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    Il mio amico Nanuk

    • Midnight Sun

    • USA
    • Genere: Avventura
    • durata 98'
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    Regia di Roger Spottiswoode, Brando Quilici

    Con Dakota Goyo, Goran Visnjic, Bridget Moynahan, Kendra Timmins, Duane Murray, Jacqueline Loewen Vedi cast completo

    • In TV
    • Sky Cinema Hits
    • Ore 11:15
    altre VISIONI

    Trama

    Tra i ghiacci del Canada settentrionale, il piccolo Luke scopre che un giovane cucciolo di orso polare è stato separato dalla madre. Ponendosi come obiettivo quello di trovare un modo per ricongiungere i due, Luke trova l'aiuto di Muktuk, mezzo Inuit e mezzo canadese, che conosce bene il territorio dove vivono gli orsi polari. Per portare a termine la missione, Luke dovrà imparare a proteggere se stesso e il cucciolo dai pericoli che la natura selvaggia offre.

    Approfondimento

    IL MIO AMICO NANUK: UNA STORIA DI CRESCITA E MATURAZIONE

    Diretto da Roger Spottiswoode e per le sequenze artiche da Brando Quilici, Il mio amico Nanuk è sceneggiato da Hugh Hudson e Bart Gavigan su un soggetto di Brando Quilici e racconta la storia di Luke, un ragazzo di quattordici anni, che sfiderà i pericolosi elementi della natura per riportare alla madre il piccolo orso Nanuk. Nella difficile impresa lo aiuterà Muktuk, una guida Inuit che conosce l'ostile ambiente dell'Artico, fino a quando una tempesta e il crollo di giganteschi ammassi di ghiaccio separeranno Luke e il cucciolo dall'uomo. Abbandonati a se stessi, Luke e Nanuk dovranno vedersela da soli con branchi di orsi polari, iceberg giganti e tempeste di neve, che chiameranno l'adolescente a decisioni difficili.

    Con la direzione della fotografia di Peter Wunstorf, le scenografie di Eric Fraser e i costumi di Nicoletta Massone, Il mio amico Nanuk è dunque un’emozionante storia di crescita e maturazione che trasmette un messaggio estremamente positivo sulla capacità umana di cambiare le cose. Presentato nella sezione Alice nella città, Il mio amico Nanuk è così descritto da Spottiswoode: «Il mio amico Nanuk è un’avventura di crescita e maturazione nella quale seguiamo con trepidazione il viaggio di Luke, un ragazzino adolescente che ha perso da poco il padre e che cerca di adattarsi alla nuova vita dopo il trasferimento da Vancouver alle terre selvagge dell’Artico. Nel film Luke è costretto a prendere una decisione difficile e rischiosa quando soccorre un cucciolo di orso polare di tre mesi e decide di riportarlo alla madre. Ma quella che pensava sarebbe stata una spedizione breve e divertente si trasforma in un’avventura rischiosa che lo porterà ad affrontare terribili tempeste, ghiacci che si sciolgono, fame e oceani ghiacciati.

    Lungo il viaggio, il pubblico si accorgerà che noi e gli orsi polari siamo semplicemente delle specie animali diverse che si trovano a vivere sullo stesso meraviglioso pianeta. A mano a mano che la storia va avanti capiamo che proprio come il cucciolo che sta tentando di salvare, anche Luke è una creatura in pericolo… La sua spedizione ci ricorda di continuo ciò che stiamo perdendo a causa del riscaldamento globale.

    Il mio amico Nanuk affronta queste grande questioni ma è soprattutto una piccola e intima analisi di come un ragazzino e un cucciolo vengono messi a dura prova dagli elementi naturali. Non potendo più fare a meno l’uno dell’altro, riusciranno a sopravvivere in questi spazi immensi, in mezzo a paesaggi mozzafiato di una bellezza straordinaria. E io ho voluto sottolineare i contrasti tra l’intimità e l’immediatezza di un piccolo film incentrato su un solo personaggio e la maestosità del paesaggio artico.

    Vi chiederete sicuramente come abbiamo fatto a gestire sul set per 8 settimane i  cuccioli degli orsi polari (ne abbiamo usato più di uno) e se questi hanno avuto la meglio su di noi!... Abbiamo affrontato la sfida in modo franco e diretto, con rispetto, creatività, adattamento e tanta improvvisazione. Abbiamo lavorato con il miglior addestratore di orsi polari al mondo, Mark Dumas che ha portato sul set il suo famoso orso polare, Agee, un esemplare femmina che ha interpretato il ruolo della madre.  Mark Dumas si è anche occupato di gestire i cuccioli.

    Ho preferito girare in esterni e non in studio e di lavorare con degli attori in carne e ossa (uomini e ursus maritimus) invece che con i computer anche nelle scene più difficile dal punto di vista tecnico perché il mio obiettivo principale è essere realistico e credibile, essere aperto  e esplorare le differenze tra il lavoro sul set e quello in post-produzione.  Abbiamo filmato ciò che vedevamo, vivendo l’esperienza e facendo tutto il possibile per far si che il film fosse elettrizzante, sorprendente, realistico e fantasioso come le straordinarie creature con cui dividiamo questo mondo».

    Alle sue parole fanno eco quelle di Quilici, per anni regista e documentarista per il National Geographic: «Il mio amico Nanuk racconta una  storia emozionante. Ciò che lo rende unico è la combinazione di tre elementi chiave: l’emozione di vedere un cucciolo di orso polare, la brutalità e la bellezza del paesaggio artico e la dolcezza dell’amicizia tra un ragazzino e un orso polare, separati entrambi dalle loro madri. E’ interamente girato oltre il circolo polare artico, ed è dedicato alle famiglie e ai giovani e rientra in quella categoria di film che recentemente in Italia hanno avuto ottimi risultati al box office come Belle e SébastienVita di Pi.

    Purtroppo negli ultimi anni, a causa del riscaldamento globale e mentre cercano disperatamente del cibo, gli orsi polari e i loro cuccioli si spingono fino ai villaggi dell’Artico avvicinandosi pericolosamente agli uomini. Le ricerche indicano che il calo della popolazione degli orsi polari è direttamente collegato allo scioglimento dei ghiacci nelle baie di Hudson e di Baffin, e questo spinge gli orsi polari verso la terra ferma, sempre più vicini agli insediamenti umani. Il mondo moderno sta prendendo il sopravvento sulle regioni polari e mi auguro che questa storia riesca a far riflettere sul fatto che lassù, nel Grande Nord, c’è un mondo da far conoscere e così proteggere, il mondo degli orsi bianchi.

    Ho scritto questo film qualche anno fa dopo aver completato le riprese nell'Artico canadese per una serie televisiva per Discovery Channel. Viaggiando nelle terre polari ho capito quanto questo apparente deserto di ghiaccio sia in realtà pieno di vita.  In primavera milioni di uccelli e mammiferi marini migrano in quelle che vengono chiamate le oasi polari. Quale scenario migliore allora per un grande film d’avventura?

    Volendo realizzare un film che ha come protagonista un cucciolo di orso polare, il più grande mammifero carnivoro – animale particolarmente feroce, specie rara e protetta – è bene che sappiate che la vera star è lui. Trovarlo è stato più difficile che ingaggiare un divo di Hollywood.

    Un conto è scrivere la storia di un cucciolo, trasformarla in romanzo e in sceneggiatura, altra cosa è trovarlo, trasportarlo, addestrarlo e averci a che fare giorno dopo giorno su un set cinematografico.

    Ma questo film  era il mio sogno e non ho mollato finché si è realizzato. Il progetto destò subito l’interesse di un grande produttore americano Jake Eberts. Con Jake abbiamo trovato i finanziatori internazionali necessari alla produzione. Il primo investitore e in qualche modo il più importante, in quanto primo, fu proprio la Medusa Film italiana. La sceneggiatura fu scritta insieme a Hugh Hudson (regista Premio Oscar per Momenti di gloria). Purtroppo Jake Eberts poco prima dell’inizio della produzione ci lascia; lo ricorderò sempre con particolare affetto e riconoscenza, per aver creduto in me, nella mia storia, e per avermi insegnato cose importanti sul piano produttivo. A questo punto il regista Hugh Hudson ha preferito tirarsi indietro data la scomparsa dell’amico e collega. Il film era pronto a partire e io diedi l’incarico a Roger Spottiswoode di lavorare con me con un accordo di co-regia prendendo il posto di Hudson. Un altro importante elemento di questo film è il cameraman specializzato in regioni polari Doug Allan (tre Emmy Awards per la serie Il pianeta vivente e Life in the freezer della BBC) con lui abbiamo realizzato le riprese più avventurose di cuccioli e madri di orsi nel loro habitat naturale nelle isole Svalbard.

    Un film con un attore bambino - Dakota Goyo - e un cucciolo di orso di 4 mesi come protagonisti non era mai stato realizzato prima ma ero sicuro che sarebbe stato possibile, questo anche grazie alla mia esperienza per oltre tre anni di riprese in Artico per Discovery Channel (per la serie in 13 puntate Artico: ultima frontiera trasmessa da Rai Uno).

    Filmare con Dakota e il cucciolo è stato divertente e difficile al tempo stesso. I cuccioli di orso riescono a mantenere l’attenzione per poco tempo. Adorano giocare ma sono irrequieti.  Abbiamo anche scoperto che sono frenetici la mattina fino a quando non mangiano. Poi dormono per circa due ore e nel pomeriggio sono molto più docili e calmi.  Quando abbiamo preso coscienza dei loro ritmi, abbiamo iniziato a girare la mattina le scene d’azione nelle quali i cuccioli devono correre e scappare mentre tutte le sequenze che prevedevano gli abbracci le abbiamo girate nel pomeriggio.

    Durante i 32 giorni di riprese, sono nate nuove amicizie ma abbiamo avuto anche qualche problemino. Per fortuna, Dakota adorava il cucciolo e tra i due si è instaurato un bel rapporto. L’addestratore ha addirittura pensato che il cucciolo considerasse Dakota un fratello e un compagno di giochi. Il cucciolo baciava Dakota, gli faceva le carezze con le zampe, correvano e lottavano insieme.

    Le riprese hanno presentato qualche pericolo. Un giorno due ore dopo aver finito le riprese sul ghiaccio con una troupe di cento persone, una grossa parte della banchisa polare su cui eravamo ci si è staccata accanto a noi ed è scivolata nel mare Artico; per fortuna senza di noi.

    Le parti del film ambientate nelle zone più selvagge sono state girate nel nord dell’isole norvegesi Svalbard, 1.600 chilometri a sud del Polo Nord.  Nel mese di aprile la troupe è rimasta intrappolata a causa di una tempesta che li ha costretti a restare chiusi nelle tende per 10 giorni a 150 chilometri da Longyearbyen, il villaggio più vicino. La visibilità era pari a zero rendendo impossibile spostarsi con la motoslitta a causa dei molti crepacci che si aprono in quella zona».

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    FilmTv Rivista di FilmTv Rivista
    5 stelle

    Compresso tra una sterminata produzione per bimbi e le saghe fanta-soprannaturali per giovani adulti, il cinema per ragazzi oscilla tra il sottovalutato, l’inesistente e il pomeriggio estivo di Italia 1. Il mio amico Nanuk, sulla carta (del romanzo di Brando Quilici, che contribuisce anche con le riprese della natura polare), ha le potenzialità per intrattenere felicemente... leggi tutto

    1 recensioni sufficienti

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