Trama

Estate 1910. Diversi turisti scompaiono mentre si rilassano sulle splendide spiagge sulla costa della Manica. Gli ispettori Machin e Malfoy si occupano del caso e presto individuano come epicentro delle sparizioni la baia di Slack, un posto dove l'omonimo fiume e il mare si congiungono e che è spesso soggetto a maree. Nella zona vive una piccola comunità di pescatori e di allevatori di ostriche, come la famiglia Bréfort, che è composta da un numero cospicuo di figli, tra cui l'impetuoso diciottenne Ma Loute, ed è guidata dal padre, soprannominato "l'Eterno". Al di sopra della baia, sorge inoltre la villa dei Van Peteghem, dove ogni estate gli un tempo ricchi padroni trascorrono le loro giornate. Nell'arco di cinque giorni, ha origine una storia d'amore molto particolare tra Ma Loute e Billie Van Peteghem, un legame destinato a scuotere entrambe le famiglie, le loro convinzioni e i loro stili di vita.

Approfondimento

MA LOUTE: UNA COMMEDIA GROTTESCA E MISTERIOSA

Diretto e scritto da Bruno Dumont, Ma Loute porta nella baia di Slack a nord della Francia, dove nel corso dell'estate del 1910 diverse scomparse sconvolgono i residenti. A cercar di vederci chiaro sono l'improbabile ispettore Machin e il sagace assistente Malfoy, che si ritrovano loro malgrado al centro di una strana storia d'amore che vede protagonista Ma Loute, primogenito di una famiglia di pescatori dai modi molto particolari, e Billie, appartenente alla famiglia Van Peteghem, ricchi ma decadenti borghesi.

Con la direzione della fotografia di Guillaume Deffontaines, le scenografie di Riton Dupire-Clement e i costumi di Alexandra Charles, Ma Loute viene così descritto dal regista in occasione della partecipazione del film in concorso al Festival di Cannes 2016: «Da tempo coltivavo il desiderio di realizzare una commedia ma non trovavo mai la storia giusta, almeno fino a quando Arte non mi ha proposto di realizzare una serie televisiva. Ho avuto carta bianca per fare ciò che volevo: è nata così P'tit Quinquin, commedia poliziesca che mi ha permesso di sperimentare a modo mio. Partendo dal dramma come motore della commedia, ho aggiunto una dimensione burlesque piuttosto grottesca e il successo della serie mi ha spinto a tentare la stessa strada sul grande schermo. Desideravo che il mio nuovo film fosse cinematograficamente e profondamente divertente. E ciò mi ha spinto ad allontanarmi da quel cosiddetto naturalismo che segnava le mie prime opere.

Nella ricerca del soggetto di quella che sarebbe stata la mia nuova commedia che sarebbe stata ambientata sulla Costa d'Opale, regione che conosco bene e in cui vivo, mi sono imbattuto in vecchie cartoline, che mostravano la baia di Slack, dove all'inizio del ventesimo secolo convivevano borghesi e poveri. Questo ha portato al punto di partenza di Ma Loute: da un lato vi sono i Brufort mentre d'altro lato vi stanno i Van Petenghem... in mezzo a loro, invece, trovano posto una storia d'amore e misteriose sparizioni. A differenza di P'tit Quinquin, non sapevo se quello che andavo man mano scrivendo fosse divertente: la commedia implica nella fattispecie un meccanismo d'efficacia immediata e per questo motivo più difficile da creare.

La vicenda è ambientata durante l'estate del 1910. L'inizio del XX secolo corrisponde all'emergere della borghesia, dell'industria, del capitalismo e di conseguenza della lotta di classe. Oggi sappiamo che si tratta degli anni che hanno segnato le origini della modernità e di un contesto destinato a essere sconvolto quattro anni più tardi dallo scoppio della Prima guerra mondiale. Per la prima volta, dunque, sono stato chiamato a ricreare un paesaggio del tutto scomparso e ci sono riuscito grazie alle immagini delle cartoline.

La storia si svolge in fretta. Ho pensato dunque a un ambiente che ne incarnasse bene la follia, ricordandomi del Typhonium di Wissant, una casa in stile neo-egizio costruita alla fine del XIX secolo e soprannominata come la follia del Nord-Passo di Calais. Ho scritto la sceneggiatura tenendo a mente la residenza... sebbene fossero dapprima reticenti, i proprietari mi hanno poi permesso di girare gli esterni nei pressi della costruzione mentre gli interni sono stati realizzati in un'altra abitazione in pieno (e visionario) stile Tudor.

Tenendo presente l'epoca in cui si svolgono i fatti, con i personaggi del commissario Machin e del suo vice ho voluto rendere omaggio ai film realizzati in quel periodo, commedie o farse. Punti di riferimento sono stati Max Linder e il duo Laurel e Hardy, in grado di cogliere sottilmente pregi e difetti della borghesia. Come poi insegna la storia del cinema, i grandi film uniscono spesso due o più generi, basti pensare alla commedia italiana e, in particolare, ai grandi film di Dino Risi ed Ettore Scola, in grado di unire comico e tragico allo stesso tempo. Ho voluto così giocare la carta della dualità di genere, sapendo che l'avvicinamento tra i Brufort e i Van Peteghem sarebbe stato inevitabilmente esplosivo. I Brufort sono antropofagi, si "cibano" letteralmente dei borghesi, e i Van Peteghem sono incestuosi, si uniscono in matrimonio tra consanguinei e stringono alleanze degenerative. Le due famiglie sono ognuna a modo loro mostruose. Un ulteriore mistero nel mistero coinvolge anche uno dei due giovani innamorati, Billie, e la sua sessualità, elemento che mi ha permesso di trattare un argomento attualissimo in un film in costume: agli occhi di Ma Loute, Billie è una ragazza ma non sempre le cose sono come appaiono».

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Commenti (8) vedi tutti

  • il regista mette in scena i rapporti di classe tra due famiglie socialmente agli antipodi.....semplicemente sublime....e superconsigliato......non per tutti pero'...

    commento di ezio
  • Divertente, ma con momenti di rara e profonda intensità. Mi è piaciuto.

    commento di paolida
  • Film stridente nelle sue intenzioni troppo lungo e noioso.

    commento di irma la dolce
  • Simpaticamente demenziale. Guardabilissimo.

    commento di idontcare
  • Selvaggiamente divertente.

    leggi la recensione completa di miss brown
  • Scene di lotta di classe(?) a Calais secondo Bruno Dumont, che applica lo stesso rigore del suo cinema naturalista alla commedia grottesca. Forse si ride, ma si penserà di più.

    leggi la recensione completa di Kurtisonic
  • Bruno Dumont stabilisce le coordinate del grottesco per poi agire all'interno di esso con assoluta, folle coerenza. Il rischio assunto è ripagato da un risultato bizzarro e divertente ma comunque ancorato al reale da molteplici possibilità di lettura. Operazione eccentrica e molto interessante.

    commento di Cantagallo
  • Diverse persone scompaiono tra le dune sabbiose della Manica.Un pingue ispettore brancola nel buio, mentre una famiglia aristocratica entra in contatto con alcuni pescatori della zona.Folle, spassoso incastro giallo e confronto di classe impossibile, dove la brama di vivere ed arricchirsi, e l'intolleranza verso la diversità hanno origine dal basso

    leggi la recensione completa di alan smithee
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La recensione più votata è positiva

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munnyedwards di munnyedwards
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1 recensioni sufficienti

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La recensione più votata delle negative

bardolfo di bardolfo
2 stelle

Davvero brutto questo film, che gioca la carta del grottesco, ma la gioca davvero molto male, nel modo più grossolano possibile. Esiste evidentemente una differenza tra creare personaggi e situazioni grottesche e recitare grottescamente, cosa che sfugge al regista, il quale si limita per lo più a quest'ultima possibilità. Fa specie vedere attori che più o meno di... leggi tutto

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