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Taxi Teheran

Regia di Jafar Panahi vedi scheda film

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Tato88

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La recensione su Taxi Teheran

di Tato88
7 stelle

Orso d'oro per il film clandestino di Panahi, molto divertente ma che deve il suo trionfo alla 65. edizione della Berlinale, per ammissione dello stesso presidente della giuria internazionale Darren Aronofsky, alle difficili condizioni di realizzazione nel quale l'opera si colloca. Per dare retta a tutti quei colleghi che si infuriano quando commento il nostrano "Il ragazzo invisibile" con la premessa Considerando che è stato girato in Italia…, allora farò il critico cinico e fingerò che un film non debba essere inserito in un contesto storico e sociale.

"Taxi" è un film molto leggero e di povera realizzazione. Con appena un paio di telecamerine agganciate al cruscotto della vettura, il novello tassista Panahi trascorre una giornata in compagnia di alcuni suoi concittadini di Teheran che ignari (?) del progetto cinematografico a cui stanno per prendere parte gli chiedono un passaggio. È la logica dello scorsesiano "Taxi Driver": catturare frammenti di conversazioni e situazioni il più variegate possibili sui temi più disparati, ma chiaramente sempre con la sensibilità rivolta alla problematica società iraniana. Panahi diverte molto nei panni di un improbabile tassista che non conosce le strade (nemmeno per l'ospedale) e viene occasionalmente riconosciuto dai passeggeri.
Panahi non può far a meno del cinema, a costo di diventare protagonista assoluto dei sui stessi film. E va bene, il messaggio è questo ed è accattivante: scendere in strada e fare il proprio film. Lo dice chiaramente al passeggero studente di cinema: "La parte più difficile è trovare un buon soggetto. E nessuna scuola di cinema può dirti come fare. Ma quando ce l'hai, niente deve impedirti di realizzarlo". Come spesso accade con i suoi film, Panahi ti fa venir voglia di fare cinema. Ma "Taxi", lo devo ammettere, è un film molto semplice che non giustifica il premio. Il suo film precedente "Closed Curtain" presente due anni fa sempre in concorso alla Berlinale, era stato girato in condizioni ancora più estreme (il regista era ai domiciliari) e il risultato era di gran lunga superiore.

Pensiero cattivo: che Darren Aronofsky si sia lasciato intenerire sul momento (e lui che ha diretto "Noha" dovrebbe sapere che c'è una legge ecumenica che vieta il "Santo Subito" proprio per questa ragione) perché non aveva mai visto nulla di Panahi? Ma mi piace pensare che almeno uno degli altri giurati abbia alzato la mano per obiettare...

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