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Il rosa nudo

Regia di Giovanni Coda vedi scheda film

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La recensione su Il rosa nudo

di reginaldo
10 stelle

Lavoro straordinario e fondamentale questo di Giovanni Coda, soprattutto considerando che gli scritti autobiografici di Pierre Seel (“Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel”) non sono stati mai tradotti in Italiano. Scritti di inestimabile valore, in quanto testimonianza diretta degli orrori del nazismo nei confronti delle migliaia di persone omosessuali internate nei campi di sterminio; e in quanto, in seguito a tale straziante denuncia, avvenuta dopo anni di tormentata elaborazione interiore da parte del sopravvissuto, lo stato francese ha finalmente riconosciuto l’autore, nel 1995, come vittima delle persecuzioni naziste. La portata poetica del bellissimo racconto visivo di quei momenti orribili  è tale da condurre lo spettatore a trasfigurare la propria collocazione nel tempo e nello spazio e a porsi in una dimensione universale: quei luoghi (non a caso le location sono una cartiera e un poligono di tiro abbandonati) sono “qui” e i momenti che si susseguono senza delle apparenti connessioni temporali rappresentano anche, e fondamentalmente, “l’ora”. E’ possibile cogliere la presenza dei personaggi coinvolti, in balia delle violenze più assurde e inumane, con lacerante immediatezza, fino ad immedesimarsi nella loro umanissima debolezza. Gli attori, e le voci narranti, trasmettono con pienezza espressiva la poetica di Coda: emerge la condizione universale e strutturale di fragilità dell’uomo, la crudeltà pronta a sprigionarsi inspiegabilmente, ma anche il suo bisogno infinito di affetto e solidarietà.

La narrazione verbale e visiva di quelle lancinanti violenze va quindi ben oltre le dimensioni storiche, per farsi ingombrante “presenza”, e monito di sempre possibili e incombenti tragedie I fatti evocati nel film avvenivano settanta anni fa in Alsazia, in luoghi di tortura vicinissimi a Strasburgo, oggi cuore dell’attività politica e sociale della nostra Europa. Dove ancora oggi cieche e ottuse espressioni di intolleranza continuano a calpestare la dignità e i diritti fondamentali della persona.

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