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Quarto potere

Regia di Orson Welles vedi scheda film

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La recensione su Quarto potere

di callme Snake
10 stelle

Citizen Kane si apre con un divieto: "No Trespass". Citizen Welles è consapevole della radicalità del mostro che sta per partorire. D'altro canto la sua fama di genio lo precede, tant'è che Francis Scott Fitzgerald, in una serie di racconti sul mondo del cinema pubblicati nel 1940, fa' dire ad un suo personaggio "non mi stupirebbe se Orson Welles fosse la più grande minaccia piovuta a Hollywood da anni". Niente di più vero. Dopo la paranoia radiofonica della Guerra dei Mondi "il genio" approfitta di una libertà inaudita concessagli dalla Rko (che non ripeterà più lo "sbaglio", licenziandolo dopo L'Orgoglio degli Amberson) e crea IL Film della storia del cinema (secondo un luogo comune diffuso ma non del tutto inappropriato). Quello che per Borges è "un labirinto senza centro" (quindi, aggiungo io, in un certo senso simile alla musica atonale del Novecento) e che destò l'ammirazione più totale dei giovani turchi dei Cahiers. Il merito certo non è solo di Welles: cosa sarebbe Quarto Potere senza la fotografia di Gregg Toland? La profondità di campo come alternativa ad un uso del montaggio alternato e del montaggio interno aderisce perfettamente agli intenti morali del film: forma (profondità di campo e stratificazione dell'immagine in particolare, ma anche il montaggio spezzettato e il piano sequenza, per non parlare del grandangolo e dell'attenzione al dettaglio) e contenuto si sposano alla perfezione divorziando dalla pratica comune ("l'incertezza in cui si resta a riguardo della chiave spirituale o dell'interpretazione è iscritta nel disegno stesso dell'immagine"; Bazin). Il Capitale viene analizzato e smitizzato; dietro la figura di Charles Forster Kane si stagliano quelle reali di Howard Huges e William Randolph Hearts; le diversità dei punti di vista (in fondo Citizen Kane è il primo vero film dossografico) non riescono a cogliere la mancanza e il vuoto della persona Kane (un vuoto antico e semplice; l'assenza di una madre e di un'infanzia piegate alla logica del benessere); l'esposizione al pubblico dominio fatica a nascondere la solitudine dell'individuo, incapace di amare e di farsi amare. Il mistero e la curiosità sono i motori della narrazione dell'ascesa e discesa del titano della stampa, ma In fondo la sconvolgente verità su Kane tanto ricercata non esiste, è frutto di un grande misunderstandment, o peggio è un caso mediatico. Rosebud era lì, sotto il nostro naso, ed era qualcosa di semplice e simbolico, ma anche noi, ammagliati dalle sirene del quarto potere (e della settima arte) non ce ne eravamo accorti, propensi a mitizzare e mistificare piuttosto che a comprendere e riflettere. Quarto Potere è un film davvero straordinario, come la sfortuanta filmografia del regista (e attore; qui regala una prova sconvolgente, interpretando la giovinezza e la vecchiaia, la sfrontataggine e la debolezza con una versatilità ed un mimetismo increbili, sempre mascherato e camuffato, in pieno stile Welles). Altro che opera sopravvalutata! Parafrasando un altro gigante (dei due decenni precedenti), l'Erich Von Stroheim aiuto regista di Griffith e regista di Rapacità: Pieni Poteri a Welles!

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