Lorax. Il guardiano della foresta - La recensione di FilmTv

[Dr. Seuss' The Lorax, 2012, durata 86']   Regia di Chris Renaud, Kyle Balda



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La recensione di FilmTv

di Andrea Fornasiero

Amatissimo negli States, il Dr. Seuss non aveva ancora trovato un adattamento capace di record d’incassi, dunque Lorax. Il guardiano della foresta 3D segna il suo definitivo sdoganamento verso un pubblico più ampio. D’altra parte segna anche la sua disneyficazione, con la sparizione delle invenzioni linguistiche più peculiari e soprattutto con l’eliminazione di ogni elemento problematico dalla fiaba ecologista. Il film espande la trama originale raccontando del giovane Ted, che vive in una curvilinea città, fortificata contro l’inquinamento esterno, dove si vende aria in bottiglia. Ted ha una cotta per Audrey, che sogna di vedere un albero truffula e così, su suggerimento della simpatica nonna, scappa dalla città per visitare il Once-ler. Questi, il cui nome significa “colui che una volta”, narra una lunga storia, che era poi il racconto originale di Seuss. Ragazzo di umili origini affronta un dilemma: fare fortuna con la seta ricavata dagli alberi truffula o dare retta al Lorax, la voce delle piante, e preservare la natura? Il Lorax, sebbene dotato di poteri straordinari, può solo fare da grillo parlante (anche se in questa nuova versione perde dignità con inutili dispetti). C’erano però una volta - ossia nel cartone animato del 1972 curato dallo stesso Seuss per la Tv - domande alle quali il Lorax non sapeva rispondere: si può chiudere una fabbrica che dà lavoro a molta gente a costo degli alberi? Oggi invece si fa tutto più semplice e psicologicamente chiaro (il Once-ler ha una terribile famiglia in stile Million Dollar Baby), con una bella scena musicale sulla distruzione dell’ambiente e la megalomania del successo. La coloratissima Cgi del film aggiunge un surplus di zuccherosità a una vicenda dal cuore piuttosto tetro - qui farcito di carinerie con gaudio dei più piccoli - e il 3D è valorizzato dagli ampi scenari naturali e urbani. Stereoscopia a parte, questi elementi erano già in Ortone e il mondo dei Chi, sempre tratto dal Dr. Seuss, però ben più profondo e un po’ meno fortunato al box office. Sarà allora anche merito della massiccia campagna pubblicitaria, ma la vera e sinistra lezione del film non è il messaggio ecologista, bensì quanto si vendano meglio le più innocue banalità.


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