Opinione di PompiereFI su Detachment. Il distacco
Con Adrien Brody, Christina Hendricks, Bryan Cranston, James Caan, Lucy Liu, Blythe Danner, Renée Felice Smith, Tim Blake Nelson, Marcia Gay Harden, William Petersen
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Gli studenti di una classe della fatiscente periferia di Chicago hanno difficoltà di apprendimento, ma soprattutto stentano a provare emozioni. Si esprimono solo attraverso un linguaggio crudo e aggressivo, usando la forza impulsiva contro gli oggetti e violentando chi è indifeso.
Poi arriva un supplente di letteratura (Henry Barthes/Adrien Brody) che assomiglia più a un crocerossino: cosparge di tracce di salvezza il cammino di anime che paiono perdute tra aule e palestra, mitiga il dolore di un nonno anziano andando spesso a fargli visita, ospita una sconosciuta in casa propria nel tentativo di redimerla o forse di trovare consenso in quella disillusione che tenta di celare dietro un volto costruito su gradazioni microscopiche. In realtà Henry, col suo mestiere, insegna molto di più: mette in guardia gli allievi invitandoli a preservare la propria mente per essere in grado di confrontarsi col mondo circostante.
Perché fuori la realtà è già impazzita da un po’, ed è impossibile trovare qualcuno che sappia svolgere come si deve il mestiere di genitore, figura perennemente assente ingiustificata dai banchi di scuola: quello che padri e madri sanno fare è solo sbraitare difendendo a oltranza i loro poveri figli, fomentare l’odio attraverso indifferenza e distacco, oppure soffocare qualsiasi velleità nel tremendo e banale qualunquismo.
Tony Kaye, dopo il bell’ “American History X”, continua a non risparmiare le abitudini di vita americane. Affidandosi a grandangoli, a fuori fuoco (generati dalla privatizzazione che sfida la nitidezza morale nella condotta dell’istituto?), e a penetranti teloni di blackboard animations, sublima la scelta di magnifici caratteristi secondari come James Caan, Blythe Danner, Marcia Gay Harden e Lucy Liu, mentre paga il prezzo di flashback che avrebbero potuto essere un po’ più misteriosi e singolari.
Sul diario quotidiano che ognuno di noi potrebbe avere, nessuno ha più niente da scrivere, risucchiato com’è dagli abbagli di una vita migliore promessa dall’estetica di massa e dagli altri ninnoli che conducono all’isolamento e all’aridità. Non riusciamo più a pensare, accerchiati come siamo da persone senza volto, ne’ a costruire nuovi ricordi che non siano quelli legati a cicatrici dell’anima.
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