Wilde Salome (2011)
Con Al Pacino, Jessica Chastain, Kevin Anderson, Estelle Parsons, Roxanne Hart, Barry Navidi, Joe Roseto, Jack Huston, Phillip Rhys, Geoffrey Owens
31/08/2011
Venezia 2011, Fuori Concorso: Wilde Salome di Al Pacino - Trailer e foto
Terza regia per Al Pacino, che in occasione della proiezione del film Fuori Concorso a Venezia 2011 il prossimo 6 settembre ritirerà anche il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the...
di Spaggy
La trama
Riportare in scena l'opera teatrale Salomè dello scrittore Oscar Wilde significa scontrarsi con temi ancora scabrosi, che hanno a che fare la profonda visione di religione, letteratura, politica, violenza e sessualità del drammaturgo. Affrontando una cruda esplorazione del testo e alternando momenti di riflessione alla ricostruzione filmica, Al Pacino dà la sua versione della storia di Salomè (Jessica Chanstain) che, per brama di potere e disprezzo, come contropartita a una sensuale danza dei sette veli, chiese al lussurioso re Erode (Al Pacino) la testa del profeta Giovanni Battista (Kevin Anderson), l'uomo che ama e che ha osato offendere la madre, Erodiade (Roxanne Hurt).
L'opinione più votata
Di Travis Bickle 1979 scritta il 11/09/2011 - utile per 5 utenti
Voto al film: 
Una selvaggia Salomè per Wilde
Ancora una volta, sono il primo a recensire un capolavoro "veneziano". E' un gran fregio, cimentarsi con la "prima" opinione di quest'opera di Pacino.
Al Pacino, si “corrode” nel suo Erode, re folle del nostro “folleggiarci” nella vita, inguainarcene per scioglierci in torpori dai brusii melodici e poi screpolarci, a pieno volto, macerati nel dubbio che tutto sia stato un torpido sogno, una carezza “scolpita” nell'anima per incenerirla con troppe fiamme, arderla nel suo urlo e poi a gemerci, dentro sibilline profondità che sono il boato imperioso d'emozioni che abbiam patito, fra morigerate o gridate estasi e dolori dalle lacerazioni repentine a scheggiarla. Emozioni d'una vita e dei suoi indistricabili percorsi, di crepuscolari labirinti tra foschie cristalline o pallide Luci, a volte, o avvolte dei loro raggi, a concupirla, come “una bambinaccia sanguinaria”, un mostro d'irresistibile sessualità ad “appassirci” in un tonante desiderio che la invoca, che vorrebbe ballarle, avvinghiato in una pelle lattea da smorirci nel suo sangue
Fascinazione ossessiva per l'opera di Wilde, icona dei marginali, nelle schiette parole, d'amarezza stinta nel sorriso, di Bono, leader degli U2, “concittadino” del genio di Dublino.
Pacino, si modula in un viaggio alle sue origini, e talora se ne modella “incendiandosi” nel suo corpo, assumendone una sembianza che, appunto, ne “pacinizza” i lineamenti, li terge in una simbiosi fra due anime che coincidono e le cui “coincidenze” l'han ammaliato per congiungersi. Per una voce, quasi dall'oltretomba, che echeggia dal suo remoto dolore, ancor attuale per chi è un “diverso” in un'immobile società ipocrita che osteggia le spregiudicate pulsioni anarchiche, il libero pensiero, le palpebre tremolanti di chi respira nei suoi desideri e fa sì che ne assaporino anche la dolenza illusoria, la fuga infantile, il prodigioso eloquio che si sprigiona anche da un'angusta prigione che ne rinchiuderà il fremito, lo castigherà per il “deliquio” sadico della deplorevole invidia di Bosel, uno che “mi ha rovinato la vita, come potrei non amarlo?”.
Wilde, anima libera uccisa perché temuta, incastrato per sciocche e meschine illazioni sulle sue “perversioni” sessuali. E le “sue” Salomè, negli occhi e nello sguardo di Pacino, diventan le urla turgide di chi non s'intimoriva, anzi d'audacia si rinvigoriva di fronte ai corpi, in un Mondo che sol “occhieggia” appunto ma spesso malignamente t'adocchia.
Wilde, arrestato per un'infamia, e la discesa negli inferi del suo “termine della notte”. Un'anima gaia e spensierata che prima piange, poi scocca in impeti d'orgoglio, nella vanità della sua mente, poi sbiadirà, uscirà dal carcere ma non rientrerà in se stesso, fiocamente disilluso fino a smarrirsi nelle ombre delle sue decadenze, fantasma invisibile oscurato dall'ignoranza.
Pacino, ah grande Al(fredo), sfoggi un look destriero da indomabile combattivo, qui a Venezia, sul red carpet ove sfili con la tua giovanissima compagna, Lucila Solà, stangona d'elegante“porcellana” quasi naif. ESPANDI +
11 settembre 2011 Opinione di Travis Bickle 1979 su "Wilde Salome"
Una selvaggia Salomè per Wilde Ancora una volta, sono il primo a recensire un capolavoro "veneziano". E' un gran fregio, cimentarsi con la "prima" opinione di quest'opera di Pacino. Al Pacino, si “corrode” nel suo Erode, re folle del nostro “folleggiarci” nella vita, inguainarcene per scioglierci in torpori dai brusii melodici e poi screpolarci, a pieno volto, macerati nel dubbio che tutto sia stato un torpido sogno, una carezza “scolpita” nell'anima per incenerirla...
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