Carrie. Lo sguardo di Satana è tratto dal primo romanzo di Stephen King, pubblicato nel 1974 all’inizio senza troppo successo (la prima edizione vende 13 mila copie). Piano piano si fa strada l’idea che possa essere un capolavoro e lo legge Brian De Palma, tra i primi a capirne la portata. Tramite il suo agente acquista i diritti per il cinema e incarica Lawrence D. Cohen, amico di Martin Scorsese, di scrivere una sceneggiatura.

La United Artists crede fino a un certo punto al progetto e concede un budget di appena un milione e 600 mila dollari, cresciuto a un milione e 800 a fine riprese. Troppo poco per poter realizzare lo script, che De Palma è costretto a riadattare, semplificando il finale (nel libro, una volta compiuta la strage nella palestra della scuola, Carrie torna a casa distruggendo mezza città: alla fine il body count di cui parla King è di circa 400 persone uccise). Il risultato è un ibrido magnifico, il punto di contatto tra il barocchismo visivo da filmmaker sperimentale del regista e l’horror d’allora di pura serie B.

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Sissy Spacek e William Katt nella scena clou di Carrie. Lo sguardo di Satana


Mi riferisco alla pastosità dell’immagine, così umorale e putrescente, opera di un direttore della fotografia italoamericano, Mario Tosi, con già nel curriculum il becero ma godibile Frogs di George McCowan (1972). L’apice visivo di Carrie. Lo sguardo di Satana è la lunga sequenza della festa di fine anno durante la quale la protagonista e Tommy (William Katt, Ralph supermaxieroe) vengono incoronati regina e re ma scatta la trappola della compagna di scuola invidiosa interpretata da Nancy Allen. Un secchio pieno di sangue di porco cade sui due ragazzi colpendo in testa Tommy (che nel libro muore) e lordando la povera Carrie. Spietata vendetta, ma si arriva alla scena introdotti da un lungo ralenti che, sebbene non coincida letteralmente con la sua soggettiva, descrive perfettamente lo stato d’animo d’enfasi sospesa, di felicità centellinata perché inattesa.

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Una scena di Carrie. Lo sguardo di Satana


La fanciulla perseguitata, considerata dalla madre figlia del demonio, che ha scoperto con le prime mestruazioni di avere enormi capacità telecinetiche, è diventata una regina, addirittura, e va verso l’incoronazione come in una fiaba “in flou”. Poi scatta la furia cieca, De Palma ricorre allo split screen, il quadro sezionato in due mostra momenti coincidenti in porzioni di spazio differenti: da una parte Carrie coperta di sangue che rivolge i propri occhi assassini verso uomini e cose, dall’altro l’effetto del suo sguardo, distruzione e morte, con questa idea sublime degli idranti che il potente getto d’acqua eleva al cielo come serpenti immondi.

In una intervista del 2010 Stephen King, non sempre indulgente con le trasposizioni cinematografiche dei suoi libri, definisce Carrie. Lo sguardo di Satana «un buon film» benché «datato», quando rivisto oggi risulta ancora potente proprio per la messa in scena barocca di De Palma, che appartiene soprattutto a lui e solo in parte a un tempo (gli anni ‘70) e a un cinema (l’horror). Il film fu un successo, incassò quasi 34 milioni di dollari, contribuì a rendere Stephen King (pagato per la cessione dei diritti appena 2.500 dollari) scrittore di culto e permise al regista di realizzare un altro titolo del medesimo filone - Fury (1978), il suo più sottovalutato - con ben altro budget e un cast di serie A (John Cassavetes, Kirk Douglas più un parterre di caratteristi americani anni ‘70 da far tremare i polsi, oltre a Amy Irving “traghettata” proprio da Carrie).

Il valore aggiunto dell’opera sono Sissy Spacek e Piper Laurie nei panni della mostruosa madre, entrambe giustamente candidate all’Oscar. La prima come protagonista (vinse invece Faye Dunaway per Quinto potere) e la seconda come non protagonista (assegnato a Beatrice Straight sempre per Quinto potere).

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John Travolta e Chris Hargensen in Carrie. Lo sguardo di Satana

LA SEQUENZA

di Rinaldo Censi


In ogni classe delle superiori esiste sempre la figura della super stronza. Sadica con i più deboli, comprende immediatamente i tuoi punti deboli e comincia un lavoro simile a quello delle termiti, per demolirti partendo proprio da lì. In Carrie - Lo sguardo di Satana questa figura è incarnata da Chris Hargensen, una splendida Nancy Allen. Vessa la povera Carrie ancor più della madre cattolica osservante. Osservante? Diremmo praticante fino al fanatismo. Il capolavoro della stronzissima Chris avviene durante il ballo studentesco. Nascosta sotto alla ribalta insieme al fidanzato, un Travolta pre Tony Manero, ha escogitato un piano diabolico: rovesciare una secchiata di sangue di maiale sulla povera Carrie, appena nominata “reginetta“. Che fatica spronarla a partecipare. La madre non ne vuole sapere. L’insegnante invece insiste (c’è sempre un’insegnante idealista, pronta a farsi carico dei nostri problemi). Anche Sue, l’amica, convince il fidanzato Tommy, un William Katt pre Ralph Supermaxieroe, ad accompagnarla. Così la scena è pronta. È il pezzo forte del film che De Palma gestisce con assoluta maestria dispiegando tutta la sua creatività, variando trovate di messa in scena e articolando i punti di vista.


Carrie e Tommy sono sul palco per ricevere l’acclamazione. Sue, defilata, a lato, sorride felice per la sua amica. Tutta la scena è cromaticamente ineccepibile. Carrie in bianco, il fondale azzurro, i riflessi giallo-verdi, i bagliori rossi. La scenografia della ribalta è illuminata con minuscole lucine, Sue le osserva: a guardar bene, in mezzo alle luci, ondeggia una corda tesa. De Palma accompagna lo sguardo di Sue rivolto lentamente verso l’alto, a seguirla. La musica di Pino Donaggio lascia trapelare qualcosa. La corda finisce su un secchio posato su una trave. Sue si allontana per guardare meglio. Al centro della pista l’insegnante applaude. Il tempo appare quasi sospeso, rallentato. L’insegnante impatta lo sguardo incredulo di Sue. Comprende che sta per accadere qualcosa. Tutta la sequenza è costruita su un perfetto gioco di sguardi. E alla fine, eccolo! Il secchio ora appare ben in vista. Uno stacco in plongée ce lo mostra traballante, proprio sopra la testa della reginetta. Sue osserva un fiocco azzurro che fluttua nell’aria e si posa sopra di lei. Continua a seguire la corda. Noi con lei. Questo movimento di macchina, quasi arioso, termina sotto al palco. Notiamo l’ombra riflessa di due mani che l’impugnano. Ancora pochi attimi e si scatenerà l’inferno.

Autore

Mauro Gervasini

Firma storica di Film Tv, che ha diretto dal 2013 al 2017, è consulente selezionatore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e insegna Forme e linguaggi del cinema di genere all'Università degli studi dell'Insubria. Autore di Cuore e acciaio - Le arti marziali al cinema (2019) e della prima monografia italiana dedicata al polar (Cinema poliziesco francese, 2003), ha pubblicato vari saggi in libri collettivi, in particolare su cinema francese e di genere.

IL FILM

locandina Carrie. Lo sguardo di Satana

Carrie. Lo sguardo di Satana

Horror - USA 1976 - durata 95’

Titolo originale: Carrie

Regia: Brian De Palma

Con Sissy Spacek, William Katt, Piper Laurie, Amy Irving, John Travolta, Nancy Allen

in streaming: su Infinity+ Tim Vision Prime Video

locandina Firestarter

Firestarter

Horror - USA 2022 - durata 0’

Titolo originale: Firestarter

Regia: Keith Thomas

Con Zac Efron, Gloria Reuben, Ryan Kiera Armstrong, Sydney Lemmon, Michael Greyeyes, Tina Jung

Al cinema: Uscita in Italia il 12/05/2022

in streaming: su Infinity Tim Vision Prime Video