Opinione di M Valdemar su Cosmopolis
Con Robert Pattinson, Jay Baruchel, Kevin Durand, Paul Giamatti, Juliette Binoche, Samantha Morton, Sarah Gadon, Mathieu Amalric, Emily Hampshire, Maria Juan Garcias
- negative [18]
- sufficienti [11]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
L'occhio che annulla.
L'occhio-macchina da presa di Cronenberg spia, scruta, insegue, depista, indugia, logora, si dissolve, (tra)muta, svela.
Le parole nutrono il silenzio, ergendolo a verboso creatore di una parabola ellittica lungo la quale la costante, perversa, (dis)perdente, autodistruttiva ricerca di eludere/braccare l’anomalia - di aggiustare il taglio - (s)materializza ossessioni, squarcia equilbri(smi), libera la strada.
L'annientamento ha inizio. E non può che giungere a compimento.
Il rumore bianco che avvolge il morto che (s)ragiona, Eric Packer, lo accompagna nella traversata infernale verso la pacifica sconnessione di sé; perché lo smarrimento è un luogo infetto che non si può accettare, è una (con)fusione nebulosa di armonia e contaminazioni psichiche.
E' una prostata asimmetrica, un piano infallibile che fallisce, una previsione che non prevede l’imprevisto.
La limousine sfreccia a passo d’uomo, ospita lo spettro che non dorme, inghiotte fluidi organici, eccita topi incitandoli alla contestazione. E, ossequiosamente, osserva. Donne che scopano, teorizzano, sfuggono; un medico che viola condotti rettali; giovani che giocano con i cassonetti dell’immondizia capitalistica.
Fuori il caos, forse il caso; sfregiata la carcassa elegante procede nell’impercorribile percorso catalizzatore d’incroci compositi (de)formativi e allucinanti, che rivelano a Eric Packer l’insostenibile disorientamento dell’essere, l’inconcepibile concezione dell’insensata astrazione dalla visione.
Non colmano l’insopprimibile vuoto i check up quotidiani, il sesso compulsivo che lascia odore ma non sapore né conforto, l’esercizio freddo e chirurgico del potere, i mascheramenti che celano l’angoscia e nel contempo la bramano, i lucidi momenti di follia, che esplode e subito implode, impreca, imputridisce, perché non è niente, non significa niente.
Boati belano. Una testa schizza e s’eclissa. Una mano incontra una pallottola e s’inabissa. Non sono niente.
Con la faccia impiastricciata che brevemente lo connette alla realtà e lo trasfigura in un automa che ha acquisito consapevolezza della propria identità di anima inanimata e inesistente, Packer, il miliardario, il deturpato, il liberato, può affrontare la dannazione del confessionale con l’altro sé: il reietto, ripugnante, inutile Benno Levin (un Paul Giamatti semplicemente perfetto).
Un finale che è il cuore nero, tossico, stordente dell’allegoria delilliana, alla quale Cronenberg (anche sceneggiatore) conferisce il suo sguardo scientificamente deformante e la costruzione di una tensione impareggiabile per conoscenza della materia ed abilità nello stimolare/tormentare l’intero apparato sensoriale.
Complici le musiche di Howard Shore - sottili, pungenti, nevrotiche, che s’insinuano sottopelle alterando organi, strutture, funzioni - il torbido crescendo della partitura orchestrata dal regista canadese è portentoso e inquietante (e nemmeno scalfito - piuttosto: servito - dalla rigida e meccanica interpretazione del protagonista), che crea dipendenza e suscita sconfinata ammirazione e devozione.
Commenti
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26 maggio 2012, 07:52 di Estonia
Non avevo dubbi. Non ho ancora visto questo film e so già che mi piacerà. La tua bella opinione conferma le mie pre-impressioni.
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26 maggio 2012, 10:28 di Travis
Fantastica opinione, sapevo che ti sarebbe piaciuto, io sono meno entusiasta, ma di certo mi sento parecchio soddisfatto.
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26 maggio 2012, 10:30 di lorenzodg
Dovrei vederlo presto (spero stasera). Su Cronenberg non si sbaglia mai. Leggevo un paio di recensioni da giornali di oggi (tutti il massimo!).
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26 maggio 2012, 12:16 di M Valdemar
Io invece di dubbi ne avevo, a partire, naturalmente, dalla scelta del protagonista. Il quale pur nella sua statica, quasi asfittica, robotica performance - o forse proprio per questo - svolge la sua funzione di elemento strutturale e centrale dell'ingranaggio magnifico pensato da DeLillo ed elaborato da Cronenberg. Non è al livello dei suoi capolavori - e comunque è presto per affermarlo con certezza - e magari cinque stelle sono troppe, ma questo è un grande film, o almeno io l'ho percepito - quasi subìto - come tale. Da vedere assolutamente.Ciao e grazie a tutti.
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27 maggio 2012, 10:51 di bufera
I tuoi commenti sono affascinanti come opere letterarie ! Come sei bravo!
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27 maggio 2012, 17:41 di M Valdemar
grazie! non esageriamo ... Certo è difficile accostarsi a un'opera del genere (e cercando di andare un pochino oltre il banale "noia mortale") come tu stessa hai scritto nella tua opinione. Ciao!
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8 giugno 2012, 00:01 di Roger Tornhill
Ah come t'invidio! Io che sarò banale ma se quel che il film mi suscita è noia non riesco a non dirlo... Benchè ad esser sincero non è forse neppure esattamente quella, gli attori mi son piaciuti ma quei dialoghi assurdi e (per me) incomprensibili non riesco a digerirli neppure con 10 scatole di alka seltzer... Ti dirò che trovo molto più interessante la tua opinione che il film stesso. Ciao! ;-)
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8 giugno 2012, 21:04 di ROTOTOM
Uh rumore bianco, allora sei un de liliiano anche tu.....un saluto by roto
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9 giugno 2012, 12:33 di M Valdemar
ciao Roger e grazie. Posso capire che certi dialoghi possano apparire poco chiari e forse troppo ambiziosi, come tutta l'opera in sé, eppure meritano maggior attenzione e approfondimento, per comprenderne appieno significato e senso. Naturalmente è una questione di ricezione che non può essere per tutti uguale, e certo aiuta conoscere il romanzo di partenza. Sono certo che riguardandolo - ammesso che poi se ne abbia intenzione - già lo si apprezzerebbe di più. Ciao Roto, m'hai "beccato"!. Ebbene sì, lo sono, anche se è una passione relativamente recente. Ed a proposito vorrei ricordare lo splendido e ghiotto post di Marcello del Campo dell'anno scorso, che contribuì a farmelo amare ancora di più.
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9 giugno 2012, 16:05 di Roger Tornhill
Boh, chissà... forse hai ragione tu, certo è che al momento voglia di rivederlo ne ho davvero ben poca ;-) Forse come suggerisci prima dovrei leggermi il romanzo di De Lillo e chissà poi il film non sia un po' meno criptico... Però a quanto ho letto la sceneggiatura di Cronenberg riprenderebbe di pari passo i dialoghi del libro e tranne qualche lieve modifica od omissione non è che lo stravolga molto (questo puoi confermarmelo tu che il libro l'hai letto...) Forse è anche però questione di gusti: anche se probabilmente con De Lillo non c'entra nulla anni fa lessi il libro di Bret Easton Ellis "American Psicho", che seppur considerato uno dei migliori scrittori americani contemporanei mi lasciò parecchio indifferente. Certo che non posso dire di non gradire o giudicare uno scrittore dalla lettura di un solo libro, ma forse come dicevo prima è anche questione di gusti personali, oppure un mio limite il non arrivare a comprendere appieno dei discorsi per me forse troppo complessi. Diciamo che ho gusti più "classici", senza nulla togliere alla bravura di Cronenberg e dei due scrittori citati. Ciao! ;-)
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9 giugno 2012, 18:23 di M Valdemar
sì, è così Roger, anche se dovrò aspettare l'uscita home video per poter fermare, riguardare, riascoltare, e confrontare le parole dette con quelle scritte. Immaginavo la tua risposta sul non aver voglia di rivederlo, è comprensibile, e te l'avevo praticamente "chiamata". Riguardo gli autori moderni, io per primo non ne sono molto amante (pecca personale), salvo pochi casi tra cui appunto DeLillo, mentre di Ellis non ho mai letto alcunché, anche se i film tratti dalle sue opere mi sono piaciuti assai (oltre a "American Psicho" anche "Le regole dell'attrazione" e "The Informers"). Ciao a te!
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20 gennaio 2013, 20:57 di manosmaster
Prostata asimmetrica? Io non l'ho (s)vista!
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22 gennaio 2013, 00:30 di M Valdemar
Eppure "c'è", anche nel romanzo di De Lillo.
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