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Gravity

Regia di Alfonso Cuarón vedi scheda film

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La recensione su Gravity

di lolly75
8 stelle

"Non è nello spazio che devo cercare la mia dignità, ma nell'ordine dei miei pensieri. Non avrei alcuna superiorità possedendo terre. Nello spazio, l'universo mi comprende e m'inghiotte come un punto; nel pensiero, io lo comprendo."
Blaise Pascal, Pensieri, 1670 (postumo)

Sia lode ad Alfonso Cuaròn, autore messicano capace di regalare l'unico capitolo interessante della saga del maghetto noiosetto ( " Harry Potter e il prigioniero di Azkaban" ) ed un gioiellino come " I figli degli uomini", fantascienza socialpolitica con vena poetica. Ed ora firma il suo capolavoro, non a caso a sette anni di distanza dalla precedente opera; il tempo giusto per elaborare una sceneggiatura del figlio, asciugarla, equilibrarla fino a farla immagine viva in uno schermo raramente così immenso. Un lavoro certosino che premia lo spettatore con dettagli stupefacenti, ancor più sorprendente attraverso la tecnologia 3D utilizzata ultimamente quasi esclusivamente a fini prettamente commerciali. Qui è parte integrante della narrazione, diventando veicolo emotivo non indifferente, nella filosofia pionieristica intrapresa dalla solitaria genialità di Cameron e Jackson. Un' opera ambiziosa che immerge lo spettatore in un caleindoscopio di immagini travolgenti, curate ed innovative tanto da poter funzionare come cinema delle origini, senza parole, muto o fantasiosamente con un accompagnamento musicale dal vivo in sala. Ma il regista, sottolineo Autore e non semplice mestierante, fa del suono e della sua assenza complici leali per una decisa immersione dei sensi tutti in un'atmosfera così vicina e nello stesso tempo atavica. Un tripudio emotivo calcolato da un fine stratega che colpisce per forza visionaria ed impatto coinvolgente. Un'opera destinata a segnare questi anni bui, orfani di blockbuster degni di uscire da un polveroso anonimato; una pellicola costata "solo" 80 milioni di dollari che mantiene le promesse, superandole eccellentemente grazie ad un equilibrio formale miracoloso che include passione per la narrazione, amore per l'immaginario sconfinato ed esaltazione di un'umanità che trova sempre la forza di sopravvivere. L'androgina protagonista ricorda in parte la Ripley di "Alien", trovando nella disgrazia la lotta per rinascere sulle sue ceneri; una fenice che sola nel cosmo ritrova sè stessa. Nella sua lacrima che ci viene incontro colpendo lo schermo, c'è tutta la poetica di questo immenso regista che nascosto dallo star system tradizionale traccia una parabola cinematografica sempre più matura ed interessante. Nel ranocchio che nuota verso la superficie tutta l'energia di una vita che risorge, salvando un'idea di cinema che ancora acquista senso in piccoli, grandi miracoli come questo. Quando un genere diventa arte. Quando l'arte colpisce gli occhi e il cuore. Quando si pensa di avere visto già tutto. Bentornato Alfonso. Grazie per avermi dato la possibilità di perdermi nel vasto spazio insieme alla tua eroina; a volte vorrei spegnere anche io gli ausiliari per abbandonarmi al pieno silenzio. Ma il vuoto assordante non vale un solo istante della piena vita di un uomo insignificante come me. E la lotta continua per vedere una nuova alba da spettatore privilegiato.
 

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