Marley (2012)

[Marley, Gran Bretagna, USA 2012, Documentario, durata 144']   Regia di Kevin McDonald
Con Bob Marley



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Marley: minimo
Ritmo ritmo in Marley: presente
Impegno impegno in Marley: presente
Tensione tensione in Marley: assente
Erotismo erotismo in Marley: assente

Il voto di FilmTV

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Marley (voti: 8 media: 4,00) 8

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La trama

Icona della musica reggae, Bob Marley continua a vivere grazie all'amore e all'ammirazione sconfinata dei fan di tutto il mondo che, dalla Giamaica all'Africa passando per l'America e l'Europa, ne mantengono viva la leggenda. Attraverso una ricostruzione dettagliata, frutto di anni di lavoro, il regista Kevin Macdonald ne rilegge il mito, focalizzando l'attenzione sugli implicazioni filosofiche e religiose che la figura di Marley impone. 

In equilibrio tra la luce artificiale dell’apologia e l’ombra delle contraddizioni, Marley restituisce la passione e (a tratti) il calcolo di un mito capace di fare musica per il globo e trasformare il locale (la Giamaica) in nuova frontiera, parlare al cuore del mondo con un ardito, ingenuo e universale mélange di etica, politica, religione, frutto sincero della sua intima passione e, insieme, rigoglioso fiore di marketing. Solo sul finale l’emozione s’emancipa dalla precisione.

Incluso nelle taglist:

BOB MARLEY È VIVO

Per mezzo secolo, la figura di Bob Marley ha avuto un'influenza ineguagliabile a livello mondiale. Musicista, rivoluzionario e leggenda, Marley è morto nel maggio 1981 lasciando un vuoto enorme nelle generazioni a venire: la sua fama, legata alla musica reggae, continua a espandersi e a vivere anche nell'era dei social network.  La compilation Legend, uno dei suoi 17 album, nel 2009 ha superato il traguardo dei 10 milioni di copie vendute, viaggia al ritmo di 250 mila copie all'anno ed è al secondo posto della speciale classifica di permanenza della rivista Billboard. Su Facebook e Twitter, il suo account conta più di 33 milioni di fans e seguaci che lo hanno elevato al rango di guida spirituale, trasformandolo in una forza culturale da non sottovalutare per la capacità di impressionare giovani da ogni continente del mondo.

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MARLEY E MACDONALD, DIECI ANNI DI PREPARAZIONE

Il primo incontro tra Macdonald e la figura di Bob Marley avvenne all'incirca intorno al 2000, quando Chris Blackwell, fondatore della casa discografica che detiene i diritti di pubblicazione delle opere di Marley, gli propose di realizzare un documentario sulla celebrazione del sessantesimo compleanno di Bob in Etiopia. Nonostante il regista avesse già effettuato delle ricerche in Giamaica e immaginato la struttura del suo lavoro, che avrebbe raccontato l'evento con la prospettiva di alcuni giovani giamaicani arrivati per la prima volta in Etiopia, il progetto non andò in porto. Mentre girava L'ultimo re di Scozia (2006) a Kampala, in Uganda, però, Macdonald era costantemente attorniato da immagini di Marley. I quartieri più poveri della città riportavano il suo volto ovunque: bandiere, graffiti e citazioni erano il segnale che la sua musica era stata capace di arrivare anche negli anfratti più nascosti del pianeta, viaggiando in lungo e in largo. Nel marzo del 2010, poi, Macdonald venne contattato dai produttori che avevano in mente il progetto del film: Blackwell si era ricordato del suo nome e aveva mantenuto la promessa di anni prima.

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I PRIMI PASSI DI UN'ICONA

Per rendere la narrazione più scorrevole e avvincente, Macdonald aveva anche bisogno di usare filmati musicali. Oltre a esibizioni entrate nelle storia, come quella sulle note di Exodus (ripresa in Bob Marley: Exodus '77 (2008) o di No Woman, No Cry, il regista voleva materiale inerente ai primi passi artistici del cantautore, scoprendo così che quasi non esistono immagini dei primi anni della sua carriera, quelli dal 1962 al 1973, quando - insieme a Peter Tosh e Neville Bunny Livingston - aveva dato vita al gruppo The Wailers, piazzando contemporaneamente ben 5 singoli nella top ten giamaicana. Ciò dimostrava come all'inizio della carriera nessuno dello star system avesse preso in considerazione le sue potenzialità: per ricostruire quel periodo le uniche testimonianze potevano arrivare solo da chi lo aveva conosciuto Bob dal vero. Sono state così contattate una sessantina di persone in tutto, il cui contributo poi è stato limato a vantaggio di interventi cruciali, come ad esempio quello di Bunny, che conosceva Bob sin da bambino, e quello di Neville Garrick, il direttore artistico dei Wailers, che accompagnerà Marley anche dopo il 1973, anno di scissione dello storico gruppo.

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La recensione di FilmTv

Di Giulio Sangiorgio - FilmTV n. 26/2012

Su questa opera dedicata a Bob Marley, Kevin MacDonald ha visto aleggiare i fantasmi di due maestri della New Hollywood, responsabili di pietre angolari del documentario musicale: Martin Scorsese e Jonathan Demme, entrambi annunciati (e poi smentiti) come registi del progetto. Il premiato documentarista scozzese (Un giorno a settembre, La morte sospesa), autore di opere parahollywoodiane engagé (L’ultimo Re di Scozia, State of Play), affronta la leggenda del reggae con l’approccio corretto e compìto che ci s’aspetta da un biografo autorizzato: risale la sorgente sino alla nascita in povertà, ne segue il percorso verso l’iconizzazione in passi dettati dalle interviste, racconta tramite le parole dei parenti, dei compagni di musica e dei partner di vita. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 11/06/2012 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto buono

Recensione di uno a cui non  piace il reggae. O meglio, non gli piaceva prima che vedesse questo film. E scoprisse che quel genere musicale è un evento storico, e questo non tanto per le sue ripercussioni sulle mode giovanili e le correnti di pensiero di un’epoca, quanto per il fatto di essere l’emblema di tutto ciò che, semplicemente, accade, che ha origini confuse ed  avviene all’improvviso, senza un apparente motivo. Tali sono i fenomeni che sfidano la logica facendo combaciare gli opposti, ed affidando alla casualità la missione di compiere miracoli. L’unicità è la prerogativa delle cose contraddittorie e completamente inspiegabili.  Bob era per metà bianco, e per metà nero, figlio di una giamaicana e di un inglese. E forse è stato l’effetto di una distrazione, di una mano fatta scivolare mollemente sulle corde di una chitarra, se è nato quell’accordo vibrato e pulsante che è l’anima ritmica di quella straordinaria invenzione, una magica fusione di folk, di rhythm & blues, e di tanto altro ancora.  Il documentario di Kevin Macdonald entra nelle fibre di un’idea bellissima e impossibile, che è il principio dell’amore universale tradotto in melodia. Bob cantava l’unità del mondo, di tutti i popoli, con parole prese dalla Bibbia, ma interpretate a modo suo, perché la fede è anzitutto una questione individuale, che vede nella propria libertà la via che conduce alla rivelazione. Coloro che l’hanno conosciuto di persona lo raccontano come un uomo alla costante ricerca non di conferme, ma di nuove premesse da cui ripartire per aggiungere un altro capitolo al suo discorso rivoluzionario, scritto e riscritto sempre con lo stesso cuore, ma con accenti diversi, ora politici, ora religiosi, ora sentimentali. Le testimonianze rese a voce dai suoi familiari, colleghi, ed amici ci consentono di guardare dietro le quinte di qual carisma da ragazzaccio ribelle – che talvolta si direbbe costruito ad arte per coprire i lati meno nobili del suo carattere –  e di cogliere le radici di un successo scaturito dall’infelicità, dal desiderio di rivalsa, dalla necessità di dare un’identità spirituale a quel corpo minuto da meticcio, respinto dal padre e guardato con sospetto dai suoi compaesani. L’infanzia travagliata  non basta forse a rendere ragione  di un  percorso artistico  così originale ed intenso, carico di un’inesauribile voglia di gridare, ma sempre contenuta entro i morbidi contorni della mitezza interiore e dell’armonia della forma. Un margine di mistero circonda quella creatività originale ed inquieta, eppure saldamente ancorata al codice etico e rituale della dottrina cristiana del rastafarianesimo, un culto talmente radicato nella cultura africana da venerare l’imperatore etiope Hailé Selassié come la reincarnazione del Messia.  Genio e disciplina si incontrano nel bisogno di parlare a tutti, facendo risuonare una voce che arrivi nei punti più lontani, anche a chi non è abituato a sentirsi chiamare per nome, né a ricevere un invito così importante: si tratta di uscire dal guscio e farsi coraggio, di aprirsi al mondo e prendere in mano il proprio destino, perché ognuno è importante, ma nessuno conta niente se non si sta insieme e non ci si sostiene a vicenda. Il film si chiude sulle note di One Love, l’inno ad una pace che non richiede nessun particolare impegno, perché  è fondata sull’atto, umile e naturale, di  guardarsi intorno e riconoscere, nel prossimo, uno specchio della propria imperfezione: una condizione che ci accomuna tutti,  e che, in quanto tale, deve essere trattata con benevolenza, e non può intaccare la speranza. 
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SI

Opinioni su Marley


10 settembre 2012 Opinione di LorCio su "Marley"
LorCio

Non mi piace il reggae, non condivido molto il rastafarianesimo, non ho il mito della Giamaica. Le premesse sono necessarie per far capire quanto il mio interesse nei confronti di Marley fosse minimo. Il problema è che sono circondato da persone che propugnano in continuazione questi modelli (come diceva il buon Nanni sulla vespa in giro per Roma, “anche in una società più decente di questa, mi ritroverò sempre con una minoranza di persone”) e devo provare a capire cose che non...

voto al film: LorCio assegna il voto sufficiente a Marley (2012)

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11 giugno 2012 Opinione di OGM su "Marley"
OGM

Recensione di uno a cui non  piace il reggae. O meglio, non gli piaceva prima che vedesse questo film. E scoprisse che quel genere musicale è un evento storico, e questo non tanto per le sue ripercussioni sulle mode giovanili e le correnti di pensiero di un’epoca, quanto per il fatto di essere l’emblema di tutto ciò che, semplicemente, accade, che ha origini confuse ed  avviene all’improvviso, senza un apparente motivo. Tali sono i fenomeni che sfidano la logica facendo combaciare...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Marley (2012)

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