Cadenas - La recensione di FilmTv
La recensione di FilmTv
Lungo la tratta ferroviaria Mandas-Serri, nell’entroterra di una Sardegna inalterata dal tempo, un manipolo di donne si tramanda di generazione in generazione un mestiere che pare inverosimile, nell’epoca del lavoro telematico: quello di guarda barriera. Ovvero, passaggio a livello umano: in mancanza di una barra telecomandata, pochi minuti prima che il treno passi, le signore in casacca fluorescente tendono una catena (cadena, in sardo) per chiudere la strada che attraversa i binari. L’unico vagone corre via, fischia in segno di saluto, le custodi del passaggio sventolano una mano e rimuovono le catene. Spesso in attesa non c’era nessuno, a volte una macchina sporadica, un gregge di pecore, una bicicletta. Una vita scandita dagli orari del treno: la sveglia, il pranzo, andare a prendere i bimbi a scuola, tutto è in funzione del passaggio del convoglio. Sotto la pioggia, chiuse in auto a sferruzzare, sotto il sole cocente, raccogliendo mandorle e fichi d’India, le guardiane ingannano il tempo e tengono d’occhio i minuti, depositarie eroiche di una realtà fuori dal mondo, mentre 50 chilometri più in là ci sono Cagliari e il terzo millennio. Vincitore del Premio Solinas Documentario per il Cinema nel 2009, il film di Francesca Balbo sa restituire, in modo quasi ipnotico, i tempi dilatati delle attese, il trascorrere dei mesi nella ripetizione di un gesto sempre uguale, l’arretratezza di una terra cocciuta e resistente come il sorriso delle guarda barriere.
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