potere del cane

Drammatico - Regno Unito 2021 - durata 125’

Titolo originale: The Power of the Dog

Regia: Jane Campion

Con Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons, Kodi Smit-McPhee, Frances Conroy, Thomasin McKenzie

Al cinema: Uscita in Italia il 17/11/2021

in streaming: su Netflix

locandina Il mondo che verrà

Il mondo che verrà

Drammatico - USA 2020 - durata 98’

Titolo originale: The World to Come

Regia: Mona Fastvold

Con Vanessa Kirby, Katherine Waterston, Casey Affleck, Christopher Abbott, Andreea Vasile, Ioachim Ciobanu

in TV: 27/05/2022 - Sky Cinema Due - Ore 09.15

in streaming: su Tim Vision Prime Video

locandina Nomadland

Nomadland

Drammatico - USA 2020 - durata 108’

Titolo originale: Nomadland

Regia: Chloé Zhao

Con Frances McDormand, David Strathairn, Charlene Swankie, Linda May

Al cinema: Uscita in Italia il 29/04/2021

in streaming: su Disney+ Infinity Prime Video

locandina First Cow

First Cow

Drammatico - USA 2019 - durata 121’

Titolo originale: First Cow

Regia: Kelly Reichardt

Con John Magaro, Orion Lee, Toby Jones, René Auberjonois, Scott Shepherd, Ewen Bremner