The Birth of a Nation - Il risveglio di un popolo

Trama

Nel 1831 nel sud degli Stati Uniti, prima dello scoppio della Guerra civile, il nero Nat è uno schiavo letterato e predicatore. Il suo proprietario Samuel Turner accetta la proposta di usare la predicazione di Nat per sottomettere gli schiavi più indisciplinati. Dopo essere stato testimone delle innumerevoli atrocità commesse ai danni dei compagni di schiavitù, Nat escogita un piano per condurre la sua gente verso la libertà. Il suo movimento di liberazione andrà però incontro a una violenta rappresaglia da parte dei bianchi.

Approfondimento

THE BIRTH OF A NATION: LA RIVOLTA DELLO SCHIAVO NAT TURNER

Diretto e sceneggiato da Nate Parker (a partire da un soggetto scritto dallo stesso regista con Jean McGianni Celestin, suo amico dai tempi del college), The Birth of a Nation si basa su eventi realmente accaduti e racconta di come nel Sud degli Stati Uniti, prima dello scoppio della guerra civile, l'istruito schiavo e predicatore Nat Turner si trovi ad accettare l'offerta del suo proprietario Samuel Turner di usare la predicazione come strumento per sottomettere gli schiavi indisciplinati. Testimoniando però in prima persona a quali innumerevoli atrocità siano costretti i neri - compreso se stesso, la moglie Cherry e i compagni di schiavitù - Nat orchestra una grande rivolta nella speranza di condurre la sua gente verso la libertà.

Con la direzione della fotografia di Elliot Davis, le scenografie di Geoffrey Kirkland, i costumi di Francine Jamison-Tanchuck e le musiche di Henry Jackman, The Birth of a Nation si concentra sulla ribellione di Turner, considerata dagli storici come uno degli atti di resistenza più importanti contro la schiavitù della storia americana. Mai raccontata al cinema e spesso ignorata dai testi di riferimento, la ribellione di Turner non è passata inosservata grazie ai racconti popolari che l'hanno tramandata di generazione in generazione, rendendola fonte di ispirazione per molti (ma anche motivo di contestazione per altri). Turner, uomo di fede che riponeva grande fiducia in un Dio che considera dalla parte degli oppressi, nella visione che ne restituisce Parker è guidato dall'amore, dalla spiritualità, dalla furia e dalla speranza di liberare il suo popolo dal giogo della schiavitù, ancora in vigore nell'America del 1831. Così facendo, Parker restituisce il resoconto della nascita di qualcosa di inedito che pone le basi di quelli che saranno gli Stati Uniti del futuro, un paese in cui ognuno ha il diritto di essere considerato libero e uguale a tutti gli altri.

Sebbene un gran numero di film molto apprezzati abbiano esplorato quel particolare momento storico (12 anni schiavo, Glory, Amistad e Lincoln, su tutti), Parker ha scelto di tornare nuovamente sull'argomento nel tentativo di gettarvi nuova luce dal momento che "la gente ha tenuto gli occhi chiusi per moltissimo tempo". Non è un caso che scelga come titolo lo stesso usato da D.W. Griffith per il suo Nascita di una nazione del 1915, che nel parlare della Guerra civile americana finisce con il delineare la nascita del Ku Klux Klan come qualcosa di positivo dimostrando in tal modo quanto ancora fosse razzista l'immaginario che caratterizzava i primi anni della storia di Hollywood. Come sottolinea Parker: "Nat Turner è diventato un leader incredibile nonostante tutte le avversità. Sofferenza e resistenza sono gli elementi che nella cultura popolare caratterizzano la schiavitù ma la storia di Nat Turner va oltre ciò: era sì uno schiavo ma la sua personalità incendiaria lo ha portato a condurre una vera e propria ribellione contro le ingiustizie. Chiamare il film The Birth of a Nation (Nascita di una nazione) è stato come riappropriarsi della Storia e raddrizzare cinematograficamente un torto, facendo divenire l'espressione come qualcosa a cui ci si può ispirare. E ci lascia con una domanda che dobbiamo porci se vogliamo guarire come nazione: quando l'ingiustizia bussa alla porta delle nostre case, dobbiamo o no contrastarla con tutte le forze che possediamo?".

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Curiosità

Della vita di Nat Turner si conoscono pochi dettagli. Di certo si sa che nacque nella fattoria di Benjamin Turner a Southampton, prendendo il cognome del padrone nonostante non fosse suo figlio. Si dice che sin da giovane si fosse distinto per l'intelligenza, l'infrangibile devozione a Dio e per aver detto di essere destinato a un grande scopo. Grazie alla rara opportunità di saper leggere, divenne un predicatore battista e aveva seguaci sia neri sia bianchi, una rarità per i suoi tempi. Eppure, nonostante fosse un potente ministro di Dio, continuò a essere uno schiavo e a lavorare la terra del figlio di Benjamin Turner, Samuel, in un momento di forte tensioni dovute a un periodo di grave siccità e all'avanzata del movimento abolizionista (nel 1829 David Walker, un nero libero, pubblicò il suo appello ai cittadini neri di tutto il mondo, invitandoli a reclamare la loro libertà con qualsiasi mezzo).

Il 21 agosto 1831, di certo, lo stato di schiavo libero di Nat Turner subì un brusco cambiamento. Quella notte, con i compagni di schiavitù, Turner diede il via a una ribellione che ebbe una grande onda d'urto in tutto il sud degli Stati Uniti. Abolizionisti e proprietari di schiavi diedero così il via a spietate rappresaglie e a un acceso dibattito tra i legislatori dello stato di Virginia sulla possibilità di abolire la schiavitù.

La più famosa (o infame, a seconda dei punti di vista) descrizione di Turner si ha per mano dello scrittore William Styron e del suo best seller del 1967, The Confessions of Nat Turner. Il romanzo, premio Pulitzer, generò infuocati dibattiti pubblici centrati sul concetto di razza: basti pensare che pochi mesi prima del suo assassinio lo stesso Martin Luther King si scagliò contro l'autore per la sua scarsa conoscenza della cultura afro-americana. Trascurando che fosse sposato, Styron rappresentò Turner come uno scapolo mosso dalla brama inappagata di possedere una ragazza bianca, tanto che in molti lo accusarono di aver inventato ogni cosa di sana pianta ricorrendo a uno stereotipo fin troppo abusato.

Per ricostruire la storia di Turner il regista Nate Parker ha tratto spunto da altri volumi accademici meticolosamente accurati: The Fires of Jubilee: Nat Turner's Fierce Rebellion di Stephen B. Oates, docente di storia dell'università del Massachusetts; The Rebellious Slave: Nat Turner in American Memory di Scot French, docente di storia; e The Southampton Insurrection di William Sidney Drewry, pubblicato nel 1900 e contenente rarissime interviste con i testimoni diretti ancora in vita di quanto realmente occorso.

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Il cast

Attore, produttore e sceneggiatore, l'americano nero Nate Parker esordisce alla regia con The Birth of a Nation, un film che ha fortemente voluto e prodotto in maniera indipendente (prima di rivenderlo alla Fox Searchlight Pictures per 17,5 milioni di dollari durante il Sundance Film Festival 2016, una delle cifre... Vedi tutto

Note

Gran Premio della Giuria e Premio del Pubblico al Sundance Film Festival 2016.

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2 recensioni negative

Recensioni

La recensione più votata delle sufficienti

nickoftime di nickoftime
6 stelle

Anticipato da una campagna mediatica eclatante e contraddittoria "The Birth of a Nation" presentato ieri nel concorso della festa di Roma è il tipico film destinato a far parlare di se per motivi extra cinematografici. A dire il vero le reazioni all'indomani della sua presentazione avvenuta lo scorso febbraio nell'ambito del Sundance Film Festival erano state a dir poco entusiastiche e... leggi tutto

3 recensioni sufficienti

Recensioni

La recensione più votata delle positive

gaiart di gaiart
7 stelle

BIRTH OF A NATION   Facce intelligenti, occhi bianchi che si stagliano nell’oscurità del nero, intervallate al bianco del cotone nei campi, anime potenti. Con una fotografia eccellente, un cast scelto con cura fin dal piccolo protagonista Nat, unico in grado di leggere nel profondo sud degli Usa dove si svolge la storia, viene messa in piedi una realtà da molti... leggi tutto

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