Margaret (2011)
Con Matt Damon, Anna Paquin, Mark Ruffalo, Allison Janney, Matthew Broderick, Krysten Ritter, Kieran Culkin, Jean Reno, Olivia Thirlby, Rosemarie DeWitt
La trama
Lisa (Anna Paquin) è una liceale 17enne di New York che vede crollare ogni sua certezza quando crede di aver giocato un ruolo fondamentale in un incidente che è costato la vita a una donna. Prova in tutti i modi a porre rimedio al suo sbaglio ma ogni volta incontra ostacoli di ogni tipo e, frustrata da ciò, inizia a trattare male tutti coloro che la circondano: famiglia, insegnanti, amici e, soprattutto, se stessa. L'animo di Lisa è ormai diviso in due e deve affrontare il fatto che i suoi valori giovanili sono in netto contrasto con la realtà e i compromessi del mondo adulto.
La coscienza - di una ragazza interrotta, di una città ferita - è il fulcro dell’opera seconda di Lonergan, che per Conta su di me (2000) era stato nominato all’Oscar. Lo strazio di Lisa abita registri diversi, fagocita gli adulti con innocenza e brutalità, sale e scende da un palcoscenico metaforico di cui è protagonista (o attrice?) per implodere nella platea di un teatro reale. Margaret è la miglior prova della Paquin e la gestazione di un peccato irredimibile, in irrisolto equilibrio tra il senso di responsabilità e l’ammissione di colpa.
La recensione di FilmTv
Di Chiara Bruno - FilmTV n. 24/2012
L'opinione più votata
Di mck scritta il 24/02/2013 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
* * * ½
Empatia Anestetica.
Leopardiana Foglia Frale (*) canta se stessa per le Street e le Avenue di N.Y.
Lisa piange anche per sé e capisce, finalmente stanca, la donna che sarà.
Chissà se quella donna potrà mai capire la Lisa d'allora, se ne avrà anche solo voglia.
Riconoscerla. O l'incontrario...
Lisa piange...e forse il perché le risulta chiaro, tra l'opacità che la circonda.
E la scorza morale si crea mentre altri veli, più fisici ed interni e magari meno intimi, si lacerano.
Ché l'istinto la guida e una certa cattiveria sorge a scudo ed offesa preventiva.
Girato nel 2005 ed uscito nel 2011 il film porta come © il 2008.
21 grammi, Babel, Paranoid Park, Vietato Parlare al Conducente.
Tutti gli adolescenti sono perfetti e sanno di esserlo : anoressia, bulimia, ansia, depressione, ossessività-compulsività, opposizione-provocazione, attenzione-iperattività-apatia-condotta, autolesionismo : adolescenza.
Tutti gli adulti fanno finta d'averlo dimenticato.
Lisa a suo padre :
<< Vorrei accorgermi, in futuro, di aver fatto la cosa giusta e di averlo fatto da sola, anche perché fin'ora non mi sono mai presa una responsabilità. Non che cerchi di rendere l'orribile morte di questa donna la mia personale ''palestra morale'' >>
<< Si. E' quello che dice Shaw, giusto ? >>
<< Cosa ? >>
<< The Shaw quote. The Great Shaw quote : " L'Inglese vede il mondo espressamente ideato come la sua personale palestra morale ". Penso si trovi in una prefazione... >>
<< Non so dove l'ho letto >> (*)
Spring and Fall : To a Young Child ( 1880 )
Margaret, are you grieving
Over Goldengrove unleaving?
Leaves, like the things of man, you
With your fresh thoughts care for, can you?
Ah! as the heart grows older
It will come to such sights colder
By and by, nor spare a sigh
Though worlds of wanwood leafmeal lie;
And yet you will weep know why.
Now no matter, child, the name:
Sorrow’s springs are the same.
Nor mouth had, no nor mind, expressed
What heart heard of, ghost guessed:
It is the blight man was born for,
It is Margaret you mourn for.
Gerard Manley Hopkins ( 1844 - 1889 )
Lisa al Detective :
<< Quindi [ l'autista d'autobus che ha investito la donna distratto dallo scherzare di Lisa ] non può essere perseguito per...omicidio colposo o...di secondo grado ? >>
<< No >>
<< E' incredibile ! Doveva ucciderla volontariamente ?! >>
<< Si. Perché questa è la definizione di omicidio. Uccidere qualcuno volontariamente >>
Con un gesto del capo, uno scrollare di spalle ed una torsione del collo ( 'come' quello del conducente d'autobus che distratto dal di lei eccitato ed insistente gesticolare bussante in corsa non nota il passaggio da verde a rosso, cambio di stato che la donna che spinge il passeggino della spesa invece nota, ma movimento della testa e rotazione del collo che invece non compie ) crea un arco di sangue sulla parete piastrellata della doccia in funzione. ESPANDI +
24 febbraio 2013 Opinione di mck su "Margaret"
* * * ½ Empatia Anestetica. Leopardiana Foglia Frale (*) canta se stessa per le Street e le Avenue di N.Y. Lisa piange anche per sé e capisce, finalmente stanca, la donna che sarà. Chissà se quella donna potrà mai capire la Lisa d'allora, se ne avrà anche solo voglia. Riconoscerla. O l'incontrario... Lisa piange...e forse il perché le risulta chiaro, tra l'opacità che la circonda. E la scorza morale si crea mentre altri veli, più fisici ed interni e magari meno...
voto al film: 
30 gennaio 2013 Opinione di bluefalcon su "Margaret"
Da dove nasce il senso di colpa? Ed è per tutti uguale? Cosa porta una ragazza di 17 anni a dibattersi nell'angoscia ed in una palese voglia di distruggere se stessa e gli altri nella consapevolezza di aver contribuito a causare la morte di una donna travolta da un autobus? Qual'è il limite che separa la verità dalla coscienza della verità, quando si oltrepassano le soglie dell'infanzia attraverso un'esperienza che porta alla maturazione peraltro difficilissima da accettare che estirpa...
voto al film: 
17 agosto 2012 Opinione di OGM su "Margaret"
Margaret non è il nome della protagonista. È invece la ragazzina immaginaria a cui lo scrittore inglese Gerard Manley Hopkins si rivolge nella sua poesia Spring and Fall, to a Young Child. Un professore di lettere la recita in classe. E fornisce la chiave di lettura a questa vicenda costruita intorno ad un enorme senso di colpa, e che, però, non è il solito dramma del rimorso. Il conflitto generazionale si esprime in tanti modi. Ma forse pochi, sinora, avevano pensato a trattarne...
voto al film: 
6 giugno 2012 Opinione di nickoftime su "Margaret"
Parlare di New York e delle persone che la vivono ogni giorno, descriverne i rapporti senza falsare la distanza che le separa una dalle altre. Un problema di prospettiva che nel cinema diventa anche una questione di sostanza. Il rispetto del dramma vissuto da una città ancora nel terrore per una tragedia epocale si può tradurre nella voglia di narrare la condizione degli uomini e il loro malessere dall'interno, eliminando il contorno e rovesciando sullo schermo gli abissi oscuri dell'animo...
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