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The Rover

Regia di David Michôd vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Rover

di maurizio73
6 stelle

L'ombra minacciosa di un destino cupo e sanguinario ritorna ad offuscare il cielo di un devoto della cabala in cerca di scampo, laddove la fiducia nella solidarietà tra simili è ormai irrimediabilmente compromessa e l'unico riscatto possibile alla propria disumanità sembra l'atto di devozione verso il miglior amico dell'uomo.

Dopo il furto della sua auto da parte tre uomini in fuga da un conflitto a fuoco con l'esercito, il solitario e disilluso Eric si mette sulle loro tracce, anche grazie all'aiuto del giovane e disadattato fratello di uno dei tre che era rimasto indietro a causa di una grave ferita. Il rapporto che si crea tra i due cambierà le aspettative di entrambi ma non servirà a salvarli da una resa dei conti finale in un mondo senza più regole nè umanità.

 

locandina

The Rover (2014): locandina

 

Abile e arruolato dal precedente e fortunato exploit del regista australiano, Guy Pearce sembra avere la faccia giusta e le phisique du role per impersonare un anti eroe tormentato ed solitario che si muove come un fantasma nelle spettrali e polverose lande di un paesaggio post-apocalittico, alla ricerca di una identità morale che passi necessariamente attraverso l'autodistruzione dell'incipit o l'espiazione dell'epilogo. Tra queste due condizioni terminali dell'uomo e del personaggio, si snoda la costruzione di un film che anche grazie agli accorgimenti del montaggio, sviluppa il suo itinerario on the road alla ricerca del punto remoto di un orizzonte esistenziale che gli sconfinati paesaggi del deserto australiano non ci lasciano intravedere, maturando piuttosto la graduale consapevolezza di una prostrazione umana costretta ad attraversare tutte le tappe di una dolorosa e desolata via crucis fatta di morti ammazzati e tenutarie ammonitrici, solitarie interniste bisognose d'affetto e minorati dal grilletto facile in cerca di una figura paterna. L'ombra minacciosa di un destino cupo e sanguinario insomma ritorna ad offuscare il cielo di un devoto della cabala (First Snow - 2006) in cerca di scampo, laddove la fiducia nella solidarietà tra simili è ormai irrimediabilmente compromessa e l'unico riscatto possibile alla propria disumanità sembra l'atto di devozione di un rito funebre destinato al miglior amico dell'uomo. Astraendo il discorso nichilista già principiato con Animal Kingdom (nome che è tutto un programma!) dalle suggestioni di una ricostruzione narrativa che si ispira alla cronaca nera ed a fatti realmente accaduti, Michod mette in scena un dramma tetro e disperato in cui la desolazione dell'animo umano è mirabilmente evocata dalle brulle asperità di un paesaggio arido e assolato e tenendo alta l'attenzione dello spettatore attraverso un motore narrativo che punta dritto al cuore di una motivazione tanto banale quanto fondamentale; perchè quando non si ha più nulla da perdere anche i piccoli gesti possono valere il senso di una vita. Contributi tecnici di buon livello, comprese le sincopate sonorità delle musiche di Antony Partos. Bravo Pearce, che invecchiando sembra migliorare come il buon vino, ma bravo anche un sorprendente Robert Pattinson uscito dal patinato clichè del bel tenebroso delle saghe teen-horror ed approdato ad un mondo adulto e crudele in cui l'auto-da-fè non si riserva solo ai vampiri. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2014 non avrà avuto i riconoscimenti ed i meriti della ribalta internazionale dell'opera prima, ma conferma la qualità di un cinema che non può lasciare indifferenti.

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