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Meglio Stanley oppure Orson?
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Meglio Stanley oppure Orson?

Due dei candidati all'ideale titolo di "regista più grande di tutti i tempi" sono senz'altro Stanley Kubrick e Orson Welles. Due geni della settima arte, due virtuosi della macchina da presa, due rivoluzionari della tecnica cinematografica: che cosa li accomuna e cosa li distingue? Ad accomunarli è soprattutto il numero di opere realizzate: entrambi hanno girato "solo" tredici lungometraggi (facendo rientrare nel conteggio per Welles anche "Filming Othello", che però è un documentario, come il precedente "F for Fake"), Kubrick in un arco di tempo che va dal 1953 fino al 1999, anno della sua morte, Welles in un arco di tempo che va dal 1941 al 1978. Per Welles ci sarebbero da aggiungere diversi "incompiuti" come "The Deep", "Don Quixote", "The other side of the wind", di cui ogni tanto si favoleggia una possibile uscita, anche se rimarranno opere incomplete di cui sono disponibili singole sequenze, e che non ha senso rimontare in maniera arbitraria, come è stato fatto per il Don Chisciotte dallo spagnolo Jesus Franco. Per Kubrick, invece, nessun film incompiuto da mettere accanto ai lungometraggi ufficiali, e questo la dice lunga sul modo diverso in cui si sono svolte le rispettive carriere... Ma vediamole un pò più da vicino.
Welles esordisce al cinema nel 1941, all'età di circa venticinque anni, con "Quarto potere", che da parecchi decenni è considerato dalla critica internazionale uno dei film più importanti della Storia del cinema. Welles arriva ad Hollywood con un nome già importante a causa di spettacoli teatrali e trsmissioni radiofoniche di grande successo, come la celebre radiocronaca da "La guerra dei mondi" che aveva scatenato il panico in America a causa della simulazione di un'invasione da parte dei marziani. La RKO gli offre un contratto privilegiato in termini economici e che prevede una libertà artistica completa e Orson riesce così a girare il suo capolavoro d'esordio sulla vita del magnate della stampa Charles Foster Kane. Purtroppo, l'errore fatale di Welles sarà quello di essersi ispirato un pò troppo da vicino alla figura del vero magnate della stampa William Randolph Hearst, che diverrà un suo nemico, dichiarandogli una sorta di guerra privata e causando l'insuccesso commerciale dell'opera, che sarà l'origine delle infinite difficoltà produttive dei film successive. Da allora, Welles non avrà più diritto al "final cut" e già il film successivo, "L'orgoglio degli Amberson", esce in una versione pesantemente mutilata dalla casa di produzione e disconosciuta dall'autore a causa dei tagli e dell'aggiunta di diverse scene non girate da lui (lo stesso si ripeterà in "L'infernale Quinlan" ed altre opere). Nel giro di pochi anni, "Quarto potere" viene portato alle stelle dalla critica a causa delle innovazioni nella struttura narrativa e nell'uso del flashback, nel montaggio e nella fotografia caratterizzata dalla profondità di campo, nonchè nell'uso del piano-sequenza, ma Welles viene gradualmente emarginato da Hollywood dove non riesce più a realizzare i suoi progetti, spostandosi in seguito in Europa. Qui riuscirà a girare film comunque importanti e prestigiosi, soprattutto per quanto riguarda gli adattamenti da Shakespeare di "Othello" e "Falstaff" che la critica considera fra i migliori mai realizzati nell'ampia filmografia derivante dall'opera del drammaturgo inglese, ma il "Wonder boy" dovrà scontrarsi quasi sempre con le limitazioni di budget troppo esigui, di produttori invadenti, di condizioni avventurose in cui si svolsero le riprese dei singoli film, di tagli, rimontaggi e altre interferenze (tanto per fare un esempio, il Falstaff, che pure è considerato un geniale assemblaggio di varie opere Shakespeariane, soffrirebbe nella versione originale di una colonna sonora in cui spesso non si sentono bene le battute di alcuni attori, in cui a tratti gli interpreti recitano fuori sincrono e in cui diverse parti sono doppiate dallo stesso Welles, con un effetto piuttosto confusionario secondo alcuni critici anglofoni). Il bilancio della sua carriera resta certamente glorioso, eppure non si può non pensare che, se "Quarto potere" non fosse incappato nelle ire di Hearst, il grande Orson avrebbe potuto offrire molte più prove della sua genialità e regalare all'arte cinematografica un numero maggiore di capolavori. Vediamo adesso Kubrick.
Stanley Kubrick arriva al suo primo film "Fear and desire" nel 1953 all'età di venticinque anni, come il grande Orson, dopo essere stato fotografo per la rivista "Look" e aver girato alcuni cortometraggi rivenduti alla RKO. Se Welles con "Quarto potere" debuttò con quello che viene ritenuto l'apice della sua carriera, e per molti addirittura il più grande film di tutti i tempi, Kubrick debuttò invece con la sua opera meno significativa, un film di guerra dai toni filosofici che oggi appare molto invecchiato (in tutti i sensi, visto che non è stato mai restaurato) e che lo stesso autore odiò per il resto della sua vita e che arrivò addirittura a far ritirare le poche copie in circolazione, poichè lo riteneva goffo e dilettantistico. Dopo un film noir corretto e a tratti suggestivo, ma nel complesso non eccezionale come "Il bacio dell'assassino", la prima opera significativa è invece "Rapina a mano armata", un piccolo gioiello sempre del noir, originale per la destrutturazione della struttura narrativa, che non a caso sarà lodato dallo stesso Welles e in anni successivi ispirerà anche Tarantino per "Le iene". Il successivo "Orizzonti di gloria" sarà un film di guerra di prim'ordine, ma ancora un fiasco al botteghino, mentre il primo grande successo di pubblico sarà il kolossal epico "Spartacus", che però rientra fra le opere meno amate dall'autore perchè si trattò di un lavoro su commissione e non di un'opera nata da un'ispirazione personale. Per i primi film Kubrick era stato costantemente affiancato dal produttore James B. Harris; il grande successo commerciale di "Spartacus" gli permise una maggiore autonomia e, poichè non aveva assolutamente gradito le interferenze dell'attore Kirk Douglas, che era anche produttore del film, da quel momento in poi pretese il totale controllo artistico dei film che avrebbe realizzato come regista. Per il successivo "Lolita" si trasferì in Inghilterra, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita, lontano da Hollywood, anche se i suoi film continuarono ad essere produzioni americane, quasi sempre finanziati dalla Warner Brothers. Da questo punto in poi Kubrick iniziò a diventare il regista di culto che tutti conosciamo, autore di capolavori assoluti come "Il dottor Stranamore", "2001: Odissea nello spazio" (anche il suo più grande successo commerciale), "Arancia meccanica", "Barry Lyndon", "Shining" e "Full metal Jacket". Col passare degli anni crebbe il suo perfezionismo, la sua maniacalità a tratti ossessiva, tanto che l'intervallo temporale fra i singoli film si fece sempre più lungo, e il regista non avrebbe mai potuto tollerare le interferenze produttive che afflissero la maggior parte dei film di Welles. Quando morì nel '99, poco prima dell'uscita di "Eyes wide shut", era divenuto il regista di culto per eccellenza.
Tornando alla domanda iniziale, meglio Stanley oppure Orson? Premesso che la questione rimane essenzialmente soggettiva, come tutte le valutazioni sui singoli film, io propenderei per Kubrick. Se si analizza la filmografia completa dei due registi, si potrà facilmente dedurre che Kubrick si è mantenuto su livelli di eccellenza pressochè costanti e che il numero di capolavori realizzati è sensibilmente più alto rispetto a quelli di Welles. A mio modesto parere, della filmografia kubrickiana possono essere ritenuti capolavori assoluti almeno il "2001", film-spartiacque del cinema di fantascienza e non solo, "Barry Lyndon", uno dei film più belli in assoluto a livello estetico ma anche pregnante nei contenuti, "Il dottor Stranamore", uno degli esempi più geniali di satira politica, "Shining", il film horror più inventivo e visionario della storia, e naturalmente "Arancia meccanica", una riflessione sulla violenza e il condizionamento che ha influenzato tantissimo cinema a venire. Fra gli altri suoi titoli, si avvicinano al capolavoro almeno "Full metal jacket" (da inserire fra i grandi film di guerra sul Vietnam, per quanto a mio parere perde qualcosa rispetto ai titoli precedenti a causa di una seconda parte in tono un pò minore e dispersiva rispetto a tutta la sezione dell'addestramento a Parris Island), "Orizzonti di gloria" (bellissimo e onesto nella sua requisitoria antimilitarista, a tratti leggermente retorico in alcuni dialoghi) e lo stesso "Rapina a mano armata" (opera giovanile di sorprendente vigore e brillantezza formale, pur non potendo contare sulla perfezione tecnica delle opere successive). Degli altri titoli, restano di un livello senz'altro "Buono" almeno "Spartacus", "Lolita" e "Eyes wide shut", "Discreto" Il bacio dell'assassino, "Sufficiente" Fear and desire.
Per Welles il discorso è diverso. Tutti quelli che lo indicano come il più grande regista del mondo, si basano essenzialmente sull'enorme portata della sua celebratissima opera prima. Guardando al resto della sua produzione, ci si accorge che la sua filmografia non ha gli stessi picchi di genialità di quella kubrickiana, proprio per i motivi esposti precedentemente nella play e derivanti dalle difficoltà produttive di molti suoi film. Un secondo titolo su cui quasi tutti convergono nel gridare al capolavoro è "L'infernale Quinlan", da valutare preferibilmente nella riedizione del 1998, più attinente alla volontà del regista, mentre quella circolante in precedenza e doppiata anche in italiano contiene alcuni elementi spuri e sequenze girate da tale Harry Keller (Carneade, chi era costui? direbbe don Abbondio). "L'orgoglio degli Amberson" rimane un film per molti versi geniale, girato nel periodo di massima creatività dell'autore, ma su cui finiscono per pesare inevitabilmente i dannati tagli voluti dai produttori della RKO, fra cui anche diverse scene non girate da Welles compreso un finale contrario alla sua volontà, che lo spinsero a rinnegare l'opera. Un terzo capolavoro potrebbe essere dunque il "Falstaff" girato in Spagna nel 1965 con un modesto budget, e ritenuto da autorevoli studiosi wellesiani come Joseph McBride, Jonathan Rosenbaum e Peter Bogdanovich il suo grande film della maturità; su di esso finisce per pesare l'ombra delle manchevolezze tecniche ricordate in precedenza, ma resta un film eccellente nella veste figurativa, con pezzi di cinema memorabili come la famosa Battaglia di Shrewsbury, e che può essere apprezzato pienamente soprattutto da chi conosce molto bene le opere del grande drammaturgo inglese. Fra gli altri film, sicuramente "Ottimo" l'adattamento dell'Othello sempre da Shakespeare, definito in genere una versione "sanguigna" e "barbarica" del testo teatrale; Molto buoni l'interessante documentario sui falsari "F for fake" e la versione cinematografica del "Processo" di Kafka, visivamente di grande suggestione per quanto un pò rigido nella sostanza e con alcune scelte di casting sbagliate fra cui il protagonista Anthony Perkins; da considerare almeno "Buoni" il noir "La signora di Shanghai" (contiene alcune sequenze mozzafiato, ma anche certe banalità di sceneggiatura), il "Macbeth" (in genere ritenuto il meno riuscito della trilogia da Shakespeare), "Rapporto confidenziale" (thriller enigmatico con i consueti pezzi di bravura wellesiani, ma un pò troppo spezzettato nel ritmo), "Storia immortale" (metafora del potere dell'arte, affascinante ma non completamente risolta, dove lo stesso Welles interpreta un "cattivo" piuttosto di maniera). Solo "Discreto" il film "Lo straniero" del 1946, un thriller serrato ma che cade un pò troppo nei luoghi comuni, generalmente ritenuto uno dei film meno validi dell'intero corpus wellesiano (non ho mai visto il documentario Filming Othello, ma non credo possa essere giudicato con un criterio affine agli altri film, mentre ho visto il suo cortometraggio d'esordio The hearts of Age, su cui scrissi un Post su Cinerepublic, un breve film estremamente enigmatico e difficile da giudicare).
Dunque, se si potesse per assurdo fare una media aritmetica fra i singoli film, chi risulterebbe vincitore fra i due geni? Secondo me Kubrick. E secondo voi, è meglio Stanley oppure Orson?

Playlist film

Falstaff

  • Drammatico
  • Spagna, Svizzera
  • durata 119'

Titolo originale Campanadas de medianoche

Regia di Orson Welles

Con Orson Welles, Keith Baxter, John Gielgud, Jeanne Moreau, Margaret Rutherford

Falstaff

In Blu-Ray a 12,97 €

altre VISIONI

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Arancia meccanica

  • Grottesco
  • Gran Bretagna
  • durata 137'

Titolo originale A Clockwork Orange

Regia di Stanley Kubrick

Con Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke, John Clive

Arancia meccanica

IN TV Premium Energy

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