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Maps to the Stars

Regia di David Cronenberg vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Maps to the Stars

di canali80
9 stelle

Scrivere di “Maps to the Stars” così come scrivere di un qualsiasi film di Cronenberg è impresa assai ardua e impegnativa. Il Cinema del regista Canadese imperversa sul grande schermo da quasi cinquant’anni, mutando forma continuamente, ma lasciando un’impronta innegabile di personale analisi dell’umanità (e non solo). Maps to the Stars arriva a distanza di due anni dal capolavoro Cosmopolis del 2012, spietato affresco sul capitalismo che tanto aveva fatto parlare di se e che nonostante fosse la naturale evoluzione dei film precedenti, manteneva anima ed estetica Cronenberghiana, scurrile e volgare da un lato, liscia e patinata da un altro. Maps to the Stars non fa eccezione, la trama, anche se di secondo piano (come in ogni film di Cronenberg che si rispetti) rispetto alla vera natura del film, narra di personaggi putridi ed egoisti che vivono nello splendente (almeno in apparenza) mondo dello star system Hollywoodiano, mondo tanto affascinante quanto mostruoso, in grado di ingoiare anime per vomitarle mal digerite e private di ogni moralità e dignità. Havana (un’ottima Juliette Moore), attrice ormai arginata dal mondo del Cinema e donna intrappolata dalle proprie paure e dal proprio passato è ossessionata dal fantasma della madre che in passato abusava sessualmente di lei, il suo psicoterapeuta, il Dott. Stafford Weiss (un truccatissimo John Cusak) è un truffatore televisivo sposato con la complessata sorella Christina (Olivia Williams), che non avrà scrupoli per sbarazzarsi della problematica figlia Agatha (la ormai sempre più quotata Mia Wasikowska) ex piromane nata da un rapporto incestuoso che è tornata in città per chiedere ammenda (a causa di un episodio passato) al suo fratellino Benjie Weiss (Evan Bird) giovane Star “a la Justin Bieber”, tredicenne tossicodipendente imprigionato dai fantasmi dei propri sensi di colpa. A chiudere lo squallido quadretto ci pensa l’autista e sceneggiatore Jerome interpretato da un Robert Pattinson che ricorda tantissimo quello già visto in Cosmopolis, forse l’unico personaggio “buono”, ma che inesorabilmente verrà inghiottito anche lui dal sistema Cronenberghiano/Hollywoodiano.  Cronenberg rappresenta questi personaggi come se fosse un film horror (e come solo lui sa fare!) estrapolandone il lerciume più profondo, passando da scene di sesso a tre con masturbazioni in primo piano a macchie di sangue mestruali su un divano bianco, oppure dagli allucinanti dialoghi tra “baby-star” (con giovani fan che comprano on-line le feci di giovani Teen-Star) a peti in bagno causati da improvvise stitichezze farmacologiche. Il tripudio dello schifo è descritto attraverso i suddetti personaggi, schifo che prende forma all’interno di locali senza macchia e senz’anima, minimalisti e vuoti come lo spazio che ci circonda, contornati da un’aura che ci comprime il torace impedendoci di respirare (sensazione ricorrente nei film di Cronenberg), sembra quasi di entrare in un girone Dantesco, ma non all’Inferno, bensì sulla Terra, stavolta a Los Angeles, popolata da umani disgustosi e dai loro fantasmi. E così Agatha (il personaggio forse più importante del film) riuscirà a redimersi arrivando al gesto estremo, uccidendo e uccidendosi per liberare e liberarsi una volta per tutte da quel mondo senz’anima e da quelle persone senza morale. Cronenberg, strizzando a volte l’occhio all’altro grande autore horror David Lynch (in più di una scena sembra di assistere a una pellicola di quest’ultimo), crea un altro capolavoro, naturale evoluzione del suo Cinema e della sua (settima) arte riuscendo nell’impresa di plasmare un mondo angosciante, ricordandoci che siamo solo creature fini a noi stesse e destinate inesorabilmente ad un’orribile e tragica fine.

 

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome

 

Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome

 

E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti
Libertà.

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