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Blue Jasmine

Regia di Woody Allen vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Blue Jasmine

di Baliverna
8 stelle

Jasmine si vendica del tradimento, e si ritrova a perdere tutto.

*** CONTIENE ANTICIPAZIONI *** Devo dire che mi è piaciuta questa prova moderna di Woody Allen, e penso che gli sia riuscita perché ha accettato di "scomparire" e di rinunciare a qualsiasi narcisismo o ruffianeria, come però ha fatto molte volte negli ultimi anni. Dunque l'ormai vecchio occhialuto di Manhattan si è seduto e, con la sua ormai famosa macchina da scrivere, ha scritto un film secondo la sua vocazione di indagatore delle relazioni amorose, delle crisi e delle rotture. E ha radunato una squadra d'attori tutti bravi.
La protagonista è una quarantenne piena di acciacchi e di ferite - non fisici ma interiori - soprattutto a causa di un divorzio che l'ha devastata dentro e nel cervello. A mio modo di vedere, tuttavia, si può distinguere in questa situazione la ferita inferta dal tradimento da parte del marito e quella che lei si è inferta con le sue mani. Forse è la seconda a farle più male, e a provocarle quei terribili scompensi, come il parlare da sola e gli attacchi di ansia. Mi riferisco al fatto che lei, ricevuta la disinvolta confessione del marito, decide di denunciarlo all'FBI per i suoi imbrogli di promotore finanziario. Non lo fa per senso di onestà verso i truffati, ma per pura vendetta scatenata a caldo in un momento di ira. Tramite di essa il marito finisce sì in galera, ma lei ottiene il doppio disastro di trovarsi con la casa e i conti sequestrati, e di perdere ogni rapporto col figlio, del quale avrebbe avuto tanto bisogno. Altro che vendetta consolatrice (anche se non lo è mai); con tutte le forze che aveva si è data invece la zappa sui piedi.
Devo dire che il personaggio è convincente, sia per l'interpretazione di Cate Blanchet che per la scrittura stessa di Allen. Anche certi particolari sono indovinati, come la smania di rivalsa dopo la caduta, con improbabili corsi e futuri impieghi da decoratrice. Mi sono piaciuti i suoi sfoghi isterici (mai teatrali o eccessivi), l'ansia e la fragilità che la caratteirzza. Il fatto che l'attrice sia un tantino sfiorita, gioca a favore del personaggio. Il marito, dal canto suo, è costruito sulla falsariga di un personaggio che vediamo più volte nei film del regista newyorchese, cioè quello del pallone gonfiato, fanfarone, furbo, manierato ma falso, che però ha un maledetto successo. In questo caso, tuttavia, non la passa franca. Gli altri personaggi, benché meno presenti, hanno tutti dei tratti interessanti. In generale, Allen mette il dito sulla piaga di tante magagne umane, soprattutto di coppia, per fortuna senza riderne e senza compiacersene.
Non è un capolavoro, ma è un'opera degna del suo creatore. Se guardiamo bene, poi, di autori che sanno coniugare l'intelligenza, i contenuti, niente effetti speciali, con un discreto successo di pubblico ne restano pochissimi.

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