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The Rover

Regia di David Michôd vedi scheda film

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Isin89

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Rover

di Isin89
8 stelle

Desertico, arido, spoglio e immensamente silenzioso. The Rover è la sublime prova registica di David Michôd che da sfoggio di tutto il suo talento nel trattare e mettere in scena una sceneggiatura scarna e quasi priva di intensità per puntare interamente sulla potenza visiva delle inquadrature e della fotografia. Quando si dice che la sceneggiatura conta ben poco e che la buona riuscita sta tutta nelle mani del regista e nella sua capacità di dotare ogni immagine dell'intensità necessaria. Qui ci troviamo di fronte a uno di questi esempi.

A stupire non è la storia né i singoli dialoghi ma la claustrofobica rappresentazione del deserto australiano così immenso e inospitale che finisce per opprimere chiunque lo attraversi. La trama del film non racconta niente che non abbiamo già visto ma attinge da molte altre storie e racconti a cui abbiamo sicuramente assistito in precedenza. Molti spunti vengono dallo stesso 'Mad Max' di George Miller, soprattutto per quanto riguarda le scenografie spoglie e l'ambientazione futuristica in cui vige a pieno l'anarchia e la criminalità. The Rover è un thriller-noir con caratteristiche tipiche del road-movie, un viaggio disperato alla ricerca di un misterioso oggetto contenuto nell'automobile del protagonista Eric, uno straordinario Guy Pearce. La regia di Michôd è titanica e impressiona a ogni fotogramma. Il ritmo è lentissimo e ben suggerisce l'idea di staticità che pervade gli ambienti, la fotografia calda e arida riesce a trasmettere efficacemente il senso di oppressione e di calura che contraddistingue il deserto e i silenzi, che regnano quasi per tutto il film, sono probabilmente gli elementi di maggior impatto dal momento che aumentano la percezione di trovarsi persi in mezzo al nulla. Un alone di mistero avvolge la storia intera e i suoi personaggi, specialmente Eric. Di lui non si sa nulla, non si sa chi sia né da dove venga, non si sa cosa faccia nella vita né quale sia il suo scopo. Tutto ciò che sappiamo è che maneggia le armi con maestria, è probabilmente una persona pericolosa, si sa difendere molto bene e pare aver avuto un lungo passato oscuro.

Il fulcro della narrazione è rappresentato ovviamente dal ritrovamento del misterioso oggetto contenuto nel bagagliaio dell'auto che tanto importa a Eric da costringerlo a una lunga e drammatica impresa. Questo funge quasi da MacGuffin e fino alla fine rimane nascosto mantenendo l'interesse dello spettatore sempre vivo. Ciò che importa e salta all'occhio non è tanto il contenuto ma tutto quello che gravita intorno. Le drammatiche situazioni che si creano, il rapporto bizzarro tra il silenzioso protagonista e il problematico Rey e il realismo con il quale il regista ci racconta una semplice storia. Il nefasto viaggio di Eric verso la meta ci permette di esplorare la realtà spietata di un paese distrutto e degradato, logorato dall'assenza di autorità competenti e dalla vita inospitale che esiste al di fuori dei centri urbani. Un film incredibile che vive delle espressioni disagiate dei suoi protagonisti e dell'incredibile forza d'impatto di ogni singola immagine.

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