Babycall (2011)
Con Noomi Rapace, Kristoffer Joner, Vetle Qvenild Werring
La trama
Per evitare che l'ex marito possa rintracciarla, Anna si trasferisce con Anders, il figlio di 8 anni, in un nuovo appartamento di un complesso residenziale di Oslo. Temendo di poter subire eventuali ritorsioni, Anna diventa iperprotettiva nei confronti di Anders e, con lo scopo di monitorare tutto ciò che avviene anche quando dorme nella sua stanza, compra un babycall, dal quale però sente provenire strane voci che fanno nascere in lei il sospetto che in qualcuno degli appartamenti vicini si sia consumato l'omicidio di un bambino. Nel frattempo, Anders stringe amicizia con un coetaneo che, apparendo e scomparendo all'improvviso, racconta di aver tutte le chiavi delle porte del condominio, lasciando intuire di sapere cosa sia successo lì intorno.
In Babycall gli aspetti fantastici, pur presenti, sono relativizzati in favore di un più radicale e realistico malessere visivo, specchio di una società solo all’apparenza perfetta e invece, a quanto pare, generatrice di mostri. Ma il film è anche una ricognizione nell’anima martoriata di una donna e madre che, dopo le violenze e gli shock subiti, vede mutare la sua percezione delle cose amplificando la propria angoscia fino a non distinguere più il pericolo concreto da quello allucinatorio. E questo aspetto è purtroppo un po’ confuso, fino a smorzare la suspense che una minaccia più “fisica” avrebbe decisamente favorito. Eccellente prova di Noomi Rapace, sempre più attrice di caratura internazionale, che aderisce quasi con dolore al personaggio di Anna.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 34/2012
L'opinione più votata
Di bradipo68 scritta il 06/09/2012 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
I servizi sociali le impongono di portare il figlio a scuola e lei suo malgrado deve accettare.
La sua smania di controllare il figlio si spinge al punto che in un negozio di elettrodomestici compra un "babycall" che permette di controllare i rumori che fa un bambino a distanza .
Il problema è che comincia a sentire voci provenire dal piccolo walkie talkie.
Interferenze probabilmente come le dice l'addetto del negozio in cui lo ha acquistato.
Oppure fantasmi di un passato inconfessabile che sta riaffiorando in una psiche devastata.
Babycall è un thriller con venature horror che non nasconde le sue ambizioni autoriali : la fotografia che privilegia i toni insaturi rende tutto tendente al grigio, la messa in scena spartana, il senso di alienazione che traspira dagli ambienti, il senso di oppressione degli sfondi urbani, perlopiù anonime periferie, creano una sorta di cortocircuito con tutto il malestrom che si agita nella mente di Anna.
Ben presto diventa chiaro che nel mondo di Anna è impossibile distinguere realtà dall'immaginazione e anche la frequentazione con il mansueto Helge non migliora certo la situazione.
Sono due individui affetti da solitudine perniciosa e forse per questo si intendono.
Almeno così sembra.
E' però la mente di Anna la chiave di tutto, la sua paranoia ossessivo /compulsiva diventa sempre più grave , lei sembra essere pienamente consapevole dei suoi problemi e cerca di combattere con tutte le sue forse la negatività che sente dentro e fuori di sè.
Il film di Pal Sleutane funziona per buona parte della sua durata perchè riesce a mantenere una tensione costante legata alla nevrilità di Anna e alle sue ansie che la condizionano pesantemente.
E' umano empatizzare una madre sfuggita a un marito violento, è normale indentificarsi nella paure di una donna sola che ha come unico appiglio un figlio da crescere e da amare con tutta se stessa.
Il problema è che nel finale, nel tentativo estremo di svincolarsi dalle logiche del cinema di genere, il copione inanella una serie di colpi di scena che lasciano abbastanza perplessi.
Sleutane non è chirurgico come lo Shyamalan dei primi film e appena partiti i titoli di coda viene il sospetto di essere stati in qualche modo ingannati e anche in modo abbastanza disonesto.
Per non parlare dei coni d'ombra lasciati da alcuni interrogativi che rimangono in sospeso ( a cui non si può accennare per spoilerare).
Se molto spesso è positivo non essere sottoposto a estenuanti spiegoni finali, in un film come questo che alla luce del finale costringe a ripercorrere mentalmente tutto quanto visto nei novanta minuti precedenti, è necessaria una precisione cronometrica affinchè tutto fili perfettamente.
Purtroppo Babycall non dà questa impressione, anzi si ha la sensazione che Pal Sleutane mischi le carte in modo anomalo cercando di depistare lo spettatore ( vedi il personaggio del portiere del condominio).
In un film dove tutto è tenuto appositamente sotto le righe ( compresa la recitazione ) risalta una Noomi Rapace intensa , forse anche sovraccarica che ha addirittura vinto per questo film il premio per la migliore attrice alla Festa del Cinema di Roma nel 2011.
Babycall ha tutti i crismi dell'occasione sprecata, probabilmente per eccesso di ambizioni da parte del suo regista e sceneggiatore: affronta tematiche importanti ( la violenza domestica ma anche il disagio sociale che in questi tempi di crisi è sempre più presente al cinema) ma non le sviscera, non va in profondità.
E' il classico film in cui il contenitore vale più del suo contenuto.
(bradipofilms.blogspot.it )
9 giugno 2013 Opinione di marcopolo30 su "Babycall"
La visione di questo “Babycall” è stata per me travagliatissima e mi ci sono voluti tre giorni per arrivare alla fine. Ed essendo la prima parte del film assolutamente magistrale ho davvero passato un paio di giorni fremendo nell'attesa del momento in cui avrei potuto terminarne la visione. Sfortunatamente quando ciò è accaduto sono stato costretto a vedere un finalino che sarebbe stato originale negli anni '90 ma che nel 2011 sa troppo di deja vú, di scopiazzamento dei vari “The...
voto al film: 
28 aprile 2013 Opinione di marinablu su "Babycall"
Anna è una donna che insieme al figlio di otto anni è costretta a scappare e a nascondersi da un marito violento, si ritrova così a vivere in un palazzone della periferia di una cittadina norvegese, con l’angoscia che il marito possa rintracciarli per far loro nuovamente del male. Vive al buio, controlla che nei corridoi del palazzo non ci sia mai nessuno di sospetto, la notte non dorme più, Anna, che ama suo figlio più della sua stessa vita, vuole controllare tutto, se...
voto al film: 
18 aprile 2013 Opinione di Booh su "Babycall"
Una madre arriverebbe a tutto pur di salvare la vita del proprio figlio, ci dimostra questo psicologico thriller che lascia senza fiato. Emozionante, conturbante, angosciante: riesce a intrattenere lo spettatore sicuramente per le ininterrotte rivelazioni che ci regala questo film, con Noomi Rapace, straordinaria attrice conosciuta comunemente come la Lisbeth della saga "Millennium". Dunque, questo straordinario lungometraggio non lascia via di scampo a coloro che assistono alla visione di...
voto al film: 
22 dicembre 2012 Opinione di stenlio su "Babycall"
Claustrofobico film, molto bella Noomi.
voto al film: 
15 settembre 2012 Opinione di giorgiobarbarotta su "Babycall"
I nordici contesti urbani, che richiamano alla mente Lasciami Entrare di Alfredson, avvolgono suggestivamente la spersonalizzante vicenda di Anna, giovane madre alle prese con una brutta separazione alle spalle e un giovane figlio da crescere. Qualcosa non torna nell'identità e nella gestione delle cose da parte della donna. Qualcosa non torna nei personaggi che la circondano e che condividono con lei traumi e destino. Qualcosa non torna nello svolgersi delle vicende, che si dipanano in...
voto al film: 
6 settembre 2012 Opinione di bradipo68 su "Babycall"
Anna ( Noomi Rapace) fugge assieme a suo figlio Anders da un padre violento che ha cercato di uccidere il bambino, annegandolo. Si nasconde in un palazzone sterminato, un mostro di cemento con le finestre e le porte tutte uguali, perfetto per sparire nell'anonimato, in un appartamento arredato con gli scarti dell'IKEA e freddo come un secchio di ghiaccio nei vestiti. I servizi sociali le impongono di portare il figlio a scuola e lei suo malgrado deve accettare. La sua smania di controllare...
voto al film: 
5 settembre 2012 Opinione di barabbovich su "Babycall"
Pal Sletaune è il regista di un misconosciuto noir degli anni '90 (Posta celere) che ne rivelò il talento al pubblico europeo. Assente da quasi tre lustri dagli schermi del vecchio continente, eccolo tornare con un thriller dell'anima che ha come protagonista Noomi Rapace, l'attrice scandinava assurta a successo internazionale dopo la trilogia di Millennium. Gli uomini continuano a odiare le donne e lei per sfuggire al marito manesco è costretta a rifugiarsi con il figlio di 8 anni...
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12 maggio 2012 Opinione di alan smithee su "Babycall"
Quindici anni dopo il perfido, cattivo e divertente "Posta celere", torna a farsi vedere il norvegese Pal Sletaune; questa volta con un thriller enigmatico/soprannaturale che sembrerebbe piu' nelle corde dell'altrettanto nordico (ma danese) Ole Bornedal del bel "Il guardiano di notte". Un film che ha il merito di essere cucito sulle corde e sulla grinta aggressiva propria dell'animale ferito di una convincente Noomi Rapace, qui finalmente libera da catene, anelli, e ruoli di costume che ce...
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