L'arte di vincere. Moneyball (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'arte di vincere. Moneyball: assente
Ritmo ritmo in L'arte di vincere. Moneyball: presente
Impegno impegno in L'arte di vincere. Moneyball: presente
Tensione tensione in L'arte di vincere. Moneyball: minimo
Erotismo erotismo in L'arte di vincere. Moneyball: assente

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10/11/2011

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La trama

Dopo aver giocato per molti anni tra le fila degli Oakland Athletics, Billy Beane (Brad Pitt) diviene il general manager della squadra di baseball che al momento langue economicamente. Intenzionato al raggiungere il miglior risultato con la minor spesa possibile, l’uomo elabora un rivoluzionario metodo per scegliere i giocatori da acquistare e inserire nella rosa da schierare in campo. Attraverso il ricorso a modelli matematici e statistici e l’aiuto di Peter Brand (Jonah Hill), Billy in poco tempo rivoluzionerà il modo del baseball, nonostante la diffidenza di chi lo ha preceduto e il timore di chi lo circonda.  

Tratto dal romanzo Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael lewis, basato sulla storia vera di Billy Beane.

La recensione di FilmTv

Di Giulio Sangiorgio - FilmTV n. 4/2012

«È incredibile quanto non conosci il gioco a cui hai giocato per tutta la vita». Si apre su questa sentenza (della leggenda del baseball Mickey Mantle),L’arte di vincere, film sportivo e ritratto umano tratto da The Art of Winning an Unfair Game, libro incentrato sulla figura e sul pensiero di Billy Beane. Un profeta. Un perdente. Uno convinto di avere sbagliato risposta, quel giorno che gli chiesero di scegliere tra il baseball e l’università, quel giorno in cui due talent scout scommisero su un futuro battezzato come sicuro. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di bradipo68 scritta il 10/06/2012 - utile per 14 utenti

Voto al film: voto buono

"Papà sei un gran perdente!"
Ecco in questa frase rivoltagli dalla figlia dodicenne col sorriso ad incresparle le labbra ( tanto a lei del baseball non importa proprio nulla) c'è tutta la storia di Billy Beane, l'uomo della scelta sbagliata, il ragazzo che scelse il baseball al posto dell'Università.
Billy, colui che sta cercando ancora di vincere la partita decisiva della stagione, fermo in un perenne limbo in cui  è tutto bello e incompiuto.
Moneyball cerca di rendere palpabile anche per il non appassionato tutto il romanticismo che si nasconde sul diamante del campo da baseball.
E diventa, quasi senza volerlo, una metafora dell'American Dream, tra mezze parole, fogli di carta con su scritte cifre milionarie che non alleviano l'insoddisfazione, una ambiente talmente competitivo in cui la prima regola è sopravvivere.
Billy da general manager della cenerentola Oakland, la bella incompiuta di cui sopra, squadra fondata su concetti rivoluzionari di matematica e di statistica applicata, deve completare il percorso di crescita che non ha mai terminato perchè un maledetto giorno due talent scout a casa sua, di fronte a lui e ai suoi genitori, scommisero sul suo futuro da giocatore.
Una scommessa persa malamente.
Moneyball è un film grandi firme a partire da una sceneggiatura a quattro mani griffata da Zaillan e Sorkin. La retorica della storia sportiva viene smorzata mentre la metafora vola forse più alta di quanto dovrebbe ma non è un male. Il film sceglie le medie tonalità, senza strappi repentini neanche quando inquadra le partite di baseball e anche la cavalcata del record di vittorie consecutive di Oakland viene trattata con un certo distacco.
L'applicazione dei modelli matematici e statistici allo sport in cui l'errore umano è alla base di tutto il meccanismo ludico ( un famoso telecronista di rugby anni e anni fa quando ancora non era uno sport per la massa diceva che la partita perfetta era quella che finiva zero a zero) non si rivolge solo al gioco in sè ma soprattutto alla proporzionalità che sussiste tra gli investimenti fatti e i risultati sportivi ottenuti.
In un mondo come quello odierno il romanticismo dello sport è quasi del tutto bandito in favore di squadre costruite a suon di denari e di debiti bancari.
Con una buona vagonata  di anni di ritardo ci si accorge che esiste anche il doping finanziario e che è necessario il fair play economico che permetta bilanci in regola.
Ma da che mondo e mondo le squadre che vincono di più sono quelle che mettono più denaro nel piatto.
La filosofia di Oakland spiegata in questo film è quindi rivoluzionaria: scegliendo differenti  criteri di valutazione di giocatori si possono vedere caratteristiche che sfuggano agli altri talent scouts. E questo influisce sul prezzo. Quell'anno Oakland ebbe lo stesso numero di vittorie degli Yankees ma spendendo cinque volte in meno.
Ecco perchè la storia di questo film è da divulgare: per una volta i soldi non sono tutto.
Per una volta lo sport riacquista la sua dimensione romantica.
E Billy Beane rifiuta 12,5 milioni per restare nella topaia di Oakland.
Brad Pitt si trova particolarmente a suo agio nel ruolo di un uomo che non ha mai completato veramente la sua maturazione tra insicurezza e piccole psicopatologie quotidiane(tipo non vedere mai la partita e farsi in compenso un giro in macchina): gli fa da efficace contrappunto un partner come Jonah Hill che è veramente il suo opposto e non solo fisicamente.
Moneyball è la storia di un perdente (di successo) che vuole avere finalmente la sua rivincita.
(bradipofilms.blogspot.com)
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SI

Opinioni su L'arte di vincere. Moneyball


17 gennaio 2013 Opinione di tobanis su "L'arte di vincere. Moneyball"
tobanis

Un film sportivo molto molto bello. Tratto da una storia vera, ambientato nel baseball USA, racconta lo storia di questo direttore sportivo che, dato che sono una squadra minore, forte ma senza soldi, dove ogni anno i migliori partono (una specie di Udinese), escogita un modo geniale, assieme a un ragazzo, di comprare gente forte e sottovalutata, facendo entrare con forza nelle valutazioni matematica e statistiche. Diresti mah, mi pare una cazzata, come gli dicono i suoi assistenti, se poi i...

voto al film: tobanis assegna il voto ottimo a L'arte di vincere. Moneyball (2011)

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16 gennaio 2013 Opinione di Paul Hackett su "L'arte di vincere. Moneyball"
Paul Hackett

La storia del gm degli Oakland Athletes Billy Beane (così come raccontata nel libro di Michael Lewis "Moneyball") e dei suoi tentativi di innovare il managing di una squadra di baseball basandosi su criteri statistici e scientifici, piuttosto che sul fallibile fiuto degli scout professionisti. Tradizionalmente ostico per il pubblico europeo, il cinema di baseball vanta in America una solida tradizione, confermata dalle tante (e diciamolo: inspiegabili) nomination ad Oscar e Golden Globe...

voto al film: Paul Hackett assegna il voto sufficiente a L'arte di vincere. Moneyball (2011)

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4 dicembre 2012 Opinione di Tarabas su "L'arte di vincere. Moneyball"
Tarabas

Il baseball è uno sport in teoria poco filmabile, poca azione, pieno di tempi morti. Ma essendo il national pastime della nazione più cinematografica del mondo, film sugli home runs e gli sliders se ne fanno parecchi. Moneyball racconta una storia vera, il dietro le quinte dei giocatori e dei manager, la lotta impari tra le squadre minori dei cosiddetti "small markets" (pochi spettatori, poca audience tv, poco appeal) e le grandi potenze come Chicago, Boston e New York. Il tema è un...

voto al film: Tarabas assegna il voto sufficiente a L'arte di vincere. Moneyball (2011)

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18 novembre 2012 Opinione di bellahenry su "L'arte di vincere. Moneyball"
bellahenry

Film sportivo incentrato sulla storia vera di un generalmanager che ha bisogno di vincere e spendere poco. in realtà di sportivo c'è solo l'ambientazione perchè di gioco se ne vede poco ma se ne parla molto. secondo me ci sono delle lungaggini inutili che fanno perdere qualità al film e la storia dopo un buon inizio diventa monotona fino al finale.film senza lode ne infamia.

voto al film: bellahenry assegna il voto sufficiente a L'arte di vincere - Moneyball (2011)



18 novembre 2012 Opinione di ethan su "L'arte di vincere. Moneyball"
ethan

'L'arte di vincere' ha il grande merito di essere finora, con il classico 'L'idolo delle folle', incentrato sullo sfortunato campione Lou Gehrig, interpretato con coraggio da Gary Cooper, tra i pochi film aventi come argomento il baseball che non mi ha annoiato. A mio avviso gran parte del merito va alla sceneggiatura scritta da Aaron Sorkin e Steven Zaillian, basata sul libro di Michael Lewis 'Moneyball: the art of winning an unfair game', che narra le vicissitudini del GM degli Oakland...

voto al film: ethan assegna il voto sufficiente a L'arte di vincere - Moneyball (2011)

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18 novembre 2012 Opinione di Stuntman Miglio su "L'arte di vincere. Moneyball"
Stuntman Miglio

Cinema sportivo in tempi di crisi, "Moneyball" ne è un interessante esempio. Biopic romanzato di un general manager intenzionato a rivoluzionare uno sport- il baseball - a botte d'idealismo, voglia di riscatto e studi statistici. Billy Beane è infatti uno splendido perdente, uno che ha consacrato la propria vita in nome di uno sport che troppo presto ne ha stroncato le aspettative da protagonista direttamente sul campo, costringendolo ad una posizione dietro le quinte, fuori dagli...

voto al film: Stuntman Miglio assegna il voto sufficiente a L'arte di vincere - Moneyball (2011)

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15 novembre 2012 Opinione di look67 su "L'arte di vincere. Moneyball"
look67

E' ben fatto e ben recitato, non a caso ha avuto 6 nomination all'oscar. E' un po' arduo considerare Brad Pitt un ex giocatore fallito, ma lui ce la mette tutta per essere credibile (e infatti ha avuto la nomination). Però se non si ama il baseball, mi sa che lo si apprezza poco.

voto al film: look67 assegna il voto sufficiente a L'arte di vincere - Moneyball (2011)


14 novembre 2012 Opinione di raimea su "L'arte di vincere. Moneyball"
raimea

appena sufficente, poca azione

voto al film: raimea assegna il voto sufficiente a L'arte di vincere - Moneyball (2011)



14 novembre 2012 Opinione di zombi su "L'arte di vincere. Moneyball"
zombi

un uomo non soddisfatto di sè e di quello che è nella vita cerca un riscatto personale volendo riscattare una squadra di baseball minore dalla sua bassezza. le squadre più grandi usano il suo team come supermercato di talenti e ogni anno i più bravi se ne vanno verso lidi più apPAGAnti. i soldi che ci sono, sono pochi e così con l'aiuto di un giovane laureato in economia cerca di gestire e organizzare un nuovo team secondo calcoli matematici. ma se anche le cose sembrano andare bene,...

voto al film: zombi assegna il voto buono a L'arte di vincere - Moneyball (2011)

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18 luglio 2012 Opinione di Gabriele X su "L'arte di vincere. Moneyball"
Gabriele X

Visto e rivisto a distanza di parecchi mesi , direi eccellente ed insolitamente emozionante. Diciamo subito che il Baseball non è lo sport più popolare in Europa , ma anche che questo film non tratta principalemente di questo sport più che altro dello  sport professionistico Americano e del ruolo di General Manager. Ma anche cosi si è un po troppo riduttivi. Si parla di rivalsa per dei sogni giovanili stroncati , o della voglia di prevalere dei "David"  contro i "Golia"  dello...

voto al film: Gabriele X assegna il voto buono a L'arte di vincere - Moneyball (2011)

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