Opinione di fefy su Pollo alle prugne
Con Mathieu Amalric, Isabella Rossellini, Maria De Medeiros, Golshifteh Farahani, Jamel Debbouze, Chiara Mastroianni, Edouard Baer, Eric Caravaca, Frédéric Saurel, Dustin Graf
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Sul film
Dopo l'acclamato Persepolis, un passo in avanti per Satrapi e Paronnaud.
Infatti, anche Pollo alle prugne (Poulet aux prunes), già in concorso a Venezia 68, è sempre una graphic novel (della Satrapi) e fornisce il soggetto al film, ma sullo schermo l'animazione lascia spazio al film con personaggi in carne e d’ossa.
L’adattamento dell’omonima striscia a fumetti di Marjane Satrapi, disegnatrice iraniana trapiantata in Francia, da lei stessa portata al cinema con Vincent Paronnaud, suo partner alla regia come nel precedente Persepolis è quindi libero dal vincolo del disegno del film precedente.
Pollo alle prugne è un film dalla narrazione ricca e dai toni melodrammatici che sembrano a volte ricalcare lo stile dei film anni 50, spesso con un tocco sognante. Il film inizia come una storia di humour nero: Nasser Alì, il violinista migliore della Persia del tempo, litiga con la moglie Faringuisse e questa per ripicca gli sfascia il violino, oggetto cui il protagonista affida totalmente vita e sentimento. Non trovando in tutto il paese uno strumento pari a quello rotto, con un gesto assurdo quanto melodrammatico Nasser decide che non vale più la pena vivere. Passati in rassegna vari modi di suicidarsi, alla fine opta per il letto di casa sua, certo che dopo una settimana l’angelo della morte verrà a portarlo via (deliziosa l’incursione quasi animata dell’angelo della morte nella stanza).
In questi ultimi giorni che lo separano dalla dipartita, ripercorrerà la sua vita, vedrà il futuro dei suoi figli, soprattutto rivivrà l’amore per una ragazza conosciuta in gioventù, Irâne.
Il film celebra lo struggimento per quello che si è perduto: la perdita della giovinezza, del primo e vero amore e del violino, l’oggetto che simboleggia la libertà e la creatività, rimarcano dolorosamente la condizione del protagonista, cui non basta certo il conforto del pollo alle prugne preparato dalla moglie (il suo piatto preferito, l’unica dolcezza che lo lega alla stessa), per desistere dal proposito. Sempre in bilico tra sogno e realtà al tempo stesso la vicenda di Nasser è drammatica metafora del destino dell’autrice e degli esuli iraniani, costretti all’esilio in Francia o in altri paesi dalla dittatura oscurantista degli imam. La bellezza delle immagini, il tocco dei colori, la bravura degli interpreti (Mathieu Amalric e le affascinanti Golshifteh Farahani e Chiara Mastroianni) e la fantasia delle scene mutuate dai disegni rendono Pollo alle prugne un piccolo gioiello di creatività, capace di incantare, e anche se spesso struggente, conserva comunque quella sottile seppur amara ironia della Satrapi, regista davvero, sensibile.
Ambientazione e cifra stilistica in generale di valore con una fotografia che ci regala spesso immagini poetiche soprattutto in esterni. Un film piccolo gioiello di virtu, delicatezza e sensibilità, grazie anche alla recitazione davvero ottima di tutti gli attori
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