Yol (1981)
Con Tarik Akan, Halil Hergün, Necmettin Cobanoglu, Serif Sezer
La trama
La drammatica licenza di cinque detenuti politici turchi dopo anni di galera.
Cinque detenuti turchi ottengono, dopo lunghi anni trascorsi in carcere, una sospirata licenza di otto giorni. Il più giovane dei cinque smarrisce i documenti e viene subito arrestato. Gli altri quattro raggiungono le loro famiglie dislocate in diverse regioni della Turchia. Omer si aggrega ai suoi compaesani curdi che combattono per l'indipendenza; Molvüt non è libero nemmeno in famiglia, dove è sorvegliato da tutti i familiari; Mehemet finisce per essere ucciso dal giovane cognato; Seyit sa che deve uccidere la moglie, che durante la sua carcerazione l'ha tradito.
Il film fu scritto e discusso in carcere dal regista (detenuto per un oscuro caso di omicidio) e tradotto in immagini dal suo aiuto Serif Gören. Il montaggio venne effettuato dallo stesso Guney fuggito in Svizzera, grazie a un permesso di semilibertà. Lo stile realistico e il tono melodrammatico è la carta vincente che Guney utilizza per dare vita a un quadro vibrante e intenso della società turca. Vinse ex-aequo con "Missing" la Palma d'Oro al festival di Cannes.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 24/04/2012 - utile per 14 utenti
Voto al film: 
“La tristezza ha innumerevoli tonalità, diverse facce, come i fiori, gli uccelli, i venti.
Io, con l’aiuto di alcuni amici a me vicini, ho cercato di spiegare la tristezza, l’amore e l’amarezza; anche se alcuni l’hanno trovata incomprensibile e impossibile.”
Yol ce la racconta tutta quella tristezza, huzun, malattia incurabile del popolo turco su cui Ohran Pamuk ha scritto belle pagine nel suo Istanbul.
Prima di entrare nel film ricordiamo quel medio che Wenders girò nell’’82, Chambre 666, in cui, da Godard ad Antonioni, quattordici registi parlarono del destino del cinema riflettendo su un testo da lui proposto.
Tutti passarono in quella stanza 666, soli davanti ad una cinepresa con bobina di 16 mm, e li vediamo e sentiamo parlare.Di Yilmaz Guney sentiamo solo la voce registrata.
All’epoca era colpito da mandato di estradizione del governo turco e rifugiato in un luogo sicuro.
Impegnato politicamente fin da giovanissimo ed entrato nel mirino dei governi e delle forze dell’ordine nei vari cicli della travagliata storia turca, era fuggito in Svizzera dal carcere in cui era detenuto dal 1975, condannato in un processo molto sommario per aver sparato ad un giudice.
In carcere aveva scritto le sceneggiature dei suoi ultimi film, tra cui Yol, lavorando in condizioni molto difficili e fornendo istruzioni tecniche all’aiuto Serif Gören, che li girò.
Due anni dopo aver montato e presentato Yol a Cannes, Güney morì di cancro a Parigi.
In Camera 666 ascoltiamo quello che dice sul ruolo del cinema, arte che dev’essere attenta alle esigenze, alle rivendicazioni di un popolo, testimone della sua presa di coscienza.
Guney parla del cinema come arte e del cinema come industria, il primo si preoccupa dell’uomo, il secondo cerca solo il profitto. Sui giovani registi asserviti alle esigenze del capitale afferma testuale: “diventano un elemento di decadenza e obsolescenza”. Continua dicendo che nel suo paese il cinema dominante è un cinema reazionario, accanto al quale: “ci sono germi di un cinema giovane che le forze dominanti reprimono e vogliono ridurre al silenzio per mezzo di misure penali, punendoli per il solo fatto di esistere”.
Era il 1982, negli anni successivi non molto è cambiato se, ancora nel 2005, Orhan Pamuk é stato incriminato per dichiarazioni fatte ad una rivista svizzera sul massacro di un milione di Armeni e trentamila Curdi durante la Prima Guerra Mondiale ad opera dei turchi.
Yol è un film di testimonianza e denuncia, ha una valenza politica forte, ma è anche un grande film sull’uomo e sul suo destino nel mondo, sulle sue contraddizioni e la sua incapacità di essere felice, a volte, sull’ impossibilità, tante altre volte.
La strada è sempre stato un simbolo forte, sulla strada l’uomo incontra l’altro uomo, ma può anche perderlo e perdersi. ESPANDI +
26 marzo 2013 Opinione di maso su "Yol"
Il cammino percorso dai cinque detenuti in licenza protagonisti di “Yol” che significa appunto strada, cammino o più metaforicamente tragitto è l’occasione per Guney di tratteggiare un quadro sociale oltre che paesaggistico del suo misconosciuto paese, una realtà che ha origine nel nostro continente ma si protende con le sue difficoltà e le sue arcaiche usanze verso il medio oriente, verso l’Asia e la sua vastità territoriale e culturale. Il viaggio parte...
voto al film: 
3 marzo 2013 Opinione di marcopolo30 su "Yol"
Il 12 Settembre 1980 il generale Kenan Evrem, capo di stato maggiore delle forze armate turche, portava a compimento un colpo di stato che avrebbe visto per i 3 anni a seguire il governo della repubblica turca nelle mani dei militari. All'interno di tale momento storico si situa questo “Yol”, forse il titolo più conosciuto (grazie alla palma d'oro a Cannes) del cinema turco. È una storia, anzi più storie, di amore, onore e morte, ma soprattutto di tristezza e di destini ineluttabili....
voto al film: 
24 aprile 2012 Opinione di yume su "Yol"
Palma d’oro a Cannes 1982, ex aequo con Missing, uno script apre il film: “La tristezza ha innumerevoli tonalità, diverse facce, come i fiori, gli uccelli, i venti. Io, con l’aiuto di alcuni amici a me vicini, ho cercato di spiegare la tristezza, l’amore e l’amarezza; anche se alcuni l’hanno trovata incomprensibile e impossibile.” Yol ce la racconta tutta quella tristezza, huzun, malattia incurabile del popolo turco su cui Ohran Pamuk ha scritto belle pagine...
voto al film: 
7 gennaio 2010 Opinione di Peppe Comune su "Yol"
Nel carcere governativo dell'isola turca di Imrali, cinque detenuti ottengono una licenza di otto giorni. Possono cosi recarsi dalle loro famiglie, ognuno con dei conti da dover regolare. Il più giovane dei cinque perde i documenti e non può continuare il viaggio, Molvut deve organizzare il suo matrimonio ma è oppresso dall'onnipresenza dei familiari, Omer decide di sposare la causa dell'indipendenza del Kurdistan e si aggrega ai compagni che combattono sulle...
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2 settembre 2009 Opinione di carlos brigante su "Yol"
La tristezza ha innumerevoli tonalità, diverse facce; come i fiori, gli uccelli, i venti. Io, con l'aiuto di alcuni amici a me vicini, ho cercato di spiegare la TRISTEZZA, l'AMORE, l'AMAREZZA; anche se alcuni l'hanno trovato incomprensibile e impossibile. Con queste parole Yilmaz Guney spalanca le porte di YOL allo spettatore su una Turchia in preda alle contraddizioni. Lacerata da conflitti interni. In preda ad un isterico ed opprimente stato di polizia. Attraversato in lungo e in...
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22 aprile 2009 Opinione di riorob su "Yol"
Sembra di vedere un film neorealista italiano. Quelli degli anni 60 o prima. Che parlano della ricostruzione da una guerra. Quei film che non si fanno più. E dei quali in realtà io ho visto ben poco. Il film è una ricostruzione. E' la ricostruzione della propria vita dopo un periodo di galera. E le ricostruzioni si sa, sono difficili. Molte volte le ricostruzione portano altre distruzioni. Ed è quello che succede. Conoscendo la storia del regista ci si accorge ancora di più che è un...
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14 novembre 2006 Opinione di teaestefano su "Yol"
Capolavoro: intenso, partecipato, umano, sofferto. Hollywood non riesce a fare di questi film.
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