La bottega dei suicidi

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Regia di Patrice Leconte

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Trama

Per anni, i genitori del piccolo Alan hanno gestito un negozio che, nella più misera desolazione, vendeva tutto l'equipaggiamento utile a mettere in pratica il suicidio perfetto. A loro si rivolgevano clienti di tutte le estrazioni sociali, gente piena di problemi di ogni tipo e incapace di sorridere. Crescendo, però, il piccolo Alan è diventato un bambino allegro e pieno di gioia di vivere, capace di contagiare i clienti con il suo ottimismo e di minare gli affari dell'attività di famiglia.

Approfondimento

RITORNO ALLE ORIGINI PER LECONTE

La bottega dei suicidi ha le sue basi nel romanzo fantasioso e pungente di Jean Teulé, ritenuto impossibile da adattare per lo schermo a causa del mondo bizzarro e poco convenzionale che racconta. A far da sfondo alla vicenda è una città popolata da gente che ha perso il gusto per la vita e in cui il negozio di maggior successo commerciale è un'attività che vende veleni e corde per aiutare gli aspiranti suicidi. Non è un caso che i nomi dei componenti della famiglia di negozianti siano Lucrezia, Mishima, Marilyn, Vincent e Alan: ricordano tutti personaggi famosi morti suicidi. A scombinare l'umore negativo di tutti è però Alan, il figlio più piccolo che ha gioia di vivere da vendere. L'universo in cui tutto si svolge è irreale, pieno di cose stravaganti e poco attinenti al mondo reale, e solo la volontà del produttore Gilles Podesta ha spinto il regista Patrice Leconte a prendere in mano la regia del film nel 2008 e lavorare al progetto per ben quattro anni. Per ammorbidirne i toni cupi e renderne l'atmosfera un po' più gioiosa, Leconte ha deciso di farne un musical animato, convinto che la combinazione di musica e animazione avrebbero reso la scorrettezza del film più accettabile al pubblico e meno passibile di critiche (ad esempio, mai si sarebbe accettato in un live action la figura di un padre che spinge il figlio di sette anni a fumare con la speranza che il fumo lo aiuti a sviluppare un cancro ai polmoni o un gruppo di topi a far da coro greco, mostrando come la vita dei ratti sia più invidiabile di quella degli uomini). Lavorare ad un film di animazione ha permesso a Leconte di ritornare indietro negli anni. Nonostante non abbia mai portato al cinema la sua passione per i fumetti, da adolescente il regista ha realizzato alcuni brevi cortometraggi animati da lui stesso disegnati e, dopo essere arrivato dalla provincia a Parigi, ha lavorato come vignettista per la rivista Pilote.

IL ROMANZO DI TEULÉ

Jean Teulé era impegnato nella stesura del romanzo Oh Verlaine!, basato sull'ultimo periodo di vita del poeta, quando le ricerche effettuate sui ragazzi del Quartiere Latino di quel periodo lo hanno fatto imbattere su una raccolta di poesie, intitolata Les Magasin des suicides. Si trattava di alcuni testi incentrati sulle difficoltà incontrate da un gruppo di ragazzi adolescenti. Affascinato dal titolo e dall'età degli autori, Teulé ha deciso di cominciare a scrivere una storia che avesse tematiche opposte a quelle della raccolta, invertendone l'universo con la creazione del personaggio del bambino dodicenne felice in un mondo sinistro e con una famiglia anormale. Pubblicato in 20 differenti paesi, a dispetto di un titolo di scarso appeal commerciale, La bottega dei suicidi è diventato un best seller nell'arco di breve tempo, dimostrando ancora una volta quanto il tema del suicidio - anche se trattato in maniera grottesca e umoristica - fosse universale.
La famiglia Tuvache, proprietaria del negozio situato su Bérégovoy Boulevard, è composta da papà Mishima (come lo scrittore giapponese Yukio Mishima, morto suicida il 25 novembre 1970) e da mamma Lucrezia (come Lucrezia Borgia, esperta preparatrice di pozioni e veleni). I figli hanno il nome di personaggi suicidi famosi: Marilyn (come l'attore Marilyn Monroe), Vincent (come il pittore Vincent Van Gogh) e Alan (come l'inventore informatico Alan Turing, morto dopo aver mangiato una mela che aveva precedentemente immerso nel cianuro). I clienti, invece, spesso sono talmente disperati che la famiglia Tuvanche si ritrova a far ricorso alla propria generosità, regalando loro un sacchetto per la spesa con il loro logo e un pezzo di nastro adesivo in modo da potersi soffocare. Ovviamente i Tuvache non possono testare i loro prodotti perché rischierebbero di morire. L'unica volta in cui ne usano uno - un profilattico bucato, utile agli aspiranti suicidi per beccarsi qualche malattia venerea mortale - mettono al mondo un figlio per loro "degenere". Alan e la sua gioia di vivere sono infatti una disgrazia per gli affari: con la sua visione ottimistica della vita e il sorriso costantemente stampato sul viso, consola i clienti e fa loro cambiare idea, rovinando gli affari di famiglia.

UNA CITTÀ GRIGIA

Accantonando l'idea di realizzare una città futuristica connotata da molteplici colori con il negozio, invece, di un desolante grigio, Leconte ambienta la storia in una città sinistra e triste - una sorta di incrocio tra il 13° distretto di Parigi e una città qualsiasi della Corea del Nord -  in cui l'unica oasi di colore è rappresentata dal negozio per aspiranti suicidi. Le facciate dei palazzi sono minacciose e alte e, di conseguenza, il sole non risplende mai nelle strade, rendendo inquietante anche l'esterno del negozio. L'interno, invece, è un'attrazione multicolorata e piena di oggetti dal forte appeal. I clienti, simbolo di un dolore reale, sono rappresentati con dei tratti talmente sopra le righe da divenire divertenti.
A differenza del romanzo di Teulé, il film termina in maniera ottimistica. Curiosamente, la fine originale non è mai stata usata neanche negli otto adattamenti teatrali portati in scena in varie parti del mondo.

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Note

Dal romanzo fantasioso e pungente di Jean Teulé, il primo film di animazione di Patrice Leconte racconta una storia insolita che - al di là del titolo (che stava per fruttare il paradossale divieto ai minori di 18 anni) - rappresenta uno speciale e stravagante inno alla vita ma rimane un’innocua, grottesca, ripetitiva versione animata di La famiglia Addams, satura di canzoni antidisneyane: l’animazione francese merita, in Italia, altra rappresentanza.

Commenti (1) vedi tutti

  • Un cartone anomalo tra La famiglia Addams e Nightmare Before Christmas, ma di una tristezza angosciante, assolutamente vietato ai bambini. Le canzoni sono le più deprimenti che si possano sentire. Però almeno un minimo di originalità c'è.

    commento di XANDER
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La gioia di vivere si prende una beffarda rivincita. La morale di questa plumbea favola metropolitana non è un principio filosofico, perché ha l’ineffabile leggerezza di un battito d’ala, che dissipa la nebbia e fa tornare il sorriso. Si possono trovare motivi razionali per voler morire, e li si può finanche eleggere a dogmi esistenziali, fondamenti di un sistema di pensiero ispirato... leggi tutto

6 recensioni positive

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Kurtisonic di Kurtisonic
4 stelle

Film a disegni animati di P.Leconte, orfano di Rochefort, di Hallyday, e forse di idee. Non basta la scomunica del bigottismo italiota che voleva vietare il film ai minori per accendere l’interesse intorno alla Bottega dei suicidi. Con un tratto disegnato che ricorda Appuntamento a Belleville non mostra lo stesso gusto avventuroso e creativo e né si avvicina al contenuto analitico. Siamo in... leggi tutto

6 recensioni negative

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AndrewTelevision01 di AndrewTelevision01
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In una città francese, dove la vita di tutti i giorni è difficile da trascorrere, molti individui (animali compresi) si suicidano per la monotonia (o per le sventure) della loro vita. La vicenda comincia con il tentato suicidio di un vecchietto, quale viene salvato da un signore. Quest'ultimo gli dice che suicidarsi in pubblico è reato, perciò lo colloca in una...

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