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Rush

Regia di Ron Howard vedi scheda film

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La recensione su Rush

di Stuntman Miglio
7 stelle

Diavolo di un Ron Howard che continua a cimentarsi con i generi più disparati! E chi se l’aspettava di vederlo affrontare addirittura il mondo dell’automobilismo? Certo, da un regista che ha in curriculum di tutto, dal western crepuscolare al disastro spaziale, dal dibattito politico al riscatto pugilistico, è legittimo attendersi sfide sempre più ambiziose ma non è altrettanto scontato imbattersi poi in risultati che ne siano all'altezza. Negli anni, il prodigio della famiglia Cunningham, ci ha invece ben abituati consegnandoci produzioni mainstream quasi sempre soddisfacenti e di grande impatto. C’è sicuramente il fiuto per la storia giusta, spesso e volentieri incentrata su grandi imprese portate a termine da personaggi tutt’altro che straordinari, e c’è la capacità di contestualizzarla in maniera appropriata. Non è poco e film come “Rush” sono qui a dimostrarlo, tanto più che non è che pullulino titoli a sfondo mototristico. Mi vengono in mente, fra i più recenti, “Giorni di tuono” e “Driven” ma nessuno di questi ha la potenza visiva e l’intensità emotiva di quest'ultimo film sulla Formula 1.
Niki Lauda Vs. James Hunt. Non tanto una sfida sportiva senza tempo ma l’affascinante percorso di vita di due personaggi agli antipodi accomunati dallo stesso obiettivo. Un austriaco tutto disciplina e calcoli e un inglese tutto istinto e testosterone, schierati l’uno contro l’altro dentro e fuori dal circuito ma irrimediabilmente legati da un’indiscutibile propensione alla grandezza. Il resto è storia e Ron Howard la intrappola bene facendo sfrecciare le sue camere fra matrimoni assurdi e terribili incidenti, mantenendo il giusto equilibrio fra gare e vita privata, ripartendo i giusti spazi in parallelo attraverso uno strepitoso lavoro di montaggio ricolmo di raccordi meccanici e dinamici che ben restituiscono l’ebrezza della corsa. Perfetti Bruhl ed Hemsworth nei rispettivi ruoli, scelte di casting azzeccate fisicamente ma anche decisamente ispirate. Appropriato anche il comparto di comprimari con in testa il nostro Favino e la splendida Olivia Wilde ma la marcia in più (qui è proprio il caso di dirlo) questa volta rimane in cabina di regia. Cinema equilibrato e spettacolare, forse un tantino romanzato, certamente non rivoluzionario, ma la scena in cui il crucco conquista la futura compagna vale da sola l’intera visione anche da parte di eventuali profani spatentati.

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