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Rambo

Regia di Ted Kotcheff vedi scheda film

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GARIBALDI1975

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La recensione su Rambo

di GARIBALDI1975
10 stelle

 

Con questo titolo collego tanti piacevoli ricordi. Ad esempio, è stato il primo film che ho "scelto", nel senso letterale della parola, di vedere al cinema, una libertà che oggi raramente viene concessa ad un bambino di soli 7 anni.

 

Ecco la descrizione di Rambo fatta dal colonnello Trautman: "sembra che lei non voglia accettare il fatto di avere di fronte un esperto di tecniche di guerriglia; un uomo che è il migliore con i fucili, con i coltelli, a mani nude anche. Un uomo addestrato ad ignorare il dolore, ad ignorare il freddo, a vivere di quello che trova, a mangiare cose che farebbero vomitare una capra. In Vietnam il suo compito era di sbarazzarsi del nemico, di uccidere punto e basta, di vincere aggredendo. Beh, Rambo era il migliore!"

 

 

John Rambo è un soldato che nella sua mente porta gli echi di una guerra conclusa e persa. Un protagonista che combatte con i demoni del passato e con il disadattamento sociale nel paese per il quale ha combattuto. Stallone ha fornito al personaggio una grossa profondità d'animo raramente riuscita a rivelarsi nei sequel successivi (solo nell'ultimo John Rambo, il livello si solleva, ma mai come in questo primo titolo). Rambo è un thriller d'azioni emozionanti.

 

Nello stesso anno in cui ha scritto, diretto e interpretato Rocky III , Sylvester Stallone ha girato il primo Rambo, creando un altro eroe, o meglio, un CULT. "First Blood" (questo è il titolo originale, ma per la maggioranza a livello internazionale , come in Italia, il titolo è il nome del protagonista) è basato sull'omonimo romanzo di David Morrell e non è mai stato pensato come il primo film di una serie. Ma l'energia emotiva e l'ambizione di Stallone non conosceva limiti negli anni ottanta. A lui il merito di non aver gradito questo primo titolo, (la visione finale pare che non sia stata proprio di gradimento per Stallone) ma di aver voluto scommettere nel personaggio per i sequel, creando un mito.

 

 

John Rambo è un veterano del Vietnam, alla ricerca di un commilitone in una comunità di burini del nord America. Rambo ha i capelli lunghi, magro ed è poco comunicativo, porta un giaccone e viaggia con un grosso zaino in spalla. Sembra un vagabondo.

 

 

Brian Dennehy interpreta lo sceriffo della cittadina in cui accadono i fatti; prende in antipatia Rambo, ritenendolo un vagabondo, un “passa guai”. Rambo non gradisce essere trattato come spazzatura, ignora l'ordine dello sceriffo di uscire dalla città. Viene arrestato, malmenato e gettato in cella. Quello che i poliziotti non capiscono è che quest’uomo era un Berretto Verde, un professionista delle forze speciali,  più abile nelle tecniche di sopravvivenza di ogni altro poliziotto. Quando fugge nel bosco e vanno a dargli la caccia inizia la guerriglia.

 

 In America ci furono delle lamentele al film poichè avrebbe spinto a simpatizzare per un sovvertitore dell'ordine pubblico. Il fatto è attribuito all'episodio in cui Rambo uccide il poliziotto che lo ha torturato in prigione; ma ciò che il film dice è che i bulli ottengono la loro punizione e che anche il più buono tra i piccoli uomini, dovutamente addestrato, può essere una vera macchina da guerra.

 

 

Stallone interpreta il personaggio in  modo formidabile, lui è Rambo. Non c'è nessun altro che potesse interpretarlo meglio. Proprio come Harrison Ford incarna Indiana Jones e Bruce Willis è John McClane, Stallone è il buono che viene incitato a violenza. Lui è tranquillo, è forte e la sua fisicità crea un personaggio con il quale molti di noi entrano in empatia, un personaggio per il quale è facile tifare. Rambo ha sofferto per mano dei vietcong. Lui è danneggiato mentalmente, pericoloso e un po' matto.

 

 

Samuel Trautman, mentore e colonnello che dirigeva Rambo, viene interpretato da Richard Crenna e si presenta come l'unico a mostrare empatia. Egli sa che Rambo è una bomba di violenza esplosiva a causa della sua attività e delle brutalità vissute in Vietnam. Vuole evitare altro spargimento di sangue, ma al tempo stesso egli non condivide il modo in cui questa cittadina, o meglio la polizia locale, ha trattato e sta gestendo Rambo.

 

 

Rambo è un film uscito nel 1982, ma a mio parere ha fissato un nuovo standard per il cinema d'azione e, in modo originale ha rotto con il passato. Credo che James Bond sia stato –per antonomasia- il protagonista d’eccellenza del cinema d'azione; ardito e disinvolto, sfrontato e sicuro di sé,  nulla gli andava storto. Rambo, invece, almeno il primo, è realistico. Lui sanguina, piange ed è carico di emotività. Rambo scopre che non può sopravvivere alla guerra in Vietnam perché è ancora in corso dentro di lui. 

E’ un eroe perdente che alla fine viene miseramente arrestato come uno ‘sciroccato’ qualunque. E’ un film veramente unico che è stato rapidamente oscurato dai sequel successivi, di livello decisamente inferiore.  

 

E’ un film che in America fu gradito tanto al popolo di ‘destra’ che di ‘sinistra’. Alla destra perché il protagonista era un veterano; alla sinistra perché riguarda un emarginato che “combatte contro l’ordine costituito, accenna qualche critica allo Stato Maggiore dell’esercito americano per l’uso delle armi chimiche nella ‘sporca guerra’ e all’opinione pubblica statunitense per l’ingratitudine verso i reduci che non l’avevano vinta" (così il Morandini).

 

Tutta la frustrazione di Rambo è evidente nel suo finale monologo, bellissimo nel contenuto e nella rappresentazione dell'eroe perdente: “Io là pilotavo gli elicotteri, guidavo un carro armato, rispondevo di attrezzature per milioni, qui non riesco neanche a trovare lavoro come parcheggiatore!

Ma perché? Perché? Dove sono finiti... i miei amici, dove sono finiti? Dove sono finiti tutti quei ragazzi? … Avevo tutti quei compagni intorno, erano amici miei, qui non c'è più nessuno. Si ricorda di John Voli? Mi disse "quando torniamo compriamo cento biglietti della lotteria, vinciamo un mucchio di soldi e ce ne andiamo a Las Vegas". Non faceva che parlare di Las Vegas... Noi stavamo in un granaio, arriva un ragazzino, con la sua scatola da lustrascarpe e, entra e dice "io lucidare prego, lucidare". Io ho detto di no ma quello continuava a chiedere e Jo ha detto di sì. E io, io sono andato a prendere un paio di birre. In quella scatola c'era l'esplosivo e quando lui l'ha aperta, il suo corpo è volato in aria in tanti pezzi. Era steso lì e urlava come una bestia e io avevo i pezzi della sua carne maciullata addosso, e ho dovuto, ho dovuto togliermeli da solo. Avevo i pezzi di carne del mio amico addosso, il sangue e tutto il resto. Cerco di rimetterlo insieme, ma le sue budella mi scappano sempre fuori. E nessuno mi aiuta, non c'era nessuno, e lui fa "voglio andare a casa, voglio tornare a casa", e continua a ripeterlo "voglio andare a casa, Jonny, voglio guidare, andare sulla chevrolet", e io non riesco neanche a trovare, a trovare le sue gambe. Non posso dimenticarlo, e sono passati sette anni, e succede tutti i giorni. Certe volte mi sveglio e non so neanche, non so neanche dove mi trovo. Non parlo con nessuno, a volte per giorni, per settimane, ma, come è possibile? Come è possibile? Non posso dimenticarlo, non posso, che devo, che, che devo fare? Che cosa devo fare? Che cosa devo fare?”

 

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