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Animali notturni

Regia di Tom Ford vedi scheda film

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La recensione su Animali notturni

di GIANNISV66
9 stelle

Una spietata critica a chi persegue un mondo di apparenze ignorando l'essenzialità delle cose importanti. Inaspettatamente ben orchestrata da un regista che proviene dal mondo della moda. Spiazzante

 

Quanto è possibile lasciare il passato alle nostre spalle? Quanto è possibile calpestare la dignità e i sentimenti altrui evitando di pagarne lo scotto?

Animali Notturni è un film che stupisce e colpisce. Dietro una patina elegante e raffinata come la sua protagonista, porta invece una riflessione sui sentimenti, sul rancore, sulle occasioni perse e sull'incapacità di cogliere la vera essenza della vita per inseguire modelli sociali “vincenti” eppure “artificiosi” per non dire "fasulli".

Susan Morrow, gallerista di (apparente) successo, intrappolata nei suoi modi raffinati e nei suoi vestiti da altissima boutique, moglie di un uomo vanesio che non ammette i fallimenti e che la tradisce senza preoccuparsi troppo di nascondere il suo essere fedifrago, si ritrova improvvisamente a fare i conti con un passato lontano di quasi vent'anni. Un passato che ha la faccia di Edward, l'ex marito, aspirante scrittore e sognatore, messo alla porte in un fiume di bugie, bugie dette dalla bella Susan incapace di trovare la sincerità per ammettere di avere trovato un'anima più consona alla proprie ambizioni e alla propria estrazione sociale nel bel Hutton (il vanesio di cui sopra).

Un passato che soprattutto si materializza sotto forma di manoscritto che lo stesso Edward le manda per renderla partecipe di un traguardo, quello della pubblicazione di un proprio lavoro, perseguito per tanto tempo e alla fine raggiunto.

Susan, complice l'assenza del marito come detto prima in ben altre faccende affaccendato, si tuffa nella lettura e in breve si rende conto che il thriller noir imbastito dall'ex coniuge in realtà contiene diversi richiami a quella che era stata la loro relazione. Richiami non diretti sia ben chiaro, non vi è nulla di autobiografico nella cruda vicenda di un uomo “debole” e indifeso di fronte alla violenza che gli strappa la famiglia; i legami con la loro storia di coppia sono sfumati, ma Susan li coglie appieno e finisce inevitabilmente per porsi domande su ciò che era stato tanti anni prima e su quello che si trova ad avere nel presente.

 

Tom Ford stupisce diciamolo subito. Stupisce per l'abilità con cui dirige la storia (evidentemente è riuscito a imparare bene il mestiere), ma soprattutto stupisce che un personaggio che proviene dal mondo della moda, ovvero del trionfo dell'apparenza, metta alla berlina proprio chi fa dell'estetica principio di vita negandosi a ciò che è davvero importante.

Già le prime immagini sono emblematiche di quello che è il mondo della protagonista: una performance artistica pensata per creare stupore e sconcerto tra un pubblico di elevata estrazione sociale, l'arte come estetismo fine a se stesso che perde di vista i contenuti.

La protagonista appare poi seduta in solitudine tra gli oggetti della sua galleria, perfetta nel suo vestito elegantissimo e nei suoi tacchi alti, la testa che vaga a pensieri che è meglio che non prendano forma. Una donna annegata in una perfezione formale.

L'ex coniuge Edward, che appare solo in flasback e che presta le fattezze al protagonista del manoscritto, è esattamente l'opposto. Una persona che è quanto ci sia di più lontano da quel mondo artificioso, un “puro” che l'ha amata nel modo più sincero e che è stato buttato via come un vestito modesto, imbarazzante da conservare in guardaroba di haute couture.

Alla vendetta cruenta raccontata nel libro, si contrappone la vendetta più raffinata, quella che fa sì che Edward, il convitato di pietra della vicenda, riesca a mettere Susan di fronte al vuoto che si è creata.

Dicevamo che  Tom Ford ci sorprende, un film così da lui non ce lo saremmo aspettato. Oppure sì, solo uno che viene da un mondo così transitorio come quello della moda poteva avere la capacità (e il coraggio) di prendere una storia così piena di significati (il film è tratto da un romanzo di Austin Wright) e portarla sullo schermo.

Dovendo rilevare un difetto si può affermare la storia contenuta nel “romanzo” di Edward è un foschissimo thriller che richiama, senza però riuscire ad eguagliarlo, lo stile di maestri del genere come Cormac McCarthy e Joe Lansdale, quasi un plagio tutt'altro che riuscito. Eppure è un difetto su cui si sorvola, perché funzionale all'economia della vicenda nel suo complesso

Ottimo il lavoro dei due protagonisti: Amy Adams è letteralmente strepitosa negli affascinanti panni di Susan, Jake Gillenhaal lo è altrettanto nel dare figura a un uomo che appare debole e indifeso di fronte alle violenze della vita e dei sentimenti, ma che si dimostrerà invece nei due differenti piani della narrazione, combattivo e tenace.

 

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