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Mission: Impossible. Protocollo Fantasma

Regia di Brad Bird vedi scheda film

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La recensione su Mission: Impossible. Protocollo Fantasma

di mc 5
8 stelle

Chiuso per neve. In questo scorcio d'inverno in cui il flagello della neve sta battendo la mia regione, mi trovo a subirne le conseguenze anche nella mia veste cinefila, in quanto il gelo e le condizioni avverse mi costringono a trattenermi in casa, spesso impedendomi di fatto di accedere alle sale e multisale che ero solito frequentare. La mia scelta sulle pellicole da vedere si è quindi dovuta adattare all'uso obbligato dei (peraltro precari) mezzi pubblici, e si è dunque drasticamente ristretta ad un paio di film. Confesso che della serie "Mission Impossible" avevo avuto modo di vedere solo il primo episodio, che peraltro la mia memoria aveva in buona parte rimosso, per cui il mio approccio non implicava alcun genere di aspettativa. E anche se l'action nella sua deriva tecnologica e pompata non rientra nei miei interessi cinefili predominanti, ho deciso comunque di vedere questa pellicola suggestionato dalle numerose critiche positive colte in rete e sui giornali. E devo dire che non sono stato affatto deluso. Direi che la "Missione" ha funzionato perfettamente nella sua ottica di grande spettacolo d'intrattenimento, coi suoi 132 minuti di inseguimenti, fughe ed esplosioni che si susseguono a ritmo vorticoso. Va però detto che tale esibizione di tecno-spettacolo non ha quel sapore arido patinato da videogioco ma, anzi, è disseminato di vivace ironia che genera alla fine un effetto-simpatia che conquista lo spettatore. E dunque questa somma di azioni rocambolesche evita brillantemente la chiave del "giocattolone tecnologico", stimolando piuttosto la percezione di chi sale su una giostra che procede a diverse velocità ma sempre a ritmo sostenuto, procurando allo spettatore una costante sensazione di piacevole ebbrezza. La critica unanime ha riconosciuto che questo nuovo episodio è il migliore della serie, nonostante i tre precedenti abbiano visto avvicendarsi alla regìa maestri come De Palma, Woo e  J.J.Abrams, quest'ultimo peraltro qui presente in sede di produzione affiancato dallo stesso Cruise. Ma la cosa che più suscitava legittima curiosità era la scelta operata dalla produzione riguardo al nome del regista. Si tratta di quel Brad Bird che aveva realizzato due tra i migliori prodotti d'animazione targati Pixar, "Gli incredibili" e "Ratatouille". Egli ha colpito nel segno, realizzando un pirotecnico spettacolo che è puro entertainment di lusso, coniugando azione ed avventura con ironia e simpatia e confezionando alla fine un prodotto di buon gusto che perfino il cinefilo non dovrebbe disdegnare. Un film di cui non ha molto senso raccontare la trama, in fondo abbastanza scontata, con il solito "professore pazzo" il quale ha costruito una minaccia atomica che Etan Hunt e soci devono ovviamente contrastare, sullo sfondo di una certa nostalgia per suggestioni da Guerra Fredda, forse antistoriche ma comunque ben rappresentate. Come dicevo, non è un film da raccontare, perchè gran parte dell'attenzione viene conquistata attraverso l'assoluta spettacolarità di molte immagini, alcune delle quali clamorosamente mozzafiato, e di cui è dunque impossibile restituire la grandiosità visiva tramite la sintesi scritta. Panorami stupendi distribuiti su varie location e valorizzati da un'ottima fotografia, ma se questo è forse implicito in ambito di alto tasso spettacolare, è forse meno scontata la scelta di un cast di attori di ottimo livello e tutti molto in parte. Il che fa la differenza ed impedisce al prodotto finale di essere un mero blockbuster fracassone. Su Tom Cruise il discorso è aperto. Sappiamo che, gusti personali a parte, non è un virtuoso della recitazione nè tantomeno di espressività, eppure funziona dannatamente bene. Forse solo in ruoli di questo tipo? Mah. Non è mica detto: registi eccelsi (di cui non sto nemmeno a fare i nomi, degli autentici Maestri) hanno saputo utilizzare Cruise al meglio. Io stesso su di lui ancora non ho un'idea univoca. So solo che in questo film fa faville, sembra nato apposta per questo ruolo. Jeremy Renner è per molti la next big thing di Hollywood. Richiestissimo, è anche un beniamino della critica e ci consegna ogni volta la sensazione che prima o poi realizzerà il colpaccio di una interpretazione memorabile, di quelle da Oscar obbligatorio. In questo ruolo, che pure non è nulla di speciale, egli offre una buonissima prova, sfoggiando sfumature che vanno dal giocoso al malinconico. Paula Patton mi ha conquistato; donna bellissima, fisico statuario, attrice capace di sfumature assai diversificate (si pensi -per chi visto il film- a come è irresistibile nella sequenza della lunga schermaglia con lo sceicco che la sta corteggiando). Poi c'è un cammeo di lusso, il mio amatissimo Tom Wilkinson, attore di classe nonchè straordinaria "faccia da cinema". Piccola segnalazione per una giovane attrice francese, Lea Seydoux, che qui impersona una spietata algida killer ed è quella deliziosa biondina che faceva innamorare Owen Wilson nel finale di "Midnight in Paris" di Woody Allen (possibile che nessuno se ne sia accorto?). Discorso a parte per Michael Niqvist, sul quale dissento dai tanti che hanno giudicato il suo ruolo anonimo, spersonalizzato e totalmente privo di carisma. Io trovo invece che l'ex protagonista di "Uomini che odiano le donne" metta la sua faccia gelida al servizio di un personaggio volutamente oscuro ed imperscrutabile, magari suscettibile di essere opportunamente sviscerato in un successivo episodio. E veniamo infine alla sorpresa più formidabile di questo cast, quel Simon Pegg che gode della mia incondizionata stima di fan da quando lo vidi per la prima volta nel film forse più divertente della mia vita, "Hot Fuzz". Pegg non è che sia attore memorabile, ma mi sta simpatico "a pelle" e poi trovo che, come nel recente "Paul", ogni volta che rinnova il sodalizio artistico col suo storico socio Nick Frost, la sua vis comica si esprima a livelli clamorosi. Ci sarebbe poi un discorso da fare riguardo ad uno dei primari motivi di interesse di questo film. Mi riferisco al rapporto fra uomo e tecnologia, e a quanto entrambi siano fallibili, rivelando debolezze e fragilità. Interessante osservare, infatti, come Cruise non si sia mai visto così vulnerabile, esibendo un corpo spesso lacerato e ferito, ma anche psicologicamente soggetto ad inaspettate incertezze: lo vediamo indeciso se buttarsi o meno da un cornicione, oppure timoroso prima di lanciarsi in una incredibile "passeggiata" sulla parete esterna di un grattacielo. Il contrario, quindi, di un eroe indistruttibile, ma uomo capace di soprassalti dolenti e malinconici. Per non parlare poi della tecnologia, qui nel contempo esaltata e derisa: a fronte di un prodigioso meccanismo che crea illusioni ottiche, abbiamo un robot pasticcione che dà i numeri e ventose che si scaricano sul più bello lasciando il povero Cruise sospeso nel vuoto. Insomma, l'uomo sembra non potersi più fidare ciecamente della tecnologia, e questo lo rende ancor più debole ed insicuro. Concludendo. La buona notizia è che si tratta, sì, di uno spettacolare blockbuster da cassetta, ma una volta tanto uno di quelli che si possono visitare senza doversene vergognare.
Voto: 8/9

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