Espandi menu

Quarto potere

Regia di Orson Welles vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Marcello del Campo

Marcello del Campo

Iscritto dall'8 marzo 2011 Vai al suo profilo
  • Seguaci 76
  • Post 32
  • Recensioni 177
  • Playlist 30
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Quarto potere

di Marcello del Campo
10 stelle

 

  

IL POTERE (E L’INGANNO) DEL DENARO

 

Orson Welles costituisce un mito del cinema. Il suo Quarto potere fa parte di quei classici che si rivedono come se si trattasse della prima volta, al pari di Ombre Rosse di John Ford, di Casablanca di Curtiz-Bogey, di 2OO1 di Kubrick.

Citizen Kane (Quarto potere) è l’unico film sul quale tutta la critica si è sempre trovata d’accordo: è tra i primi dieci film della storia del cinema, sia che il critico si chiami Aristarco sia che si chiami Fofi. Un capolavoro al pari dei grandi film di Chaplin, Ejzenstejn, Keaton e Renoir.

Welles è stato uomo pubblico e giovane prodigio (a 25 anni, nel 1940, gira in 4 mesi, dal 29 giugno al 23 ottobre Ciziten Kane, prima ha tentato la riduzione di Cuore di Tenebra di Conrad (conradiana è tutta la sua opera), ha offerto se stesso in grandi interpretazioni (nei suoi film, nel Terzo uomo di Carol Reed, nella Ricotta di Pasolini, in particine per John Huston, Siodmack), ma si è anche abbassato, per necessità di denaro, fino a Steno e a film dimenticati, senza mai badare al loro livello.

Le sue scelte sono sempre state dettate dal pragmatismo di fondo cui l’uomo Welles (mezzo Kurz e mezzo Emerson) ha sacrificato l’alone mitico che circonda le personalità geniali. Scelte che però gli hanno permesso di realizzare i film che giustamente lo hanno reso un maestro del cinema.

Di Citizen Kane lo stesso WeIles - esagerando in proprio, lontano dai clamori dei “Cahièrs” che decidono di Nick Ray e di Wenders e altre riviste che costruiscono le storie dei cineasti - ha affermato: “Tutta la storia è lì dentro, nella frase che John Foster dice al suo banchiere: ‘avrei potuto essere un grand’uomo, se non fossi stato così ricco’. Una causa qualsiasi può distruggere la grandezza: una donna, la malattia, la ricchezza. La mia avversione per la ricchezza in sé non è un’ossessione. Non credo che la ricchezza sia l’unica nemica della grandezza. Se fosse stato povero, Kane non sarebbe stato un grand’uomo, ma quel che è certo è che sarebbe stato un uomo di successo. Lui pensa che il successo comporti la grandezza. (…) Kane arriva a possedere una certa classe, mai però la grandezza. Siccome è padrone di una delle più grandi tribune del mondo, tutto gli sembra facile. Il suo più grande errore è quello dei plutocrati dell’America di quegli anni che credevano che il denaro conferisse automaticamente a un uomo un certo rango.

Quarto potere è la storia di una ricchezza senza grandezza. Forse questo può essere il senso della misteriosa parola dì Kane morente, Rosebud, lo slittino che bruciando nasconderà a tutti il segreto significato di questa parola, “qualcosa che non poté avere o qualcosa che perse”.

Del talento di Welles, delle invenzioni del suo cinema, della magia dell’operatore Gregg Toland, delle belle musiche di Bernhard Herrmann (il musicista di Hitchcock) lo spettatore si renderà conto senza ausilio alcuno: il grande cinema è anche il più semplice.

 

 

 

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati