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Wayward Pines

2 stagioni - 20 episodi vedi scheda serie

Recensione

Stagione 1

  • 2015-2015
  • 10 episodi

L'autore

mck

mck

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su

di mck
5 stelle

Ci sono Mario Adinolfi, là fuori. E hanno fame, di noi.

 

.I.

Libertà o Sicurezza? L'accento ovviamente è sulla “o”.

Che ameno, piacevole luogo, WayWard Pines: “Le montagne, i pini, lo sguardo di terrore negli occhi della gente...”.

"Before I built a wall, I'd ask to know what I was walling in or walling out."
Robert Frost - “Mending Wall” (in “North of Boston”) - 1914

- “Questo non è un paesino. Questa è una nuova civiltà. Quando è nata l'America c'erano spie ad ogni angolo. I traditori venivano impiccati in strada.”
- “E Stalin spiava i suoi cittadini e li giustiziava proprio come te.”

Ethan Burke (Matt Dillon), un agente dell'U.S. Secret Service (segui i soldi e troverai…), si sveglia in un bosco d'alti pini resinosi con indosso il suo bel completo da MIB (sezione frodi, reati finanziari e falsificazione di valuta) e qualche escoriazione, caracolla sino alla piacevole, tranquilla e ridente cittadina di WayWard Pines, che lo accoglie con tanto di cartello esplicativo all'ingresso (no, tranquilli, la scritta non recita “Population 51.201”), per poi svenire al bar del paese - titoli di testa efficaci con effetto miniature - e risvegliarsi ancora, questa volta in un ospedale, accudito dalle amorevoli cure di Nurse Frau Blücker (Melissa Leo). Di lì a poco si scontrerà con un alto muro elettrificato e trapuntato di filo spinato che apparentemente cinge l'intera cittadina, interrompendosi solo in concomitanza con la presenza delle alte pareti rocciose che la circondano per 3/4, conoscerà un'altra bella barista (Juliette Lewis), incontrerà l'ex partner ed amante (Carla Gugino), più invecchiata di quanto dovrebbe essere, scambierà qualche battuta con lo sceriffo (Terrence Howard) del posto, e riceverà la visita di moglie (Shannyn Sossamon) e figlio giunti sin lì, in Idaho, in ansia per le sue sorti. Toh, ecco pure lo psicologo dell'ospedale (Toby Jones), che si aggira la notte a misurare la crescita di alcune nuove varietà di pini da lui create, coltivate e studiate. E siamo poc'oltre il pilot. 

No telefonia mobile, no televisione, no internet, no computer. Gambe in spalla (o in oldsmobile) e pedalare.

 

[ «Al primo incrocio svolta a destra e prosegui dritto, poi chiedi: la strada è lunga e irta di peric... Co...come sarebbe a dire: "Sono già arrivato, grazie!", eh?» ]

 

.II.

C'è stata una grande [strana] moria delle vacche [dei grilli].

Nel linguaggio matematico (e per estensione scientifico tutto) vi possono essere vari modi per esprimere un concetto, per arrivare ad una soluzione che sia esatta e non errata : quelli giusti e quelli sbagliati, punto.

1.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la retta via era smarrita.
2.
Al gir di boa del comun tracciato itinerario quando
natura volle tagliar dovetti per un ameno bosco
nei pensier mi persi di cernier'armeggiando.
3.
La crisi di mezz'età che coglie tutti un bel dì prese anche me.

I tre esempi sopra riportati più o meno dicono tutti la stessa cosa.
Ma se la prima opzione ci dice che 5+5=10, le altre due affermano che 4+7=10 e 5+6=10 : il risultato torna, ma è il procedimento a divergere incontrovertibilmente di volta in volta, è la strada percorsa per giungere alla meta a cambiare a seconda dei casi. 

 


WayWard Pines” si muove lungo una linea retta che, come tutte le linee rette trasportate nella realtà, viene curvata dalla gravità del tempo, (s)finendo così col compiere (è una qualità, né positiva né negativa, è una restituzione di una parte di realtà) un arco lunghissimo che, terminato il viaggio, la vedrà ricongiungersi a sé stessa, vertice con base, capo con coda : un sé mutato, ma sempre uguale, identico, auto-ripetitivo : i corsi e ricorsi storici, prima una tragedia, e poi una farsa, e poi una fiction di Rai Uno : parte da A e giunge a B - o meglio: parte da A1 e giunge ad A2 -, ma lungo il sentiero si perde più volte, capitombola nel vuoto, smarrisce le coordinate, piglia delle scorciatoie improbabili, improponibili, impresentabili : la meta è raggiunta, e corretta, la morale è condivisibile, e sensata, ma la rotta percorsa è disseminata dei cadaveri di Plausibilità, Coerenza e Sospensione dell'Incredulità.

D'altro canto, vi sono ottimi cliffhanger: una visione dal di qua della barriera, un Sacrificio (sgozzamento in pubblica piazza), un portone che si apre e chiude e una creatura fa la sua prima comparsa, un sacrificio-bis (suicidio) con un'altra apparizione di una creatura, però al di là della barriera, una visione panoramica di WayWard Pines dll'alto, un carillon che suona e un carillon che fa “Bum!”, un'altra breccia...
Mentre vi sono due inizi di episodio con un flash-back che sembra un flashforward e viceversa.

Episodi di stagione scritti dal creatore e showrunner Chad Hodge, dall'autore dei romanzi Blake Crouch, da Rob Fresco, Steven Levenson, Brett Conrad, Patrick Aison e dai Duffer Brothers di “Stranger Things” (gli ep. migliori, “paradossalmente” gli “spiegoni”).
Regie di M. Night Shyamalan (il pilot) - con Hodge e Crouch anche co-produttore esecutivo -, Charlotte Sieling, Jeff T. Thomas, Steve Shill, Tim Hunter, Nimród Antal, James Foley e Zal Batmanglij (“the OA”) - i 2 migliori dal PdV registico.  

 

 

.III.

Ok, perché voi, invece, come lo salvereste, il mondo?

Iniziamo con delle rassicurazioni e con degli avvertimenti : non è - in ordine decrescente d'imbarazzo - “Under the Dome” [Stag. 1: ep. 1, QUI, ed ep. 2-12, QUI], “Jericho” e “Persons UnKnown” (dell'orrido Christopher McQuarrie, il cui azzeccagarbugliato grado d'intervento non-accreditato sullo script di “Rogue One” è solo l'ultimo dei mali), per poi continuare risalendo fino alla sufficienza piena con FlashForward”, the LeftOvers”, “les Reveants” e “Lost”, ma non è neppure “Fringe” e “the Prisoners” (tanto l'originale quanto il remake-reboot), e a chi mi tirasse in ballo il “the Village” shyamalaniano o il “Twin Peaks” lynchano sarebbe il caso che lo facesse a distanza d'internette, che dal vivo rischierebbe grosso.

 

[ Certo che, a 'sto punto, tanto valeva fare paragoni un po' più coraggiosi e pertinenti, non so, tipo: Twin Peaks - Chivasso, Twin Peaks - CivitaVecchia, Twin Peaks - Busto Garolfo... ]


La questione fondamentale è che le premesse (un'oasi, un rifugio, un'arca, un avamposto, una nuova culla per l'umanità) non sono affatto malvagie (non ho letto i romanzi di Blake Crouch che stanno alla base della serie), e persino il finale, per l'appunto, è coerente ed interessante, ma il grosso guaio è che lo svolgimento del tema e lo sviluppo dell'equazione sono pieni di insistiti e insopportabili ammiccamenti spiegonici, da una parte, e da volta faccia, cambi di rotta e giravolte da manuale psichiatrico, dall'altra: il percorso tracciato per andare da A a B, o meglio da A1 ad A2, prevede numerose soste e tappe intermedie nel territorio del “ma che cazzo?!”. Peccato, perché altre meccaniche della serie ingranano bene.

Anche se non sarà certo un accenno della Sarabanda dalla Suite N. 4 in Re Minore per Clavicembalo di Georg Friedrich Händel presa di peso da "Barry Lyndon" e "Redacted" (l'ufficio "illuministico" a nido d'acquila di Pilcher con vista sulla cittadina sottostante) a far pendere il piatto della bilancia a favore della serie. 

 


Purtroppo a non funzionare sono le dinamiche di collegamento tra i Grandi Fatti e i Caposaldi Narrativi: sono i piccoli avvenimenti e le pieghe di raccordo dell'intreccio (i dialoghi, le svolte e giravolte psicologiche, o, per contro, la loro assenza) ad essere, da una parte, e mi si passi questo paradosso che tale non è, inverosimili

- alla fine, per Pam (l'infermiera, sorella del Dr. Jenkins alias David Pilcher, l'Elon Musk / S.R. Hadden della situazione), i volontari facenti parte della missione sin dal principio, che quell'avventura l'hanno costruita e costituita (“quelli come noi, la nostra gente”), non sono sacrificabili, al contrario invece dei rapiti “scelti” (con che criterio non si sa), le balie sentimentali, comportamentali, educative, insomma: i genitori (le persone - sacrificabili - dedite, a loro insaputa, al mantenimento, nelle nuove stirpi e leve di figli e alunni, di quel legame specie-specifico che ci rende civili, sodali, umani) della Prima Generazione, che possono in alcuni casi essere solo ed unicamente esempi e carne da macello, mentre per David tutti sono sacrificabili (il gruppo “A” si era auto-estinto per troppa conoscenza della rivelazione, il gruppo “B”, tenuto all'oscuro, sta per essere terminato (“ritirato”) per la ribellione scatenatasi dal non sapere tutto e troppo poco), e in parte anche la Prima Generazione : e se i dati fossero solo questi sarebbe tutto coerente e comprensibile, il fatto è che per giungere a questa situazione morale si è partiti da premesse ben differenti e l'evoluzione dei personaggi non è stata accompagnata da pezze giustificative plausibili -,

e dall'altra, coincidenti o meno, e viceversa, alcuni tratti di stesura dei dialoghi e di recitazione.

 

 

Melissa Leo (versione Gary Oldman draculesco), Justin Kirk (un piccolo ruolo, ma quant'è bravo), Hope Davis (l'insegnante-ipnotista, diversamente respingente rispetto all'infermiera infernale), Terrence Howard e Toby Jones sono eterogeneamente fantastici. Matt Dillon ha sempre quell'espressione (è un marchio di fabbrica: come per Nicholas Cage a volte funziona, altre no, ma quando funziona funziona alla grande. Qui: hhmmm...ni) - una via di mezzo tra il Jim Carrey di “Dumb and Dumber” e il Bruce Campbell nature - per tutti e 10 gli episodi. Juliette Lewis, per quanto poco rimanga in campo, recita svogliata (ma pur sempre affascinante). Shannyn Sossamon e Carla Gugino fanno quel che possono, ed entrambe han fatto di meglio.

Altra e anzi prima sospensione dell'incredulità che non s'innesca, questa volta però alla base del racconto, è senz'altro quella data dal fatto che, dopo l'avvenuta scoperta da parte di un geniale medico-ricercatore-scienziato, alla fine del XX° secolo (anni '90 del '900), della falla degenerativa insita nel genoma umano (“giustificata” come una non meglio (im)precisata reazione della natura allo strapotere della specie umana sul pianeta Terra, nemmanco sviluppata almeno un poco come in “the Happening”), che ben presto causerà la progressiva ed inarrestabile involuzione-deumanizzazione-regressione degli Homo s. sapiens (gli e le abbies, là fuori), l'umanità tutta, nei decenni (non nei secoli, perché la deriva è stata, va precisato, rapida: anche se...potrebb'essere che nel 2095 la zecca statunitense abbia, molto semplicemente, smesso di battere e coniare moneta metallica...) a venire, non riuscirà a (pro)porre rimedio alcuno a questa involuzione ferina, per quanto rapida essa sia stata. Ma soprattutto: Pilcher e soci, "nel frattempo", sono riusciti a studiare meglio il difetto genomico, hanno sviluppato un rimedio? Perché altrimenti, Prima Generazione o meno, il processo reinizierà ben presto. Processo degenerativo che, criogenesi a parte, in realtà ovviamente non si è, mai, fermato...

 


Tra l'altro, le avvisaglie "Abby" (aberrations) ci son già tutte, già oggi… 

 


Voto: **¾ -. Ripartenza, allora: la seconda stagione, con parziale recasting (ma non sarà ciò ad incidere maggiormente, nel bene o nel male, sulla riuscita o meno dell'operazione), potrà valere **(½) o, più difficilmente, ***(¼).   

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