La leggenda del Re Pescatore (1991)
Con Robin Williams, Jeff Bridges, Amanda Plummer, Mercedes Ruehl
La trama
Jack Lucas è un disc-jockey radiofonico di grande successo. Seguendone alla lettera gli incitamenti, un suo ascoltatore compie una strage in un locale di lusso. Passano tre anni: Lucas sta con Anne e tira a campare. Conosce Parry, un barbone ed ex professore di storia, ossessionato dalla leggenda del Santo Graal. Parry è impazzito per il dolore dopo la morte di sua moglie, uccisa nella strage che ha cambiato anche la vita di Jack. Il d.j. si sente in dovere di aiutare il nuovo amico e cerca di dargli una mano ad avvicinare Lydia. Deciso a tutto, penetra nel palazzo dove secondo Parry è custodito il Graal (una coppa sportiva, in realtà) e se ne impadronisce. Gilliam scatena il suo genio visionario nella New York contemporanea. I toni della commedia si intrecciano a quelli del dramma sulla solitudine e sulla follia in agguato nella metropoli. Williams è in gran forma e Bridges è trasandato quanto basta, ma la vera rivlezione sono le interpreti femminili Amanda Plummer e Mercedes Ruehl (premiata con l'Oscar). Esordio nella sceneggiatura di Richard LaGravanese.
L'opinione più votata
Di GIANNISV66 scritta il 24/04/2012 - utile per 14 utenti
Voto al film: 
Eppure nonostante questo non posso non riconoscere al regista, soprattutto quando riesce a contenere questa vena di esuberante e barocco surrealismo, di avere doti fuori dal comune per l’abilità con cui riesce a narrare storie “al limite”.
Esempio per tutti questo film, in cui gli elementi fantastici si sovrappongono a una storia di ordinarie disgrazie (e follie) umane, in una composizione che può magari sconcertare ma che alla fine risulta, almeno per il sottoscritto, assolutamente vincente e convincente.
Jack Lucas (Jeff Bridges, in un personaggio lontano anni luce dal Dude Lebowsky che interpreterà pochi anni dopo) è un DJ rampante e con pochi scrupoli, e proprio quando sta per spiccare il definitivo balzo verso il successo si trova la carriera stroncata.
Accade infatti che un suo fedele ascoltatore, spronato da alcune espressioni dello stesso Jack mal interpretate (o interpretate oltre i limiti del buon senso), entra in un bar e compie una strage.
Tre anni dopo Jack è una sorta di relitto umano che riesce a restare in piedi grazie all’amore e alla devozione di Anne (Mercedes Ruhel, che per questa intepretazione vinse, e secondo me con merito, il premio Oscar) proprietaria di una videoteca, eccentrica ma profondamente innamorata del suo uomo.
Un incontro casuale porta Jack ad incrociare un barbone, Parry (Robin Williams), scoprendo che in realtà è un ex professore di storia impazzito dopo la tragica morte della moglie, avvenuta proprio per mano dello psicopatico involontariamente aizzato da Jack.
Questi desidera aiutare l’uomo in qualche maniera e quando si rende conto che Parry è innamorato di una imbranatissima segretaria, Lydia (Amanda Plummer) decide di agevolare un incontro fra i due.
La grande abilità di Gilliam sta proprio nell’utilizzo di un tono surreale e favolistico che regala fascino e originalità e una vicenda a questo punto avrebbe potuto scadere nel consueto e prevedibile.
Se nella prima parte la pellicola si rivela un po’ troppo levigata, con una ricerca dell’immagine ad effetto, richiamando quei difetti di cui ho parlato ad inizio recensione, dal momento dell’incontro con Parry il tono della storia cambia registro, passando dai monologhi di un Jack esaltato e molto sopra le righe a una serie di dialoghi ed interazioni continue (fra Jack e Parry, ma anche fra Parry e Lydia e Jack e Anne, financo fra Anne e Lydia) rivelando una poetica e una delicatezza che a tratti commuovono.
Questo sia ben chiaro, senza alcun snaturamento da parte del regista, che mantiene comunque intatto il suo stile, vedi il mondo immaginario attraversato da terrificanti visioni, che Parry (forse un diminutivo di Parsifal?) si è creato sulla base delle leggende del ciclo Arturiano, che in un’altra vita aveva insegnato come docente, visioni in cui coinvolgerà anche Jack che si ritroverà protagonista suo malgrado in una curiosa ricerca del Sacro Graal.
Effetto voluto questo passaggio dai toni freddi dell’individualismo fine a se stesso ai toni caldi dei rapporti di amore ed amicizia tra i vari protagonisti, oppure una correzione di Gilliam stesso che abbandona certi suoi barocchismi per far spazio ai sentimenti? Non azzardo alcuna ipotesi, quello che è certo è che il prodotto finale è un film che possiamo definire “bello” senza alcun dubbio di sorta.
- negative [2]
- sufficienti [4]
- positive [38]
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1 ottobre 2012 Opinione di Fanny Sally su "La leggenda del Re Pescatore"
Dramma e commedia si intrecciano di continuo in questa policroma pellicola dalla profonda umanità che, nonostante lo sguardo cinico e sognatore di Gilliam, attraverso un'ottica spesso volutamente deformata, ci restituisce una storia di caduta e redenzione, di amore e amicizia che supera le distinzioni sociali e la malattia mentale. New York è luogo infernale e incantato al tempo stesso, capace di alimentare la follia violenta più pura e suscitare legami di solidarietà più...
voto al film: 
24 aprile 2012 Opinione di GIANNISV66 su "La leggenda del Re Pescatore"
Non ho mai amato quella certa “visionarietà” che aleggia nei film di Terry Gilliam, quel gusto per l’immagine che sembra quasi staccarsi dalla storia per assumere una propria vitalità, estranea alla vicenda che si sta raccontando. Eppure nonostante questo non posso non riconoscere al regista, soprattutto quando riesce a contenere questa vena di esuberante e barocco surrealismo, di avere doti fuori dal comune per l’abilità con cui riesce a narrare storie “al limite”. Esempio...
voto al film: 
6 gennaio 2012 Opinione di supadany su "La leggenda del Re Pescatore"
VOTO : 7. La prima volta che vidi questo film non mi convinse molto, ma dopo una seconda revisione devo dire che mi ha convinto molto di più, per quanto di Terry Gillian rimangano altri i miei film del cuore. Qui comunque ha a sua disposizione un cast davvero importante e gli attori aiutano parecchio alla buona riuscita di un’operazione per molti aspetti stravagante. Jack Lucas (Jeff Bridges) è un dj entrato in crisi in quanto si sente indirettamente responsabile per una strage che...
voto al film: 
23 gennaio 2011 Opinione di Paul Hackett su "La leggenda del Re Pescatore"
Confesso di non aver mai amato particolarmente questa bizzarra fiaba metropolitana ibridata con un'agrodolce commedia romantica e appesantita da una drammatica riflessione sulle conseguenze delle nostre azioni. Al di là dei toni surreali e degli elementi fantastici, il film di Terry Gilliam è proprio una sorta di apologo sulla necessità e la capacità di relazionarsi al prossimo e di assumersi le proprie responsabilità nei confronti degli altri (il...
voto al film: 
20 dicembre 2010 Opinione di barabbovich su "La leggenda del Re Pescatore"
Nel giro di tre anni il conduttore radiofonico Jack (Jeff Bridges) vede ribaltarsi la sua vita: dal protervo e sedicente disk jockey che era, si trasforma in un essere spesato divorato dal rimorso. La sua compagna (Mercedes Ruhel), tiranneggiata fino a poco tempo prima, passa dalla parte del più forte. La causa di tutto è una sua affermazione che ha spinto un radioascoltatore a compiere un massacro in un locale newyorchese. Nei lunghi vagabondaggi notturni tra discariche...
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14 giugno 2010 Opinione di Tom Gratta su "La leggenda del Re Pescatore"
Dolce e amaro senso della vita, che riesce a stento ad emergere tra le contraddizioni di una New Yoark troppo ossessionata dalla propria immagine perbenista. Forse ispirati dalle poesie del nostro Montale, Gilliam e LaGravanese ci pongono di fronte ad una felicità percepita attraverso la smagliatura di una rete opprimente, che in questo film va a trasfigurarsi nelle ipocrisie della realtà contemporanea. I personaggi ne...
voto al film: 
19 gennaio 2010 Opinione di mm40 su "La leggenda del Re Pescatore"
E' una fiaba nera e metropolitana, questa di Gilliam, con due ottimi protagonisti come Jeff Bridges e Robin Williams (ma l'Oscar andrà alla Ruhel). Il delirio surrealista del regista, già Monty Pythons, si propaga per i vicoli ed i grattacieli della New York contemporanea, ormai a gruppo (MP) sciolto da qualche anno e giunto al quinto lungometraggio senza i vecchi compagni di avventura: il suo stile è definito e le sue visioni sono sempre impressionanti, qui al servizio...
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7 novembre 2009 Opinione di Makp su "La leggenda del Re Pescatore"
E' un mix tra commedia, dramma e fantasy, quest'ultimo solo attraverso la schizofrenia di Parry. Il film di Gilliam è ricco di originalità e sentimento, nella messa in scena capace di trasformare New York e nella trama che unisce i personaggi. A tre anni dall'incidente che ha cambiato la vita del dj radio Jack Lucas, quest'ultimo, durante un tentativo di suicidio, incontra Parry, barbone ex-professore la cui vita è stata anch'essa stravolta dallo stesso evento. Lucas...
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9 marzo 2009 Opinione di nibbio su "La leggenda del Re Pescatore"
E' uno dei miei film preferiti, uno di quelli di cui ogni tanto sento la nostalgia. E ogni volta che lo guardo mi emoziono. Bravi sia Robin Williams che Jeff Bridges (sempre troppo sottovalutato, ma perchè?)
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4 ottobre 2008 Opinione di Michael OHara su "La leggenda del Re Pescatore"
Jack Lucas (Bridges, splendidamente trasandato e credibilmente sconvolto, eternamente in dubbio tra il bene e il male), disc-jockey radiofonico trasgressivo di grande successo, istiga un suo ascoltatore a compiere una strage in un locale frequentato da esponenti dell’upper-class. Dopo tre anni Lucas viene salvato da Parry (Williams, fantastico: ingenuo e sapiente, folle e saggio, spesso commovente), un barbone ed ex professore di storia, ossessionato dalla leggenda del Santo Graal. Il d.j....
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- negative [2]
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- positive [38]
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