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Piccoli brividi

Regia di Rob Letterman vedi scheda film

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La recensione su Piccoli brividi

di nickoftime
7 stelle

Che il genio dell’artista sia spesso il frutto di un’esistenza precocemente ferita è qualcosa di più di modo di dire. Gli esempi in questo senso non si contano e d’altro canto la normalità è, di per se, una condizione che poco si addice all’ispirazione creativa; come testimonia l’assunto che sta alla base di “Piccoli brividi”, il film che Rob Letterman ha tratto dalla serie televisiva ispirata ai racconti per ragazzi firmati da Robert Lawrence Stine.  Il lungometraggio infatti, prendendo a prestito il principio caro agli stilemi del cinema horror secondo cui l’inconscio genera mostri – “Babadock” insegna – narra l’avventura di due adolescenti impegnati a salvarsi dalla minaccia di un’orda di creature malvagie, create dall’immaginazione dello stesso Stine (interpretato da Jack Black) che, in un cortocircuito tra fantasia e realtà  ritroviamo all’intero della storia nei panni del padre di Hannah, la ragazzina di cui Zach si innamora e per la quale si ritrova coinvolto nell’escalation di avvenimenti che rischia di distruggere la cittadina in cui lui  e la madre si sono da poco trasferiti.

 

 

Ora, considerando che il film si premunisce di soddisfare la richiesta d’intrattenimento allestendo un luna park del terrore, in cui i protagonisti, in qualità di vittime predestinate, sono chiamati a ribaltare il pronostico con la fortuna e il buon senso che è appannaggio dei più virtuosi, Piccoli brividi ha dalla sua il fatto di assomigliare per ingenuità ed esasperazioni al cinema di un tempo, quello che veniva proiettato negli schermi dei drive americani. Di quelle pellicole il film di Letterman mantiene lo stupore e anche l’iconografia. Si pensi alle fattezze dei cattivi, ispirate ai villain di b movie come The Blob, ripreso nella presenza della sostanza gelatinosa capace di inghiottire chi vi rimane invischiato, oppure alla locusta gigante che si rifà per proporzioni e morfologia agli spaventosi insetti dei film di fantascienza degli anni 50 e 60.  Di quei prototipi Piccoli brividi offre un punto di vista citazionista e nostalgico che la sceneggiatura lega al sottotesto relativo al rapporto tra cinema e scrittura, decostruito attraverso riferimenti letterari e cinematografici riassunti dalla figura di Stephen King, più volte citato nel corso della vicenda e non a caso autore di un libro - In the Mouth of Madness tradotto in immagini da John Carpenter - che anticipa la trama del lungometraggio diretto da Letterman. Una formula che privilegia il divertimento alla paura e che accontenta grandi e piccini.

icinemaniaci.blogspot.com

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