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Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su Morte a Venezia





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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04/07/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Parlare di una simile magnificenza è molto complicato, sia per il fatto che difficilmente si potranno trovare delle parole per descriverlo, sia perché, utilizzare queste ultime, è un concetto fondamentalmente sbagliato. Il linguaggio usato da Visconti, non è quello della parola, scritta o orale che sia, ma è quello delle pure immagini, delle sensazioni visive portate da insignificanti dettagli maniacali (con il regista milanese c'è poco da fare, quando faceva un film, voleva riportare tutto ad uno stato di totale realtà e, contemporaneamente, conferire alla vicenda dei toni quasi teatrali), degli sguardi intensi carichi di dolore, di tristezza infinita, di nostalgia, di ricordi tenebrosi e di presagi di morte ed è anche quello che, forse, riesce a spiegare l'essere umano nella sua interezza nella migliore delle maniere: mostrandone i punti deboli. Anche la trama in se, non è altro che un mezzo freddo e terreno per arrivare a concetti ben più universali ed eterni: Gustav von Aschenbach, un musicista fallito e malato di cuore, si reca a Venezia per trovare riposo, e mentre alloggia in un albergo di lusso, incontra Tadsio, un giovane ragazzo polacco, se ne innamora (segretamente) e comincia a pedinarlo; contemporaneamente però, in città si diffonde un'epidemia di colera… Questo è più o meno lo scheletro di quanto viene raccontato, in realtà poi, a questo si alternano dei flashback da cui si intuisce che Gustav, prima di andare a Venezia non se l'è passata per niente bene: prima si vedono lui ed una donna (che si intuisce essere sua moglie) che giocano con un bambino, successivamente invece, una piccola bara osservata in lontananza dai prima citati in lacrime (evidentemente quel bambino era loro figlio ed è probabile che sia morto), poi Gustav vede con malinconia il suo volto che si incupisce e i capelli che gli ingrigiscono (segno, come gli dice il parrucchiere, che si è vissuta una vita rinchiudendo in noi stessi la nostra vera essenza), infine viene mostrato il rapporto con un suo collega, la divergenza dei due sul concetto di arte e sul modo di eseguirla, lo sprofondamento del protagonista verso il fondo e la fine della sua carriera di musicista, che avviene sotto la derisione del compagno di conversazioni. Si potrebbe tranquillamente fare a meno di ascoltare i dialoghi, se non fosse per la calda e profonda voce di Massimo Foschi che doppia il protagonista e per la riflessione ad alta voce sulla clessidra (usata come metafora) che pronuncia: “Io mi ricordo che c'era una clessidra come questa in casa di mio padre. La sabbia scorre attraverso un forellino così sottile che, all'inizio, sembra che il livello della parte superiore, non debba cambiare mai. Cominciamo ad accorgerci che la sabbia scorre via solo verso la fine, ma prima di allora, ci vuole tanto che non vale la pena di pensarci; poi all'ultimo momento, quando non c'è più tempo, ci si accorge che è troppo tardi per pensarci”. Poche parole che ne valgono migliaia, ma per il resto, è tutto giocato sulla crudezza del sentimento, sull'ambiente bellissimo ed ostile di Venezia, sulla meravigliosa e struggente colonna sonora di (neanche a farlo apposta) Gustav Mahler e sulla straordinaria interpretazione di Dirk Bogarde, che impersona il protagonista con un coinvolgimento sublime e a cui il film deve molta della sua bellezza. Morte a Venezia rimane uno dei film più tristi e distruttivi di tutti i tempi, lontano dall'eccessivo senso dell'immensità che caratterizzava (anche in maniera positiva, a dirla tutta) alcune opere precedenti di Visconti, ma denso di una potenza emotiva più unica che rara.


SI

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