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La trattativa

Regia di Sabina Guzzanti vedi scheda film

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La recensione su La trattativa

di mc 5
10 stelle

Un film appassionante, uno slancio sincero e di generosa ricerca della Verità sui fatti più tragici che hanno caratterizzato le cronache degli ultimi decenni della nostra storia. Un compito difficile e denso di trappole, facilmente esposto a molteplici critiche ma che Sabina ha affrontato con determinazione e sicurezza. Il risultato è un'opera bellissima, quasi commovente nella nuda umiltà con cui la regista si pone di fronte a realtà molto più grandi di lei e di noi, mossa soltanto dalla voglia di indagare, che è il passaggio subito successivo a quello che ci accomuna un pò tutti, quello della Indignazione. Molto si è parlato del controverso tema di un' ipotizzata trattativa tra la Mafia e pezzi dello Stato. Un'ipotesi sempre meno nebulosa, sempre più delineabile nei suoi contorni apparentemente inestricabili. Sabina fa nomi e cognomi di ufficiali dei carabinieri e altri servitori dello Stato, ma anche politici, che non hanno fatto il loro dovere, probabilmente mossi dall'intenzione di non turbare certi delicati e oscuri equilibri. E' un panorama assolutamente inquietante quello che esce da questa pellicola, uno scenario che pochi hanno osato illuminare con articoli e inchieste: la Guzzanti -onore al merito- ci ha provato dotata del suo consueto coraggio da leonessa, con quello spirito scomodo che l'aveva già guidata nel precedente "Draquila". Un cinema che trova un referente all'estero nelle opere di Michael Moore (che non a caso proprio come Sabina nella sua patria si è dovuto difendere da una infinità di attacchi anche sul piano personale). E' chiaro infatti che quelli come Sabina sono fumo negli occhi per chi subodora ovunque "piani destabilizzatori" o -peggio ancora- "comunisti". Perchè lei è così, cane sciolto non inquadrabile, e quindi dà fastidio come lo diedero a loro tempo i Girotondi o il Marco Travaglio dei suoi tempi migliori. E chi non l'ha mai potuta vedere -guarda caso!- sono proprio (e qui ci avviciniamo al tema del film) coloro che hanno sempre sputato sull'Antimafia dei vari Giancarlo Caselli (dal tristissimo Lino Jannuzzi al potente e furbissimo Giuliano Ferrara, uomo senza vergogna per eccellenza).
Non è il caso qui ora di entrare nel dettaglio dell'opera, la trama è una somma di trame oscure (mi si perdoni il gioco di parole), di trucchi, di ipocrite alleanza nascoste. Qui si parla di anni della nostra vita. E se ne parla con coraggio quasi incosciente, quel coraggio che guida questa piccola donna folle che è Sabina. Che non ha certo paura di indicare i legami tra Mafia e Politica. Prima quelli acclarati-che sono ormai Storia d'Italia- tra Democrazia Cristiana e Cosa Nostra, poi soppiantati da quelli più recenti che hanno visto protagonista Silvio Berlusconi e il suo Partito Personale. E su quest'ultimo inquietante legame la Legge si è espressa con chiarezza assoluta giudicando il Dottor Dell'Utri responsabile primario e accertato di solidi contatti con boss di Cosa Nostra. Il film lo dovrebbero vedere tutti, io lo trovo imprescindibile per la nostra dignità di cittadini italiani. Vi recitano attori di una bravura impressionante ancorchè sconosciuti, fatto salvo per un unico professionista celebre come Ninni Bruschetta, uno dei migliori attori italiani viventi, qui peraltro alle prese con una prova formidabile. Ultima segnalazione per le musiche composte dal Maestro Nicola Piovani e per la formidabile fotografia del solito bravissimo Daniele Ciprì. Il cinema di Francesco Rosi e di Elio Petri non è morto, magari ritorna sotto altre forme ma è vivo. E questo è l'importante.

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