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Upstream Color

Regia di Shane Carruth vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Upstream Color

di alan smithee
7 stelle

V.I.P.=VERY INDIPENDENT PERSON: IL CINEMA FATTO IN CASA (ma assai professionale) DI SHANE CARRUTH

CINEMA OLTRECONFINE – CINEMA SANS FRONTIERES - MERCURY, NICE.

Controllo della mente. Furto di identità e di tutto ciò che si possiede o di cui si può venire a contatto. Contagio possibile, da evitare per non dare nell’occhio ed agire indisturbati.

I padroni del mondo, o coloro che ambiscono a ricoprire tale ruolo, devono trovare il modo di soggiogare a sé e piegare a proprio vantaggio menti a loro estranee, godendo dei privilegi a cui costoro hanno accesso.

A questo bieco fine un tizio esperto in piante e larve di insetti, confeziona capsule contenenti i vermetti che poi, fatti ingerire fraudolentemente alle vittime designate, conferiscono a costoro uno stato di passività mentale che li rende come dei libri aperti, soggiogabili e vittima delle ingerenze altrui.

Tra queste vittime conosciamo la bella Kris, che tramortita in un club si ritrova nel corpo una larva che la rende un essere manipolato mentalmente da un tizio che la induce a liberarsi di tutte le sue ricchezze a suo favore.

Ridotta sul lastrico, catturata da un enigmatico allevatore di maiali che, non proprio in modo disinteressato, la salva da quel contagio senza via di scampo, da la donna incontra un ex broker, pure lui dalla vita distrutta, non solo economicamente. Sul corpo, sulla pelle, entrambi presentano le stesse cicatrici di un evento di cui serbano solo vaghi ricordi.

Assieme riusciranno a ricostruire l’enigma che ha devastato loro la vita, scoprendo poi di non essere soli, e anzi riuscendo a radunare altri sventurati attorno all’allevamento che custodisce le povere bestie, pure loro vittime innocenti e parti integranti e fondamentali di un piano diabolico spinto al di là di ogni pudore etico e morale.

A quasi dieci anni dal suo interessante esordio girato con due soldi e tanta voglia di fare, torna Shane Carruth in tutte le vesti possibili (regia, produzione, sceneggiatura, interpretazione, montaggio, musiche e chissà cos’altro!) per tirare le fila di un altro thriller psicologico piuttosto complesso e cervellotico, che sostituisce tuttavia la parola (abbondante e quasi stordente nell’esordio di Primer) con lo sguardo complice, attonito, straniato dei due devastati protagonisti, vittime prescelte che trovano la forza di reagire. Effetti speciali poveri e centellinati con parsimonia, ma estremamente convincenti per un film teso e folgorante che sa inquietare e rivelarsi allarmante.

Belli ed "inverosibilmente" convincenti i due protagonisti.

 

 

 

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